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Babet, duchessa illuminata

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Il ritratto di Babet - figlia prediletta di Luigi XV - della Fondazione Magnani Rocca è tornato nella sua secentesca cornice primitiva dopo un delicatissimo lavoro di restauro che ha recuperato le parti della tela ripiegate per darle una forma ovale, da quadrata che era all’origine. Un intervento di alta «chirurgia plastica» operato da Tito Avio Melloni, seguito attentamente da Mariangela Giusto per la Soprintendenza Psae e reso possibile dal generoso sostegno del Garden Club di Parma e dal Club del Fornello 2, dalla disponibilità dei presidenti della Fondazione Manfredo Manfredi e Giancarlo Forestieri e dagli studi di Carlo Mambriani dell’Università di Parma e soprattutto di Alessandro Malinverni dell’Università di Milano.
Luisa Elisabetta di Borbone (1727 - 1759) - la duchessa illuminata che ha reso Parma una città cosmopolita di gusto francese - ha lasciato la sovrapporta neobarocchetta della sala di Van Dyck per prendere posto nella sala dei ritratti ducali tra i suoi predecessori. «Luisa Elisabetta - sottolinea Alessandro Malinverni - non smette mai di stupire: lo studio della sua vita - così eccezionale e fuori dagli schemi - riserva continue sorprese, così come la ritrattistica che la riguarda. Nell’orizzonte italiano di metà Settecento il suo caso è quasi unico tra le sovrane per la lunga lista di celebri pittori che l’hanno immortalata: Louis Michel Van Loo, Alexandre Roslin, Etienne Liotard, Guillaume Voiriot, Jean Marc Nattier».
Qui la giovane duchessa indossa un sontuoso abito da parata di seta bianca con folti ricami dorati, leggiadri pizzi e trine e  una fila di grosse perle lungo l’ampia scollatura che accarezza lieve la vellutata pelle rosata su cui scende una lunga treccia; anche il collo è ornato da un giro di perle purissime che contrastano col rosso delle guance ma si raccordano a quelle che ravvivano la parrucca bassa, di moda in quegli anni. Siede su una  raffinata poltrona rococò con dietro una teatrale tenda verde che sul lato destro lascia intravedere gli splendidi giardini di Versailles con il Lago degli Svizzeri e il «parterre de l’Orangerie» che si perdono nell’orizzonte.
Malinverni, che è il maggiore studioso dei ritratti di Luisa Elisabetta, ha attentamente esaminato il dipinto che in base alla tela e ai metodi di lavorazione risalirebbe ai primi dell’Ottocento e sarebbe stato copiato da un originale «realizzato in Francia da Jean Marc Nattier o Guillaume Voiriot, che spesso copiava e assemblava dipinti di Nattier». Per capire come fosse quello originale bisogna guardare, oltre al ritratto della Magnani Rocca e a quello della Galleria Nazionale di Parma, il ritratto della terzogenita della duchessa, Luisa, conservato pure nella Galleria Nazionale: «Si tratta infatti della tela dalle dimensioni maggiori e rappresenta particolari che negli altri due sono stati tagliati, come il cuscino e parte dello sfondo». Se ne deduce che l’originale da cui discende quello della Magnani Rocca era a sua volta costruito  «combinando lo studio della testa di Luisa Elisabetta di Jean Marc Nattier e la posa della sua Luisa Elisabetta come vestale con la foggia dell’abito e l’impostazione generale della delfina Maria Giuseppina di Sassonia dipinto sempre da Nattier nel 1751».
Sono oltre trenta i ritratti della prima «fille de France» identificati da Malinverni con otto prototipi da cinque dei quali ne sono derivati altri. Due le fonti principali: il ritratto della famiglia di Filippo V di Borbone, eseguito da Van Loo a Madrid nel 1743, e il ritratto di Luisa Elisabetta con la figlia Isabella eseguito a Versailles da Nattier nel 1749. Nel primo Babet viveva alla Corte di Madrid, avendo sposato nel 1739 don Filippo di Borbone; la sua posizione subito dietro la regina Elisabetta Farnese la pone come prima tra le altre dame e ne indica la relazione privilegiata con la sovrana. Nel ritratto francese è già duchessa di Parma e di Piacenza e sta compiendo il viaggio per raggiungere il marito nella capitale del ducato. A Versailles veniva pure ritratta da Etienne Liotard e da questo dipinto ne venivano tratti altri anche in miniatura per oggetti di lusso.
A Parma immagini di Luisa Elisabetta si trovano nella Galleria Nazionale, nella collezione della Fondazione Cariparma, nel Museo Lombardi e nella Fondazione Magnani Rocca. Nella Galleria Nazionale vi è il celebre ritratto della Famiglia del duca don Filippo, eseguito da Giuseppe Baldrighi in una stanza della Reggia di Colorno nel 1757; da questo è tratta la testa di Luisa Elisabetta rappresentata in piedi mentre l’abito è preso da Van Loo. Alla duchessa sono stati ricondotti i ritratti della giovane Luisa Elisabetta prima di sposarsi (ante 1739) e quel ritratto di dama, che proviene da un ignoto prototipo di Stupinigi.
Splendida per vivace prosperosità e  brillantezza di colori è l’immagine della Fondazione Cariparma presa dal Van Loo madrileno verso il 1745 così come intensa è l’espressione del volto a carboncino del Museo Lombardi, derivante da Nattier. A questi si è aggiunto ora il ritratto della Fondazione Magnani Rocca pienamente recuperato alla fruibilità del pubblico.
Pier Paolo Mendogni 

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