Arte-Cultura

A Sanguigna la Certosa stendhaliana?

A Sanguigna la Certosa stendhaliana?
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Anna Ceruti Burgio

Ha fatto notizia nelle cronache locali la circostanza che sia stato girato a Parma e provincia un film derivato dal romanzo "La Certosa di Parma" dello scrittore Henri Beyle, in arte Stendhal, un grande successo letterario che ha portato il nome della nostra città in tutto il mondo.  La Parma che Stendhal pone come sfondo alla "Chartreuse" è neIlo stesso tempo reale ed immaginaria: tiene conto dell’idea di Parma che lo scrittore si era formata durante le sue visite, indirizzate soprattutto ai luoghi in cui si esplicava la pittura dell’amatissimo Correggio, e contemporaneamente delle fantasie evocate dal suo genio di romanziere.
  Il Beyle non si fermò mai nella nostra città a dormire (almeno per quanto ne sappiamo), né vi fece un vero e proprio soggiorno: la sua conoscenza della città e dei luoghi limitrofi non era, dunque, profonda, come ha dimostrato in un documentatissimo volume Luigi Foscolo Benedetto. Nel romanzo, secondo la sua abitudine narrativa, non si preoccupò troppo di rispettare l’esatta topografia; prese nomi e luoghi reali e li trasformò con la fantasia; lo stesso fece coi personaggi. Comunque, spesso i turisti cercano di visitare i luoghi citati nel romanzo, specialmente la Certosa, da alcuni individuata in  quella di Via Mantova, da altri in quella di San Martino dei Bocci a Paradigna.
Piuttosto, a nostro avviso, è una commistione di tutte e due; ma esiste un’altra località finora ignorata che potrebbe aver fornito lo spunto allo scrittore. Stendhal, con una frase piuttosto sibillina, scrive che Fabrizio "si ritirò nella Certosa di Parma, nei boschi vicino al Po, a due leghe da Sacca", ma né la Certosa di Via Mantova né quella di Paradigna si trovano vicino al Po e a Sacca.Non lontano da Sacca, nella frazione di Sanguigna (conosciuta da Stendhal che vi ambienta l’episodio-chiave del duello di Fabrizio, causa di tutte le sue successive peripezie), esiste ancora un fabbricato, detto "Abbazia", che faceva parte di un antico complesso ("Ecclesia S. Salvatoris de Sanguinea cum castro et curte») di proprietà del Monastero di San Giovanni di Parma. Come ricorda don Italo Dall’Aglio. "erat locus cum habitatione clausa" e «un tempo aveva l’aspetto di un castello fortificato, circondato tutto da mura e da piccole torri, di cui è rimasta solo la torre a meridione". 
Anche se non era una vera e propria Certosa (ma non è privo di significato che gli abitanti del luogo la chiamino proprio "Certosa di Sanguigna"...), questa costruzione era una dimora di religiosi; la zona era, inoltre, il fulcro delle situazioni-chiave del racconto; inoltre vi aveva il suo castello "situato nei pressi del Po, su di una bella collina, in mezzo ai boschi" la Sanseverina; qui Ferrante Palla sperimenta la fuga di Fabrizio dal carcere, in una torre che somiglia molto al rimasto torrione dell’Abbazia ("c'era nei boschi, a due leghe da Sacca, una torre medievale, semirovinata e alta più di cento piedi").  Da tutti questi indizi si deduce una corrispondenza fra il complesso dell’Abbazia e molti degli edifici immaginati da Stendhal nelle vicinanze di Sacca: forse egli immagazzinò nella memoria tutte queste suggestioni, che nella sua fantasia di scrittore si trasformarono in un ventaglio di immagini. 
«Cum castro et curte», dice un documento medievale: gli storici più recenti hanno ribadito l’antica tipologia fortificata che può aver suggerito la presenza del castello della Sanseverina (finora considerato solo immaginario) vicino al Po; allo stesso modo abbiamo visto che la torre utilizzata da Ferrante Palla ha un aggancio reale nel torrione ancora visibile a Sanguigna. Allora perché non supporre che l’Abbazia, ribattezzata col nome più pomposo di Certosa suggerito dalle più conosciute Certose esistenti nei pressi della città, sia proprio il romitaggio prescelto da Fabrizio per andarvi a morire? Tra l’altro la collocazione «nei boschi di Sacca a due leghe dal Po" calza perfettamente alla realtà geografica del complesso di Sanguigna.
Esso presenterebbe inoltre la caratteristica psicologica di trovarsi dove Fabrizio aveva gli affetti più cari (la Sanseverina), dopo la morte dell’amatissima Clelia, e dove aveva vissuto gli episodi più intensi della sua vita: un luogo evocatore di ricordi con cui poteva consumare i suoi ultimi giorni.  Insomma, così come la prigione di Fabrizio nasce dalla commistione della Cittadella di Parma, della Rocchetta e di Castel Sant'Angelo, la famosa Certosa di Parma potrebbe nascere dal ricordo dell’antica Abbazia di Sanguigna, che Stendhal sapeva collocata tra i filari di pioppi e i cespugli non lontani dal Po di Sacca, unito all’immagine di costruzioni ben più note ai visitatori di Parma. 
E c'è di più: con la conoscenza da parte di Stendhal di Sanguigna, si spiegherebbe l'origine del misterioso "palazzetto di San Giovanni"donato dal principe alla Sanseverina, situato nei pressi del Po, su di una bella collina, "in mezzo ai boschi", e indicato dallo scrittore come appartenuto al Petrarca. Inseriamo dunque Sanguigna tra i punti salienti di un ideale itinerario stendhaliano; oggi ben poco vi resta di romantico o letterario, poiché i resti dell’Abbazia, restaurati e ben conservati, sono circondati da stalle moderne in cemento e da capannoni agricoli: non dimentichiamo, tuttavia l’importanza che potrebbe aver avuto nel suggerire addirittura il titolo di un romanzo famoso in tutto il mondo.

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  • Gio

    29 Agosto @ 21.08

    Interessante. Chissà potrebbe essere. Io l'ho vista e potrebbe......

    Rispondi

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