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Arte-Cultura

Lampi di ironia e vita

Lampi di ironia e vita
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 di Alessandro Censi

 

P oeta non comune è Valentino Zeichen, lirico romano (d'adozione) di lungo corso che sbandiera i suoi settant'anni ben portati come un vessillo vittorioso e scrive versi che sono brandelli di carne viva, melodie che nella loro brevità hanno un saggezza secolare. «Aforismi d'autunno»  (Fazi editore, pp.167, ¤ 15) è la raccolta poetica con la quale Valentino Zaichen è finalista al Premio Pen Club che verrà assegnato sabato a Compiano. Si tratta di un libro di profonda e incisiva testimonianza poetica. Con poesie brevissime di tre o al massimo di sei versi, sul modello degli haiku giapponesi, in poche battute questo importante  poeta, che è a tu per tu è un uomo simpatico e allegro,  scanzonato come un ragazzo, delimita un mondo, una storia, un sentimento, un’allegria, una pena, ma senza precipizi dolenti: «Stagioni senza variazioni apparenti,/ anni senza età. E chi poteva/ supporre che il tempo tenesse un diario/ con la nostra contabilità anagrafica?». Solo un piccolo esempio di un libro vera miniera di trovate poetiche, di strapiombi d’intelligenza ove l’umiltà si frappone ad ogni esaltazione e nulla ingorga il cammino di una speranza vitale. 

Perché ha adottato per queste poesie la forma dell’haiku giapponese?

Nei libri precedenti avevo già pubblicato qualche decina di haiku e avevo pubblicato anche degli aforismi, facendo una sorta di esercitazione in questo campo letterario-stilistico. La ricerca della concisione e della precisione e l’essere sintetico, è una qualità che mi è stata suggerita dalla chimica, perché la chimica in fondo è un ridurre ai minimi termini. Che cos'è un’aspirina? E’ una delle meraviglie che non farà innamorare ma fa passare il mal di testa. Una piccola compressa che crea un grande beneficio.

Ma lei che rapporti ha con la chimica?
Parecchio, nel senso che molti prodotti chimici sono dei concentrati di ogni genere, una metafora o un paragone di cosa significa concentrare un pensiero in poche righe. E siccome il modo di comunicare dei giovani ormai si basa solo sugli sms che fanno del loro linguaggio degli stacchi sentimentali, amichevoli, musicali, predisponendoli ad una nuova formazione letteraria, che ha i suoi antecedenti negli haiku giapponesi anticipatori della tecnologia elettronica. 

Questo è il quadro. Com'è la cornice?
Avere uno stile è avere ironia e humour, consustanziali ai miei stati d’animo, ai miei pensieri. Questo è il libro di un anziano, non di un giovinetto. I miei settant'anni mi dettano questa forma poetica, uno stile che è sempre importante.

Che cos'è lo stile?
E' una trasmissione della propria sensibilità e del proprio sentimento anche, perché lo stile è il timone della letteratura.

Gli stati d’animo nei quali come uomini spesso ci dibattiamo sembrano tutti compresi nel suo libro. Una ricerca, un caso?
Mi sono sempre affidato all’estro. Quando c'è, gli dèi dettano le loro scorie, qualche pensiero divino ogni tanto giunge all’autore, e sono questi la mia guida, non la tecnica. Si procede poi alla correzione ripetitiva perché questi pensieri per essere veloci debbono essere abrasi diventare lisci, levigati. E’ un lavoro da carrozziere, quasi. 

Lei, nonostante la profondità dei suoi versi, non è una persona cupa, come spesso lo sono i poeti. Come mai?
Io sono un essere sociale. Non sarei niente senza la società, Nel senso che la società mi invita a pranzo e a delle cene, perché io sono un poveretto, non ho la pensione, e quindi ho bisogno di avere inviti a pranzo e a cena e devo avere una società intorno per ottenere ciò. C'è sempre un coperto da qualche parte che mi attende. A volte tre coperti contemporaneamente, e questa è una disgrazia, perché significa che qualche giorno bisogna saltare il pranzo o la cena. 

La poesia ufficialmente è la grande assente della nostra epoca. Perché il disinteresse crescente secondo lei?
Molti autori pensano in interiore, mai in esterno. La maggior parte dei poeti nazionali sono poeti senza società, scrivono di se stessi. Io non scrivo di me stesso: o meglio, lo faccio, ma non lo do a vedere. E’ sempre una questione di stile. La vera poesia nasce dalla committenza.

Committenza da chi?
Da chiunque. Spesso mi hanno chiesto delle poesie per delle feste, dei matrimoni, e io sempre le ho fatte, e me le hanno pagate. Ho scritto anche delle poesie per qualche compleanno, una poesia per la fidanzata, per la celebrazione di un matrimonio.

Come gli aedi dell’antica Grecia?
Certamente, proprio così. Pindaro era un campione della poesia d’occasione. Un grande poeta e accademico svedese definì Pindaro una prostituta: scriveva per chi lo pagava meglio. A un vincitore dei giochi di Olimpia, per un poema dedicato chiese 3000 dracme. E l’atleta rispose che per meno di quella cifra poteva farsi fare una statua da Fidia. E Pindaro: bravo, fatti fare la statua, ma le statue non camminano. I poemi sorvolano i cieli.

Quanto è importante l’ironia in poesia?
L'ironia è importante perché aiuta a essere poeti dell’attualità. Tutti fuori dalle torri d’avorio, tutti per la strada a declamare i propri versi. Io vado sempre incontro all’attualità. 

Aforismi d'autunno Fazi, pag. 16715,00

 

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