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Arte-Cultura

Scuola, il passato in bianco e nero

Scuola, il passato in bianco e nero
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Katia Golini

Impossibile dimenticare quando il fotografo arrivava a scuola, carico di misteriosi attrezzi da lavoro, ogni anno, a inizio autunno o a tarda primavera. Era come un fulmine a ciel sereno: stop alle lezioni, tutti fuori dall'aula,  sui gradini o sulle  panche  sistemate davanti alla facciata dell'edificio,  i più alti dietro, i più piccoli davanti. Il giorno della foto di classe  aveva sempre  qualcosa di speciale.  E sfogliando l'album di famiglia, anche a distanza di tempo, resta un bel gioco della memoria quello di riportare a galla i ricordi di quegli anni. Ma, riguardando le foto di classe, si capisce bene quanta storia contengano quelle  immagini di bambini  e maestre e professori: il tempo che cambia le persone e le loro vite si vede dalle piccole cose. A partire dal look e dal modo di porsi: abiti, acconciature, atteggiamenti sono inevitabili segni di momenti storici facilmente decifrabili.  
E proprio per questo la mostra, voluta dall'Anspi di Coenzo (sabato  e domenica  nell'ambito della 34esima edizione delle «Feste contadine»), «La mia foto di classe»  a cura di Romano  Rosati e Mariano  Vezzali, è un viaggio nella storia tra fine Ottocento e i primi anni del XXI secolo. Mostra che è anche un viaggio nella storia della fotografia, come sempre quando  Rosati, fotografo e colto collezionista, mette a disposizione il materiale raccolto in anni di appassionata ricerca. Rosati, nel catalogo della mostra, spiega così l'origine della pratica: «Nella storia sociale delle immagini che il vasto e variegato mondo della fotografia ha prodotto in questi centosettant'anni dall'invenzione (Nièpce e Daguerre, 1839) i gruppi scolastici occupano uno spazio importante e ben documentato. La ritrattistica del ricordo viene praticata fin dall'Ottocento, in particolare dopo l'avvento della rivoluzionaria ''carte de visite''. Questa immagine grande come un biglietto da visita (da cui il nome) è brevettata nel 1854 da André-Adolphe Disdéri, geniale ritrattista parigino che moltiplica il volto dei clienti creando per primo anche il fotomosaico: un fotomontaggio in cui appaiono personalità celebri dell'epoca, regnanti, artisti, militari, uomini di Stato. Il successo commerciale del prodotto è immediato e apre la via che porterà poi a tableaux fotografici, molti dei quali si basano proprio su un soggetto scolastico». In mostra quindi non solo foto di gruppi scolastici (centinaia di volti ritratti dal 1876 agli anni Settanta del Novecento), ma anche pezzi di storia della fotografia (tutti provenienti dalla collezione di Rosati) come i classici tablò d'inizio Novecento firmati Luigi Vaghi o le pagelle dalla grafica ricercata degli Anni Venti, dai riconoscimenti ufficiali di lode agli alunni migliori del 1865 al manoscritto di una maestra che saluta con affetto gli alunni a fine anno scolastico. La mostra -  ospitata nella sede dell'Anspi, ha scopo benefico: gli incassi saranno utilizzati per la realizzazione della «Casa delle contadinerie» a Coenzo e per il soggiorno dei bambini bielorussi - è anche l'occasione per ripercorrere un secolo di storia di scuola in Italia in occasione del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia.
«I bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, i maestri o professori, le maestre o professoresse ritratti  dalle fotografie suscitano in chi le guarda partecipazione e apprensione  - scrive Vezzali sempre sul catalogo -. Le immagini testimoniano il versante quotidiano, fatto di aule, banchi, libri, interazioni umane, di un'istituzione, la scuola appunto, che riveste nella storia del nostro Paese un ruolo ben definito ed è inserita in una cornice politica e culturale in mutamento». E così, attraverso le foto di classe, scorrerà sotto gli occhi dei visitatori il «film» di un secolo e mezzo di storia della nostra terra. 150 anni, appunto, di Unità d'Italia.

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