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Turisti all'attacco

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di Beatrice Rocca

Ogni volta che saliamo su un aereo, una nave o un’automobile, diretti a una località turistica, o ci abbandoniamo a svaghi come sci, snowboarding, golf, pesca d’altura o parapendio, diamo inconsapevolmente una spinta a questo nostro stressato mondo verso la sua rovina. Viviamo in un tempo di laceranti dilemmi: godiamo di un benessere mai conosciuto prima che ci permette di usufruire delle bellezze della Terra con viaggi e immersioni nella natura sempre più fantasiosi e audaci, ma questa inedita libertà si scontra con lo stato di salute di un pianeta ogni giorno più malato proprio a causa di quel benessere. Il turismo è la maggiore fonte di ricchezza per molti Paesi poveri, contribuendo a farli uscire dal sottosviluppo, ma nello stesso tempo distrugge quelle stesse risorse che attirano i turisti. Tutto ciò è sostenuto da Leo Hickman nel britannicamente vivace e informato saggio «Ultima chiamata - Un viaggio alla ricerca dei veri costi delle nostre vacanze» (Ponte alle Grazie, 438 pagine, 18,60 euro).

Titolare di una «rubrica ecologica» sul quotidiano londinese The Guardian, Hickman ha percorso mezzo mondo, dalle Alpi a Dubai, dalle spiagge «da sogno» del Kerala (India) agli alveari del litorale mediterraneo spagnolo, da Bangkok a Hong-Kong, da Miami a Cancun, da Ibiza a Tallinn, per calarsi nei luoghi cruciali del turismo globale, quelli dove si riversano ogni anno milioni di persone in cerca di evasione. Se l’agenzia dell’Onu World Tourism Organization è convinta che il turismo «porta prosperità e pace» là dove c'è arretratezza e instabilità, Hickman non è altrettanto ottimista e invita a porsi alcune domande a proposito della «corsa in massa al turismo». Innanzitutto, perché mai i governi si occupano così poco di un fenomeno tanto vistoso, concentrando la loro attenzione su sanità, istruzione ed economia, quasi che il turismo non fosse «strettamente connesso a ognuna di tali questioni»? Il risultato è che esso «è oggi una delle industrie meno regolamentate al mondo e ampiamente controllata da un gruppo relativamente ristretto di aziende occidentali, come catene di hotel e tour operator. Sono davvero loro i guardiani migliori di questa industria globale?».

E ancora: i nostri cieli possono sostenere il carico delle centinaia di milioni di persone che, invitate anche dai voli low cost, usano l’aereo per andare in vacanza? Quali effetti ha sull'ambiente l’inquinamento così prodotto? Quali guasti procura tra le popolazioni dei luoghi prescelti un simile assalto, quali spostamenti demografici scatena? Come nascondersi la vergogna del turismo sessuale? E cosa accadrà quando anche cinesi e indiani, che già ora stanno scoprendo i viaggi all’estero, dilagheranno fuori delle patrie frontiere? Nel 2020 la Cina riverserà all’estero 100 milioni di turisti all’anno (il quintuplo di adesso), collocandosi al quarto posto dopo Germania, Giappone e Stati Uniti. Abbiamo a che fare con un turismo fuori controllo, predatorio delle risorse, incurante degli effetti che provoca. Basta vedere quanto avviene sulle Alpi. Mentre il clima si riscalda e la neve cade solo a quote sempre più elevate, aumenta la pressione degli sciatori.

Dice Sergio Savoia, direttore del Programma europeo delle Alpi del Wwf, che la catena alpina, abitata da 16 milioni di persone, è frequentata ogni anno da 80-100 milioni di turisti. Questo affollamento («il cancro delle Alpi», così un gruppo ambientalista francese definisce lo sci), combinandosi col riscaldamento globale, mette a rischio l’equilibrio ambientale in aree un tempo incontaminate. Nel disperato tentativo di rallentare lo scioglimento dei ghiacciai, in Svizzera si è addirittura cominciato a ricoprirli, d’estate, con enormi fogli di polietilene: nei prossimi cento anni la catena alpina potrebbe perdere i tre quarti dei suoi ghiacciai e «la linea delle nevi perenni sulle Alpi si ritirerà di trecento metri nel giro di cinquant'anni». «E pensare - scrive Hickman - che solo due generazioni fa la medesima popolazione inviava dei sacerdoti sulle montagne per pregare Dio che i ghiacciai non invadessero le valli». Altrove, per reggere alla richiesta di sempre nuove piste di sci, si costruiscono centri sciistici indoor, dal deserto di Dubai alle coste dell’Australia. La stazione sciistica SnOasis in allestimento nel Suffolk, col suo viavai di 820.000 visitatori all’anno sarà il più grande impianto di questo genere al mondo. Come dice un interlocutore indiano di Hickman, spesso l’ecoturismo è in realtà un «egoturismo». Certo, si è cominciato a capire che bisogna prendere provvedimenti per ridurre l’impatto deleterio del turismo sull'ambiente. Ma è necessario agire tempestivamente: «Per molti luoghi splendidi, questa è sicuramente l’ultima chiamata».

 

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