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Bocchi, dalla matita al pennello

Bocchi, dalla matita al pennello
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di Stefania Provinciali

Dalla matita al pennello: disegni e bozzetti di Amedeo Bocchi (1883-1976) sono esposti nella sala polifunzionale del Museo Bocchi, a Palazzo Sanvitale, in una mostra a cura di Maria Chiara Cavazzoni, che durerà tutta l’estate. Un’occasione per approfondire la conoscenza e apprezzare la capacità dell’artista di restare fedele a se stesso, pur nel mutare del linguaggio pittorico.
Fin dagli inizi della sua attività, Amedeo Bocchi si è, infatti, mostrato fine osservatore e attento «compositore» del corpo umano e dei suoi atteggiamenti, realizzando disegni spesso all’origine di un successivo capolavoro oppure il frutto di un costante guardare e memorizzare con la matita immagini destinate poi ad essere riprese in dipinti successivi. Passaggi questi ben definiti, che le opere in mostra, datate dagli anni '10 agli anni '70, delineano. Il rapporto tra disegno, bozzetto ed opera finita consente poi di entrare nel segreto del percorso ideativo dell’artista seguendone l’intensa storia fatta di stili, dimensioni e tecniche diverse.
Tra le opere esposte spicca una prova ad affresco per la villa dell’attrice Hélène Wnorowska. Alla fine degli anni Venti l’attrice polacca si era fatta costruire a Roma una villa dall’architetto Giovanni Michelucci, e aveva affidato a Bocchi l’ideazione degli arredi e la decorazione ad affresco della Saletta da Gioco. Gli affreschi furono poi strappati e sono oggi di proprietà della Cassa di Risparmio di Parma. La prova ad affresco «Nudi» raffigura tre bellissime donne in un paesaggio sul cui sfondo si staglia una città turrita e cinta da mura.
Accanto, lo studio «Viso di donna» destinato alla realizzazione della stessa opera. Il pittore elabora, infatti, singolarmente ogni figura sulla carta per studiarne la posa, per poi passare all’affresco e verificare la resa coloristica di una tecnica che non ammette velature.
Compare poi un bozzetto a soggetto familiare, «Cugini in giardino», in cui il pittore ritrae con immediatezza, nonostante la messa in posa dei personaggi, alcuni nipoti riuniti nel giardino della casa di famiglia del pittore, in borgo Scacchini a Parma. L’opera di piccole dimensioni, viene realizzata nel 1940 e rappresenta uno dei pochi casi in cui l’artista ritrae un gruppo di bambini. La freschezza e l’impostazione del colore restituiscono in tutta la loro vitalità i diversi caratteri dei piccoli «cugini», pur colti negli atteggiamenti e non nella specificità dei volti.
Molto interessante è anche un pastello realizzato nel 1911 per un progetto di arte sacra. Si tratta di una «Madonna in trono con Bambino» che, per la ricchezza di decori e l’impianto del soggetto, non può non rimandare all’impresa che occupava Bocchi in quegli anni. L’opera risente infatti del clima tardogotico con cui l’artista aveva avuto occasione di entrare in contatto, partecipando alla ricostruzione della Camera d’oro del castello di Torrechiara.
Risalgono alla metà degli anni '70 due bozzetti: «Emilia in giardino» del 1974, a cui nello stesso anno farà seguito l’omonimo quadro, e «L’arrivo della sposa» del 1973. Rispetto alle opere precedenti il linguaggio del pittore è completamente cambiato, come testimoniano le altre opere del periodo esposte al Museo. La ricerca luministica si fa più accesa, intensa e drammatica e il tocco pittorico più nervoso. Il breve ma incisivo percorso della mostra si rivela così un invito a visitare le altre sale del museo per una comprensione più ampia del rapporto fra la ricerca ideale e formale che precede la realizzazione del dipinto e il dipinto stesso.

 

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