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De Lempicka, fredda raffinatezza

De Lempicka, fredda raffinatezza
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Edda Lavezzi Stagno

Un giorno nel suo appartamento al Grand Hotel di Montecarlo scorgo distrattamente le sue gambe e vedo come in un film i fantasmi involontari di una seduzione stile anni '30».
Così Franco Maria Ricci racconta l’incontro con Tamara de Lempicka, in un volume dedicatole nel 1977, contribuendo alla rinascita della pittrice che dopo tanto successo artistico, arriva lentamente al declino, fino all’oblio degli anni '50. Il raffinato editore, che era già stato colpito dalle opere di Tamara esposte a Parigi nel 1972, nel volume si sofferma più sulla vita privata che non sull'arte della pittrice, indaga sul rapporto intellettuale tra Tamara e Gabriele D’Annunzio, che al Vittoriale si scambiano lettere e bigliettini carichi di provocante seduzione. La retrospettiva in corso al Vittoriano di Roma, (fino al 10 luglio) «Tamara de Lempicka. La regina del moderno» mette in evidenza che la fama di Tamara, al di là dei successi mondani e dei pettegolezzi, sopravvive grazie a una pittura segnata da un forte e vigoroso temperamento che comunica un erotismo freddo ed estremamente raffinato. Una pittura che esprime regale insolenza, affermando l’assoluta superiorità di Eva su Adamo. Questa è una delle mostre più complete mai realizzate sull'artista di Varsavia, ed è accompagnata dal catalogo SKIRA, una ricca biografia della pittrice. Tamara Gorska nasce nel 1898, si trasferisce nel 1914 a Pietroburgo, dove sposerà l’aristocratico Tadeus Lampicka, col quale inizia a girovagare e, arrivata a Parigi, tra una festa e l’altra diventa l’artista più ricercata.
I clienti sono ricchi e potenti, uomini e donne dell’aristocrazia uniti dal desiderio di apparire più belli grazie al suo pennello. Nel 1933, il secondo matrimonio con il barone Raoul Kuffner e un’esistenza agiata tra gli Stati Uniti e la Francia. Ambigua e libera, bella e misteriosa «La donna d’oro», come l’aveva soprannominata il Vate, è sicuramente un mito e uno dei simboli più rappresentativi di quel periodo nella Parigi del lusso sfrenato e di Montparnasse.
Poi negli anni '50 in molti abbandonano Tamara. Ma chi ha creduto nel valore delle sue opere, può assistere oggi ad aste nelle quali le sue tele vengono battute a cifre da capogiro. Nella rassegna sono esposti 80 quadri, 40 disegni e 50 fotografie. Inoltre 13 dipinti di artisti polacchi raccontano il rapporto con l’arte contemporanea della sua patria. La curatrice dell’esposizione Gioia Mori, dopo anni di ricerche negli archivi, incontri con persone che hanno conosciuto Tamara, propone una nuova lettura delle opere della Lempicka e offre al visitatore dipinti ritenuti dispersi, ma certificati da vecchie foto in bianco e nero.
Il percorso inizia con gli anni '20, periodo nel quale l’artista ricerca un linguaggio figurativo moderno, in cui ha già assimilato le regole di ascendenza cubista insegnate da Lhote. Si notano pennellate ampie e grezze, materia densa e colori violenti e contrastanti. Le donne assomigliano a figure teatrali, sono prive di grazia e di quell'eleganza che identificherà i lavori degli anni successivi. «Donna dai capelli rossi che legge» è uno dei dipinti più enigmatici della Lempicka: il volto rugoso, gli abiti dimessi e il grembiule fanno pensare a una donna di fatica che non disdegna la lettura, particolare, quello del libro fra le mani, che si ritrova sovente nelle opere dell’artista, come in alcuni bei ritratti dedicati alla figlia Kizette.
Una serie di dipinti intriganti e ambigui come i duetti saffici indicano la modernità di Lempicka, l’esibizione di una donna emancipata, indipendente e libera dai costumi trasgressivi che caratterizzano Parigi negli «année folles». All’avvenente Rafaela, grande amore di Tamara, sono dedicate nel 1927 una serie di tele di grande tensione erotica. In «Ira Perrot», uno dei quadri dato per disperso, è raffigurata una delle prime amanti della pittrice, che col volto serio e un po' imbronciato, volge lo sguardo penetrante verso lo spettatore. Oltre alla vita mondana, la Lempicka ha una religiosità e un’attenzione agli umili che si esprime in opere realizzate contemporaneamente a quelle considerate più intriganti. Ecco «Mère supérieure», la suora piangente, un dipinto del '35 molto amato da Tamara e molto pubblicato. La Lempicka racconta che il quadro nasce durante un suo stato depressivo.
Dopo una cura a Salsomaggiore, caduta in una malinconia distruttiva, va in un convento vicino a Parma, dove incontra la madre superiora che, pur portando sul viso i segni di tutta la sofferenza del mondo, riesce a darle un senso di serenità.

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