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Arte-Cultura

Voltando pagina, la Woolf

Voltando pagina, la Woolf
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di Francesca Avanzini

Igrandi sono inesauribili, la loro lettura continua nel tempo ad arricchire e dare piacere. Bene ha fatto dunque Liliana Rampello, parmigiana, critica letteraria e saggista, a dedicare, dopo «Il canto della vita reale» del 2005, un ulteriore tributo a Virginia Woolf. 
«Voltando pagina» raccoglie, traendola in gran parte dall’edizione critica inglese, una notevole quantità della letteratura critica prodotta dalla Woolf tra il 1904 e il 1941: articoli per riviste e quotidiani, saggi maggiori addensati intorno al processo creativo sotteso ai romanzi, all’idea di letteratura e all’arte della lettura. Esclusi dalla curatrice gli stranoti «Una stanza tutta per sé» e «Le tre ghinee», la raccolta offre anche, tra molto materiale inedito, piccoli perfetti racconti, ritratti di personaggi d’epoca, scritti su natura, cinema, arte.   Non si può che restare affascinati dall’acume critico, dalla profondità di osservazione unita al tocco lieve dell’ironia della scrittrice inglese. 
Esce prepotente dalla raccolta una dote che si fatica ad attribuirle di primo acchito, sviati forse anche da quei suoi ritratti fotografici che la mostrano di evanescente eleganza, e cioè la concretezza. Mai, mai la scrittura viene staccata dal contesto che la produce, dai mobili, dalle stoffe, dal cibo stesso che la gente mangia, dal paesaggio. 
Lettrice onnivora, la Woolf non disdegna alcun genere minore, dagli epistolari, alle biografie, a noiose poesie d’occasione, perché tutti hanno qualcosa da insegnare. Le lunghissime lettere che la signora Paston, abitante di una gelida casa-castello tra le paludi del Norfolk a cavallo del XIV secolo, spedisce al marito, sono poco più che elenchi del fattore, prive di cenni personali o affettuosi. Era questa lingua «concreta, non metaforica..., capace di solennità religiosa o di umorismo salace, ma materiale molto rigido per metterlo in bocca a uomini e donne che si accostino reciprocamente faccia a faccia», che Chaucer sentiva. «In breve, è facile vedere dalle lettere dei Paston, perché Chaucer non scrisse Re Lear o Romeo e Giulietta, ma i Racconti di Canterbury». Allo stesso modo bisogna tener conto che la lettura di Cervantes, ad esempio, era collettiva, rivolta a una comunità di gusti uniformi. Non si possedeva copia singola del libro, non ci si metteva, come si può fare con Thomas Hardy, a colloquio individuale con l’autore, e ciò ha influenza sul modo di scrivere. C'è, come è ovvio, grande attenzione per le donne, sia come scrittrici di romanzi (...la cosa più facile da scrivere per una donna...Lo si può interrompere e riprendere più facilmente di un’opera di teatro o poesia. Gorge Eliot interruppe il lavoro per fare da infermiera al padre. Charlotte Brontë metteva giù la penna per pelare le patate) che come personaggi di romanzo. Raramente credibili, in questo caso, perché ritratte da uomini e quasi «uomini travestiti». D’altronde come personaggio maschile è poco credibile anche il Rochester della Brontë. È il personaggio il fulcro del romanzo, il personaggio e il ritrarre la vita qual è. Dal 1910, tutto è cambiato, «si uscì di casa ...e si vide che era fiorita una rosa, che la gallina aveva fatto l’uovo». È ora di voltare pagina, a mutate condizioni deve corrispondere un nuovo romanzo, capace di restituire il flusso incessante e cangiante della vita, libero dalle convenzioni, dalle pastoie, dalle gabbie in cui l’avevano imprigionato vittoriani ed edoardiani. Il cambiamento è esemplificato dal personaggio della cuoca: «La cuoca vittoriana viveva nei piani inferiori a mò di leviatano, formidabile, silenziosa, oscura, imperscrutabile; la cuoca georgiana è una creatura solare, che sta all’aria aperta, entra ed esce dal salotto, ora per prendere in prestito il Daily Mirror, ora per chiedere consiglio sul cappello». Un gran passo avanti, non c'è dubbio, dal tempo in cui «la figura china dalle mani deformate e dallo sguardo velato che, a dispetto dei poeti, è l’immagine vera della donna, alzò il capo dal lavatoio, fece un giro fuori casa ed entrò in fabbrica..., il primo doloroso passo sulla strada della libertà». Corre per tutta la raccolta, crescendo a spirale e arricchendosi di spunti e motivi, la grande partizione del romanzo, non necessariamente cronologica, in Veritieri, Romantici, Creatori di Personaggi e Commedianti, Psicologi, Satirici e Fantastici. Molti i saggi e le pagine dedicati alla diletta Jane Austen, a Henry James, E.M Foster, T.Hardy, James Joyce e tanti altri, in un gioco di rimandi, fili intrecciati, dialoghi tra personaggi che testimoniano di una passione e perciò appassionano. A tal punto viene analizzato, disfatto, ricucito, ribattuto il tessuto letterario, che la raccolta potrebbe tranquillamente funzionare da ricchissimo manuale di scrittura creativa. E che manuale! ben diverso dai tanti esangui e commercialmente orientati in vendita oggi. Una messe di letture intelligenti che ribadiscono l’eterno dialogo tra uno scrittore e i suoi lettori.

 Voltando pagina - Il Saggiatore, pag. 657,  29,00 

 

 

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