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Vasari, genio multiforme

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Pier Paolo Mendogni

Firenze celebra i cinquecento anni della nascita di Giorgio Vasari (1511 - 1574) con una mostra spettacolare, multimediale, dalle molteplici sfaccettature come del resto era il geniale personaggio: architetto, pittore, scrittore; il primo a delineare una storia dell’arte italiana attraverso la vita di pittori e scultori: un testo fondamentale che ha influenzato tutta la critica successiva. E la rassegna si tiene nella Galleria degli Uffizi, da lui progettata e realizzata, che diventa il fulcro dell’esposizione (aperta fino al 30 ottobre) intitolata «Vasari, gli Uffizi, il Duca», curata da Claudia Conforti, Francesca Funis, Antonio Godoli e Francesca de Luca insieme al ricchissimo catalogo edito dalla Giunti con significative immagini, approfonditi saggi e utili apparati. La fondazione degli Uffizi (1559-60) - che ospitavano gli uffici delle Magistrature, ossia delle Arti (mercanti, cambisti, medici....) - è il filo conduttore di un percorso vario e sorprendente nel quale i dipinti dei maggiori artisti del tempo, gli arazzi, le sculture, i disegni si integrano con proiezioni di affreschi vasariani (nel soffitto delle prime sale), di modelli raffrontati e della illuminante ricostruzione virtuale delle varie fasi dell’edificazione degli Uffizi che con la lunga piazza porticata hanno impresso alla città il segno visibile del potere di Cosimo I dè Medici (1519-1574; duca dal 1537 e granduca dal 1569) saldando le residenze di Palazzo Pitti e Palazzo Vecchio, le cui sale sono state rinnovate dall’aretino e affrescate con le glorie del duca e della sua dinastia. I protagonisti accolgono i visitatori nella prima stanza. Cosimo è rappresentato da Benvenuto Cellini con un busto di bronzo: ha lo sguardo fiero dell’eroe in un viso dalle fattezza naturalistiche e la decorazione della corazza è un brano di raffinato virtuosismo orafo. Giorgio Vasari è ritratto più anziano, sulla sessantina, col pennello in mano e un disegno d’architettura; è ritornato da Roma, dove aveva fatto una notevole esperienza al fianco di Michelangelo, a Firenze nel 1554 mettendosi al servizio del duca che aveva per lui un’immensa stima e un grandioso arazzo fiorentino seicentesco rievoca la scena della presentazione a Cosimo I da parte del Vasari del progetto per l’ampliamento di Palazzo Vecchio e la nuova fabbrica degli Uffizi. A Corte il rapido successo dell’aretino non era accolto benevolmente da tutti e specialmente da Benvenuto Cellini di cui è esposto il «Levriero Saluki» in bronzo; lo affiancano diversi artisti contemporanei tra cui il Pontormo e il Bronzino con due efficacissimi ritratti, gli scultori Baccio Bandinelli, Pierino da Vinci, il Tribolo (con un simpatico Putto), mentre il Salviati ha disegnato il cartone per l’arazzo con l’Ecce Homo tessuto da Karcher. Il Vasari era di casa a Corte anche prima di trasferirsi a Roma come documenta l’esecuzione dello splendido ritratto di Lorenzo il Magnifico, commissionatogli da Ottaviano dè Medici e la cui complessa iconografia fu forse suggerita da Paolo Giovio. Al periodo romano appartiene invece la plastica «Pietà» che ricorda i modi di Sebastiano del Piombo col corpo esanime del Cristo in primo piano mentre sullo sfondo le montagne sono scosse dal terremoto. I manieristici contorcimenti delle allegoriche figure femminili caratterizzano la sottile «Immacolata Concezione» che schiaccia il demonio mentre i personaggi della «Resurrezione» hanno una volumetria michelangiolesca compreso il luminoso Cristo che si torce all’indietro. Nel frattempo a Firenze lo scultore più caro a Cosimo I è diventato Bartolomeo Ammannati il cui monumentale «Marte» di bronzo avanza con passo elastico e i muscoli tesi del torace. Lo stesso Ammannati, che è pure architetto, ha proposto un’alternativa con serliane al lineare colonnato vasariano che ritroviamo nella testa verso l’Arno, sovrastata dall’arme del duca con le allegorie dell’Equità e della Ragione di Vincenzo Danti, messe a fuoco con una geniale «fessura» ottica lungo il percorso. I modelli che possono avere ispirato Vasari nella concatenazione modulare degli Uffizi si possono rintracciare in diversi dipinti con sfondi architettonici: i portici della «Adorazione dei Magi» di Pontormo, la bicromia degli edifici del superbo «Ritratto di Bartolomeo Panciatichi» del Bronzino, la complessità degli elementi della «Madonna col Bambino e S. Anna» di Antonio di Donnino del Mazziere.L'originaria funzione degli Uffizi di sede ufficiale delle varie arti (corporazioni) viene ricordata dalle imponenti porte lignee con conici chiodi sporgenti, intagli con vari motivi, stemmi. La scenografica piazza porticata è stata riprodotta, talvolta con interpretazioni personali, da vari pittori tra cui Giambattista Tiepolo, Giovanni Battista Naldini, Federico Zuccari ed è stata ripresa in numerosi film di successo di cui vengono proiettate alcune sequenze. Finale dedicato al Vasari scrittore, disegnato da Livio Mehus (1665) mentre «assistito dalla Pittua scrive le Vite dè pittori»: la prima edizione, attesissima, è uscita a Firenze nel 1550, seguita dalla modificata edizione «appresso i Giunti» del 1568, anno in cui su suo disegno veniva realizzato il meraviglioso, maestoso ciborio ligneo dorato e dipinto per la Basilica di Santa Croce.

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