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Arte-Cultura

In chiesa la statua di San Bartolomeo

In chiesa la statua di San Bartolomeo
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di Cristina Lucchini

La chiesa di San Bartolomeo con ingresso in via Carducci, abside e fianco sinistro prospettanti sull’omonimo piazzale, ha origini che risalgono all’830 circa. La recente pulitura delle superfici ha reso l’edificio più luminoso, valorizzando le pregevoli opere contenute al suo interno e permettendo una più facile lettura della pianta a navata unica con cappelle laterali, quattro per parte. Questo impianto, tipico delle chiese della Controriforma, si deve probabilmente ad Aurelio Bottoni, parroco ingegnere, autore del rifacimento del 1663. Successivamente si registra l’intervento architettonico di Gaetano Ghidetti (1785) cui seguì, nel 1850, un intervento pittorico di Girolamo Magnani che decorò le cappelle.
Protagonista assoluto della chiesa è indubbiamente il santo titolare, rappresentato più volte, in vari punti dell’edificio. Innanzitutto nella facciata principale, scolpito a tutto tondo in una nicchia di fianco al portone. E poi sull’altare del presbiterio, in una tela settecentesca dipinta dall’abate Giuseppe Peroni che ne mostra il terribile martirio. Secondo la “Legenda aurea”, infatti, il santo venne scorticato vivo. Una delle sue più note e inquietanti raffigurazioni è opera di Michelangelo nel Giudizio della Sistina: San Bartolomeo, seduto a cavalcioni di una nube, stringe un coltello nel pugno della mano destra e regge una pelle nella sinistra. Nel viso, dipinto sulla pelle, molti critici hanno individuato l’autoritratto di Michelangelo stesso.
Le scultura di San Bartolomeo (con  Santa Sabina), posta sulla facciata della chiesa di via Carducci a Parma, venne forse ideata da Alessandro Bottoni, fratello di Aurelio, progettista del rifacimento seicentesco. Pochi ricordano che, fino a due anni fa, un’altra statua del santo compariva all’interno della piccola nicchia, ora vuota, situata nell’abside prospettante verso piazzale San Bartolomeo. Si trattava di una delle tante edicole sacre che ci guardano dai muri dei palazzi e dall’alto degli incroci più suggestivi, lungo le strade del centro storico. A testimonianza di una consuetudine religiosa un tempo assai sentita, restano a Parma una cinquantina di opere (edicole, cappelline, ex voto, immagini dipinte e lastre scolpite) realizzate in un arco cronologico molto esteso che va dal Medioevo al Novecento, con una netta supremazia delle raffigurazioni mariane. Il San Bartolomeo dell’omonimo piazzale costituiva una rara eccezione.
Nella primavera del 2009 il Lions Club “Parma Maria Luigia” finanziò il restauro della statua, che venne eseguito dalla ditta Opus Restauri. A lavori ultimati, la maestà si è rivelata molto più preziosa di quanto potesse sembrare.
Il valore della scultura è emerso dopo che i restauratori hanno tolto i depositi, le incrostazioni e anche uno strato di gommalacca che la ricopriva. A quel punto si è visto che l’opera è una terracotta policroma  risalente alla fine del XVI secolo e dunque di considerevole pregio storico-artistico. Il santo tiene il coltello, simbolo del suo martirio, nella mano destra, mentre la mano sinistra, che era in gesso e quindi posticcia, è stata rimossa al momento del restauro. La figura possiede un bel movimento dato dalla gamba flessa e dalle vesti che ricadono sul corpo con morbidi panneggi. Bello anche il volto, incorniciato dalla barba e dalla mossa capigliatura. D’accordo con la Soprintendenza, si è pensato di non ricollocare la statua dell’apostolo nella sua posizione originaria, all’esterno della chiesa, ma di spostarla all’interno per ragioni di maggiore sicurezza e protezione. Pertanto oggi si trova nel presbiterio, a destra, in una nicchia sotto la cantoria.
Il restauro, che ha prodotto esiti tanto interessanti, fa parte di una serie di interventi promossi dal Lions Club “Parma Maria Luigia”, volti al recupero di edicole votive in degrado. Il programma, avviato nel 2008 con la Madonna di borgo Cocconi e la cappella di via padre Onorio, è proseguito anche quest’anno con il restauro della Madonna del Rosario in borgo dei Grassani.
 

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