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Arte-Cultura

Alma Saporito: fra teatro e poesia

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Francesca Gatti

“Tanto mio marito non ti vedrà”. Si rivolge così, Emma, al ladro che le piomba in casa la sera del suo compleanno, pensando ci fosse in corso una festa. Invece Emma è sola e invisibile agli occhi degli altri, tanto da aver costruito attorno a sé una vita immaginaria fatta di amici che siedono alla sua tavola per festeggiarla. “Emma” è un testo teatrale premiato al teatro Farà Nume di Roma; la sua autrice - la scrittrice parmigiana Alma Saporito - riprende alcune tematiche affrontate in questo testo (come quella della solitudine), per riproporle in una nuova veste: quella della raccolta poetica intitolata Orfeo ubbidiente, uscita quest’estate e pubblicata attraverso “Il mio libro”.

«Partiamo dalle motivazioni che ti hanno spinta a comporre questa raccolta.»
«Sono poesie di tanti anni, all’inizio rigorosamente confinate in un cassetto. Col passare del tempo ho sentito la necessità di trasmettere me stessa e la mia parola a persone estranee che, in assenza della pubblicazione, non avrei mai potuto raggiungere.»
«Si sono realizzate le tue aspettative? Quali ostacoli hai dovuto superare pubblicando il libro?»
«Inizialmente mi sono rivolta alle case editrici che, se da un lato si sono dimostrare disponibili a pubblicare, dall’altro pubblicavano tutte a pagamento. Ho pensato così di pubblicare in proprio per renderla completamente mia. Sono soddisfatta di aver pubblicato attraverso “Il mio libro” che permette la diffusione tramite Feltrinelli.»
«Come e chi ti ha avvicinata alla scrittura e alla poesia in particolare?»
«Mio nonno e il suo taccuino di poesie - in cui registrava gli episodi della Seconda Guerra Mondiale - hanno scatenato in me un sentimento di curiosità nei confronti della scrittura e, secondariamente, la fiducia e l’incoraggiamento da parte della mia maestra delle elementari.»

«Come scrivi le tue poesie?»
«Le liriche di questa raccolta scaturiscono da sensazioni - soprattutto visive-, ricordi ed emozioni. La prima, quindi, è una stesura di getto. Successivamente opero una “sottrazione” andando a limare il testo per ridurlo all’essenziale: il componimento deve essere funzionale a suscitare emozioni.»
«Le tematiche che affronti riguardano problemi reali e attuali della nostra società. Ti hanno toccato da vicino?»
«Questo è, per il mio carattere e per i miei ideali, un momento storico estremamente negativo che si riflette nella parte conclusiva del libro, dove ipotizzo un mondo in distruzione.»
«In una poesia ci descrivi come indifferenti, ciechi di fronte ai problemi reali che ci circondano. Di cosa ci preoccupiamo? In cosa siamo realmente immersi, secondo te?»
«Viviamo in una società in degrado dal punto di vista morale: abbiamo perso troppi valori per seguire l’immagine, l’esteriorità. La materialità, l’effimero e la superficialità hanno soppiantato il concreto. Per quanto riguarda i ragazzi si è incrinato il rapporto coi coetanei e con la famiglia.»
«La famiglia non è trattata nella raccolta.»
«No, i protagonisti sono per lo più individualità singole.»
«Silenzio e solitudine sono una costante nei tuoi versi. La poesia può essere un rifugio?»
«Sì, ciò che scrivo è la parte vera di me stessa, i sentimenti più reconditi e difficilmente esprimibili a voce entrano direttamente nella poesia.»
«Il mito di “Orfeo ed Euridice” è stato trattato anche dalla scrittrice e poetessa Alda Merini nella sua raccolta La presenza di Orfeo. Perché questa figura affascina così tanto?»
«Perché Orfeo è il cantore per eccellenza, è colui che porta la parola. Più in generale presumo che la tematica della discesa agli Inferi e quella della perdita della donna amata siano rientrate nell’immaginario collettivo.»
«Parli di un presunto “ritrovamento” della scrittura. Cosa si è perso?»
«La comunicazione è scarsa, il dialogo si è appiattito, la lingua si sta progressivamente impoverendo …»
«La scrittura è uno strumento che ti permette di essere ascoltata? La parola ha ancora qualche potere?»
«Sì, sicuramente essa implica l’ascolto e la comprensione da parte di chi legge.
Voglio illudermi che la parola abbia ancora un qualche potere, probabilmente tocca una fascia più limitata di persone, ma c’è ancora -tra la gente- voglia di comunicazione e di approcciarsi ad un libro.»
«A quale tipo di pubblico ti rivolgi?»
«Spero che possano avvicinarsi tutti al libro, anche in maniera casuale. Confido nel fatto che esso cada nelle mani di un perfetto sconosciuto che si interessi e venga coinvolto dai miei versi. Forse, però, è più facile che sia un pubblico adulto ad accostarcisi.»
«Cerchi di andare incontro alle attese del lettore?»
«Nel momento in cui nasce la poesia esistiamo solamente io e il foglio di carta, quindi non è ideata in funzione di un’eventuale pubblico e di un’eventuale pubblicazione.»
«Anche a costo di non piacere?»
«Sì, anche a costo non piacere.»

