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Attilio, dolce voce di padre

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Vanni Buttasi

Bertolucci da record. Il ricordo di Attilio, a cento anni dalla nascita, tratteggiato dai figli Bernardo e Giuseppe, ha riscaldato ieri mattina il numeroso pubblico che ha gremito il Cortile della Cavallerizza, a Mantova, nell'ambito della 15ª edizione del Festivaletteratura. Con i due fratelli registi anche Corrado Augias e l'attrice Lella Costa. Il pretesto per un intenso e affettuoso ricordo è stata la presentazione di «Inedita energia», le lezioni di storia dell'arte che il poeta parmigiano ha pubblicato, tra il 1955 e il 1964, su «Il Gatto Selvatico», rivista dell'Eni da lui diretta. Il rapporto tra i figli e il padre è stato il punto di partenza di una conversazione piacevole, che ha coinvolto e divertito il numeroso pubblico. «Se c'è un valore - ha sottolineato Giuseppe -, ripensando alla vita vissuta accanto a mio padre, è che egli non ha mai avuto un atteggiamento pedagogico nei nostri confronti.  Se c'è un valore che ci ha comunicato è quello della bellezza e in anni in cui le passioni ideologiche erano forti. Trascorso ormai molto tempo, mi accorgo che quel valore assoluto, la bellezza, resta un centro di gravità».
Bernardo ha ringraziato Attilio «per averci insegnato a riconoscere la poesia e tutto quello che ci circonda».
Significativo anche il riferimento dei due fratelli alle opere del padre, in cui loro sono «protagonisti».
«E' una grande gratificazione essere personaggi delle poesie di Attilio dedicate alla famiglia - ha puntualizzato Giuseppe -  ma c'è anche un po' di inquietudine perché essere personaggi vuol dire fare i conti con un'immaginaria terza persona. Così, per me, poi scrivere ha significato riconquistare un po' la prima persona». Anche Bernardo ha spiegato che, al tempo del suo esordio, la macchina da presa fu innanzitutto «per trovare una mia voce accanto a quella mite ma potente di mio padre». Per Giuseppe la poesia è «il ricordo delle palle di carta accartocciate e finite sopra un armadio» mentre il cinema «è la visione di “Biancaneve e i sette nani” all'arena estiva, a Forte dei Marmi. Ma soprattutto quel cappello di paglia, impregnato di sudore, con il quale mio padre mi copriva il volto quando appariva la strega. E' stata la prima esperienza di cinema olfattivo...». Poesia e cinema legati insieme anche per Bernardo: «Che bello quando con mio padre, critico della Gazzetta di Parma, dalla campagna andavamo al cinema in città».
E poi cita il suo primo e unico libro «In cerca del mistero», pubblicato a 21 anni, che vinse il Premio Viareggio Opera Prima, poi un mese dopo uscì «La commare secca». E la decisione di puntare al cinema. E' ancora Bernardo a narrare un aneddoto legato a «La camera da letto»: «Domandai a mio padre cosa stesse scrivendo e lui, pudicamente, mi rispose “The bedroom”. Io pensavo fosse indiano, successivamente l'ho scoperto...». Suggestiva la riflessione, sempre di Bernardo, legata alla poesia «La rosa bianca», letta da Lella Costa. «Da quando mi fanno interviste - ha sottolineato -, cioè da molto tempo, “La rosa bianca” è il mio modo di raccontare il rapporto con Attilio. Leggevo questi versi, correvo in giardino e “La rosa bianca” era lì. Non c'era più differenza tra poesia e realtà». Dai ricordi personali a «Il Gatto Selvatico», la rivista dell'Eni voluta da Enrico Mattei. «Era un segno dei tempi - hanno sottolineato Bernardo e Giuseppe - che egli chiamasse una persona come nostro padre, così marginale rispetto al potere, per fare il giornale della sua compagnia. Ha qualcosa di miracoloso l'unione tra quest'unione, che lottava con le sette sorelle, e il poeta così legato alla famiglia. Il raffinato cultore di letteratura inglese e francese, senza tessera di partito in tasca». E ancora Bernardo racconta di quella volta quando, a 16-17 anni, si mise a parlare di pesca con lo stesso Mattei, che lo invitò per un weekend in Scozia. Che non ci fu mai. «Ti sei salvato la vita» ha subito puntualizzato Giuseppe. Non sono mancati neppure i riferimenti a Pier Paolo Pasolini, amico di Attilio. «E' il primo degli altri padri che ho avuto - ha ricordato, con commozione, Bernardo - e che mi sono serviti a prendere le distanze da quello vero.  Un giorno Pasolini mi disse che voleva fare un film e che io sarei stato il suo aiuto regista. “Non l'ho mai fatto” risposi ma lui replicò “Neppure io ho mai fatto il regista”». Quel film era «Accattone». Per ricordare Attilio, nel centenario della nascita, lo stesso Giuseppe lancia un'idea: «Sarebbe bello far uscire il documentario con la lettura integrale de “La camera da letto”, fatta a fine anni '80 da mio padre a Casarola, passato una volta in Rai: magari con la Gazzetta di Parma».
 

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