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Sull'ali della patria unita

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Giuseppe Marchetti

Verdi è davvero  tra di noi. Verdi infiamma ancora i petti e i cuori come al tempo del Risorgimento. E domani  alle 17 nel Ridotto del Teatro Regio si terrà la presentazione del nuovo volume edito da Mup «Viva V.E.R.D.I. Il suono del Risorgimento» di Gustavo Marchesi, uno degli studiosi italiani più preparati e provveduti sul Maestro di Busseto e la sua musica. E non solo. Con una prefazione di Alberto Bevilacqua, «Viva V.E.R.D.I.» esce in occasione del centocinquantenario dell'Unità d'Italia in collaborazione con il Teatro Regio, i Comuni di Parma e di Busseto, e con il contributo di Cepim Interporto di Parma. Del volume, illustratissimo e prezioso parleranno l'autore e Vincenzo Raffaele Segreto. Diviso in otto capitoli molto articolati e in un'Appendice, l'opera di Marchesi attraversa di anno in anno, e di battaglia in battaglia (quelle per l'affermazione della musica e quelle per la realizzazione degli ideali risorgimentali e l'unità della Patria) tutta la vita del Maestro e l'affascinante avventura del suo genio, che, come disse in Senato Antonio Fogazzaro commemorandone la scomparsa il 27 gennaio 1901, fu davvero «sovrano per l'altissimo ingegno, fu sovrano pel magistero dell'arte che in lui, sino alla più tarda vecchiaia, rinnovellava come n una fonte di giovinezza immortale, e fu sovrano finalmente un un insigne primato dell'armonia suprema dell'intelletto e dell'animo...». Gustavo Marchesi, proprio partendo dall'armonia suprema dell'intelletto e dell'animo come disse Fogazzaro, ha raccontato da affabile e informatissimo studioso della personalità e della musica verdiane, lo svolgersi di un'esistenza che partita dal villaggio di Busseto ha invaso il mondo sollevando - a seconda del trascorrere dei tempi e delle mode musicali - ora entusiasmi persino fanatici, ora riserve e dubbi come è accaduto e accade per  tutti gli artisti di questo mondo, anche per i maggiori. Il fatto è - come è stato detto tante volte - che l'arte di Verdi, cioè il suo «far musica» e il suo spontaneo saperla applicare a quello che Marchesi definisce «il suono del Risorgimento», fa nascere «il messaggio di un cittadino della futura Italia», mentre prepara, dal momento del «Nabucco» in poi, la realizzazione di un clima musicale che è anche politico e di accenni politici che sono vere e proprie pagine di grande musica in uno scambio umanissimo di sentimenti e di poesia.  Ha ragione dunque Alberto Bevilacqua quando nella Prefazione scrive che nelle opere di Verdi «risvegli e impulsi di coscienza sbucano e verdeggiano come l'erba di primavera dai selciati della ''Resurrezione'' di Tolstoi». Osservazione quanto mai opportuna, crediamo, perché avvicina l'umanesimo del grande russo alla lirica introspezione del grande italiano, senza soluzione di continuità. Scorrono in quest'alveo che attraversa la parte più tumultuante e tumultuosa dell'Ottocento italiano, i titoli di Verdi, il suo cammino di uomo e di artista che nell'invenzione di musica e parole fonda non solo il tessuto della lirica ma il tema centrale della partecipazione umana alla quale la musica dona le ali del canto. E se Gabriele Baldini aveva intitolato con magnifica precisione il suo libro verdiano «Abitare la battaglia» (1970), oggi Marchesi ripassa l'impeto di essa sino al suo spegnersi non nella rassegnazione ma nella malinconia di un lungo tramonto che si fissa come un limite invalicabile nel rimpianto di Otello: «Oh gloria! Otello fu». Ancora una volta, dunque, il «Viva V.E.R.D.I.» di Marchesi racconta una storia solenne e popolare allo stesso tempo, nazionale e privata, di famiglia e di società; e racconta la storia del nostro tribolatissimo Risorgimento vista dall'angolo visuale del Maestro, dei suoi librettisti, dei suoi amici e dei suoi corrispondenti, e se è vero - come dice lui stesso «che non ho né età né braccio per andare alla guerra», è altrettanto vero che la ragione e la saggezza lo spingono a gridare «Pace, pace» e ancora «Pace, mio Dio!», mentre - osserva Marchesi - «il pessimismo cresce in lui e si riversa anche sulla creazione musicale». Dalla quale svetta «un Requiem di statura dantesca, nel quale risuonano in una travolgente raffigurazione drammatica le sofferenze degli italiani, individuali e collettive che nelle ''camere'' politiche non ottengono sufficiente udienza», scrive ancora Marchesi. E poi «Tutto nel mondo è burla» del «Falstaff», e l'assassinio di re Umberto I a Monza nel luglio del nuovo anno. Ed era già Novecento.
Viva V.E.R.D.I. - Mup, pag. 144,  34,00

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