«Tre liriche riportano la dedica a Izet Sarajlic, poeta e scrittore nato a Doboj nel 1930 e morto a Sarajevo nel 2002, fondatore del “Gruppo 54” e premio Moravia nel 2011 per Qualcuno ha suonato.»
«Ho letto su di lui per preparami ad un reading messo in scena al Festival della Poesia. Mi ha colpito immediatamente la sua figura, la sua storia, le sue parole e il modo in cui è riuscito a “salvarsi” attraverso la scrittura, riportandoci la cronaca della guerra che stava devastando il suo Paese e la sua gente.»
«Collabori con Istriomania, un’associazione nata a Parma nel 2004 con lo scopo di consentire e di diffondere lo svolgimento di attività teatrali, sociali e culturali.»
«In quest’attività mi dedico all’analisi di altri testi e poeti, mi immergo totalmente nello studio cercando di cogliere più particolari possibili sul poeta preso in esame. L’autore da trattare lo scelgo io personalmente: ho lavorato su Sergej Aleksandrovic Esenin, Antonia Pozzi, Roberto Roversi, Erri de Luca e Izet Sarajlic. Cerco di trattare autori non molto noti in modo da farli conoscere. Il mio scopo è quello di avvicinare la gente alla lettura: se, alla fine di un reading, anche solo un partecipante compra il libro di quell’autore, mi sento realizzata in quanto sono riuscita nel mio compito.»
«Qual è la situazione attuale del teatro e della cultura in generale?»
«In una parola: disastrosa. È una situazione estremamente complicata estesa a tutto il contesto italiano. I nostri reading richiedono un allestimento complesso, fatto di musica dal vivo e di video. Parma in particolare offre pochi spazi: i teatri sono pochi e non è facile averne accesso, sostanzialmente perché sono realtà piuttosto chiuse. Un altro impedimento consiste nella difficoltà di trovare uno sponsor, chi copre le spese.»
«Scrivi poesie e scrivi per il teatro. Con la cultura si mangia?»
«Decisamente no, facciamo tutt’altro per mangiare!»
«Quali consigli daresti a chi si avvicina all’attività di scrittura?»
«Di trarre soddisfazione indipendentemente dalla visibilità che si può ottenere. Il fondamento da cui deve scaturire la scrittura è l’amore verso essa. Pensare alla pubblicazione condiziona la stesura del libro; non deve essere, quindi, l’obbiettivo primario.»
«Quale reazione vorresti suscitasse la lettura di Orfeo ubbidiente?»
«Vorrei che suscitasse emozione e che costituisse uno spunto di riflessione.»
«Progetti futuri?»
«Un libro che parli di mio padre, sempre stato presente nei miei progetti, e un testo teatrale già avviato ma ancora senza titolo.»

 

 

                                                                                             

 

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