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Il Correggio amava la musica "dipinta"

Il Correggio amava la musica "dipinta"
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 Sebbene gli studi sul Correggio siano stati numerosissimi (la bibliografia è imponente) nessuno aveva esaminato le sue opere sotto l’aspetto della «musica picta», ossia degli strumenti rappresentati. L’ha fatto ora Alessandro Ratti - giovane direttore d’orchestra specializzato nella musica antica e appassionato d’arte - nel libro «Correggio il pittore dell’armonia» «musica e cultura nelle opere di Antonio Allegri», pubblicato direttamente dall’autore e corredato da una novantina di tavole che illustrano l’esposizione dotta e  documentata che corre su due binari, quello musicale (con una brillante storia della musica a Parma) e quello artistico indicando le molte tangenze. Già negli ultimi anni  importanti scoperte hanno definito meglio sia alcuni significati iconografici (nella cupola di San Giovanni il Cristo scende incontro al vecchio Evangelista, come racconta la «Leggenda Aurea») sia le relazioni famigliari (la morte della moglie Gerolama nel 1545, dopo di lui) sia i lavori in Duomo iniziati solo nell’estate del 1530 e interrotti a causa della sua morte ai primi di marzo del '34 e quindi la sua costante presenza a Parma, risultando residente anche nel gennaio del '34. 
Ora Antonio Allegri (1494 - 1534) esce ancor più arricchito da questa lettura che mette in rilievo la presenza di motivi iconografici legati alla musica e agli strumenti, che fino ad oggi non erano stati presi in considerazione.
E' noto come Antonio sia cresciuto a Correggio in un ambiente culturalmente elevato e in quel periodo la musica iniziava a trovare un proprio sviluppo anche a livello strumentale. Nel monastero benedettino di Polirone e poi in quelli di Parma femminili (S. Paolo, S. Alessandro, S. Quintino, S. Uldarico) e maschili (S. Giovanni) Antonio entrava in contatto con la tradizione medievale; i monaci cantavano disposti in semicerchio intorno al grande leggio sul quale troneggiavano i prestigiosi codici miniati (antifonari, graduali, salteri) ed eseguivano il canto gregoriano «l'unica manifestazione musicale canora ammessa nella chiesa cattolica romana durante il culto», seguendo una tradizione iniziata nel VI secolo. 
Nella chiesa benedettina appena costruita nelle forme che vediamo ancora oggi veniva messo un nuovo organo «in cornu epistolae». Gli organi erano dotati di portelle dipinte e sono rimaste quelle della Steccata (del Parmigianino e Jan Soens), di San Giovanni Evangelista (Girolamo Mazzola Bedoli) e del Duomo (Ercole Procaccini) nelle quali santi e patriarchi suonano il cornetto, la viella da mano, la viola da gamba, il flauto, l’arpa, l’organo positivo, la spinetta, la citara. La musica in Cattedrale aveva un’antichissima tradizione; già nel Mille esisteva una scuola che insegnava canto ai «clerici chori» e nella cappella Rusconi, situata nella cripta, vi sono ancora sulle pareti dei graffiti che riproducono gruppi di notazioni musicali quadrate, tipiche della musica gregoriana; i giovani cantori si radunavano lì anche al tempo in cui lavorava il Correggio. Il Comune invece stipendiava quattro trombettiere e quattro pifferai utilizzati nelle solennità e nella proclamazione dei bandi.
Nel 1514 il Correggio - dopo essere stato a Mantova nel 1511 - dipingeva le portelle dell’organo di San Benedetto Po rappresentando re Davide che suona il salterio davanti all’Arca dell’Alleanza; lo accompagnano suonatori di tromba, bombarda ritorta, corno. Nella giovanile «Madonna fra gli angeli musicanti» l’angelo di sinistra pizzica una lira classica e quello di destra suona una lira da braccio a sette corde, lo stesso numero dei pianeti, indicativa dell’armonia universale che circonda la Vergine. Nell’Allegoria della Virtù gli angeli in volo suonano la lira da braccio (strumento caro agli dei, usato da Apollo) mentre un altro regge una tromba naturale (indice di tripudio). Nell’Allegoria del Vizio viene suonato il flauto dritto, strumento dionisiaco che provoca ebbrezza sfrenata. Così come nella Camera di San Paolo Pan, appoggiandosi a un tronco al quale ha appeso la pastorale siringa, soffia dentro una conchiglia (coclea) per diffondere il timor panico, come facevano alcune persone contro il monastero. 
Nel catino absidale di San Giovanni Evangelista, rifatto da Cesare Aretusi ricopiando il precedente distrutto affresco correggesco, l'Incoronazione della Vergine è accompagnata dalla musica degli angeli: quelli sulla sinistra suonano il flauto e la viola da gamba contralto mentre quelli sulla destra il cornetto, il tamburello e l’organo portativo (piccolo e trasportabile) che compare pure dipinto da Lattanzio Gambara nella lunetta sopra la terza campata sinistra della Cattedrale, dove un altro anziano personaggio regge due trombe. 
Nella vorticosa cupola del Duomo - sommo capolavoro del Correggio che per primo sostituisce lo spazio illusionistico a quello fisico, reale - la Madonna sale al cielo in un tripudio di angeli fluttuanti, accompagnata dal suono di tutte le varietà di strumenti (ad arco, a fiato, a pizzico, a percussione) per indicare l’universale partecipazione festosa a questo straordinario evento.

Pier Paolo Mendogni 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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