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Sotto il Vesuvio: quando l'incuria ferisce la bellezza

Sotto il Vesuvio: quando l'incuria ferisce la bellezza
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di Francesco Mannoni

Pompei crolla? Eva Cantarella, docente di diritto greco all’università di Milano, autrice con l’archeologa Luciana Jacobelli, docente di Metodologia della ricerca presso l’Università del Molise, di uno straordinario testo - che non è uno dei tanti libri patinati su Pompei, la città romana distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d. C., ma una nuova e pregevole pubblicazione di alto livello scientifico ma di non difficile approccio -, è  sgomenta. «Abbiamo un patrimonio unico e inestimabile - dice - ma stanno succedendo cose terribili. A parte il crollo della Casa dei Gladiatori lo scorso anno - una perdita molto grave - e quello del muro di cinta di epoca romana, resta un piccolo mistero il crollo dei giorni scorsi prima annunciato e poi ritrattato di un cedimento strutturale alla Villa di Diomede, con la precisazione che si è trattato solo del distacco della muratura di una fontana. Non entro in merito alla questione degli annunci, ma la situazione mi sembra allarmante. Lo stesso dicasi per il teatro che è stato demolito e distrutto per sempre dal restauro fatto negli anni dell’ultimo commissariamento. L’hanno ricostruito per fare andare qualche grande maestro a suonare, ma hanno coperto le pietre antiche in modo tale che quando ho visto lo scempio mi sarei messa a piangere». 
Nel libro di grande formato, arricchito da un magnifico corredo iconografico  e diviso in tre parti, «Nascere, vivere e morire a Pompei» (Electa, pag. 231, euro 59), il lavoro delle due docenti risulta ancor più d’attualità pensando all’impellente necessità di tutelare il sito archeologico per il quale il ministro Galan ha già annunciato che «i soldi per i restauri ci sono e che si tratta di un programma che bisogna avviare il più presto possibile». Con la loro opera le autrici hanno inteso restituire all’antica città una fisionomia autentica basata sui suoi stessi resti. E l’hanno fatto andando a cercare tutte quelle testimonianze che potevano spiegare il flusso della vita di un pompeiano dalla nascita all’educazione scolastica, dal matrimonio al ruolo della donna, dall’attività dei mercati allo stile architettonico degli edifici, dagli spettacoli alla religiosità, dall’erotismo alla morte. Una vera e propria inchiesta nella quale abbondano i riferimenti storici e i reperti archeologici attraverso i quali le autrici hanno analizzato la Pompei del passato, le sue caratteristiche peculiari, sociali e economiche. Abbiamo incontrato la professoressa Cantarella.
Com'era nascere a Pompei prima dell’eruzione del Vesuvio?
A Pompei a quell'epoca nascere era molto difficile. Le donne morivano di parto numerose perché la medicina non curava ancora varie malattie. Anche la mortalità infantile era alta, e si dice che i genitori non si attaccassero tanto ai bambini nei primi anni di vita, tanto era il rischio che morissero. Però da Pompei ci vengono delle testimonianze di grande affetto per i bambini da parte di genitori e nutrici.
Quali erano i giochi dei piccoli pompeiani?
Ai bambini venivano dati giochi diversi in rapporto alle loro condizioni sociali. Come adesso, i bambini ricchi avevano la casa piena di giocattoli, ma gli altri si arrangiavano con giochi che sono gli stessi di oggi: testa e croce, rincorrersi, nascondino. C'era un gioco che amavano molto ed era una specie di costruzione fatta con le noci. Chi la colpiva da una certa distanza e la faceva cadere, se le prendeva tutte.
La vita quotidiana era difficile?
Il tenore di vita dipendeva dal fatto se si trattava di schiavi o uomini liberi: questo era il fattore discriminante. Se erano schiavi la vita era durissima, a meno che non fossero dei pedagoghi, schiavi greci colti che di solito divenivano tutori dei figli dei ricchi; gli altri lavoravano nei campi e facevano la dura vita dei contadini. I signori se la passavano abbastanza bene, perché Pompei era una città commerciale con un porto e una grande attività. I suoi resti oggi ci consentono di conoscere cose che altrimenti avremmo ignorato. 
Chi ci racconterebbe ad esempio come si faceva la propaganda elettorale? 
A Pompei abbiamo trovato i documenti che raccontano anche questi percorsi e come si eleggevano i magistrati cittadini.
Come si divertivano i pompeiani?
Grazie alle iscrizioni sappiamo che i gladiatori e i giochi del circo erano lo spettacolo di maggiore attrazione per il popolo. E poi c'erano le grandi case di piacere anche se Pompei non era certo una città a luci rosse come si diceva un tempo.
Traditi dalla natura, cosa ci dicono oggi i tanti morti di Pompei?
Pompei purtroppo è la città della morte, una morte terribile che li ha presi tutti in un colpo solo, ma i morti di Pompei sono fondamentali per la conoscenza storica della città. Lo studio delle necropoli pompeiane ci ha permesso la ricostruzione della cultura e della vita sociale di un’antica comunità pagana, riservandoci delle sorprese. 
Che tipo di sorprese?
Abbiamo una città intatta fotografata in un momento qualunque della sua vita, con tutte le attività in corso, le botteghe, le persone. Di colpo tutto si è fermato e la città è finita sottoterra. Non c'è nessun’altro documento archeologico che ci offra una documentazione sull'antichità come quella di Pompei, soprattutto per la vita minuta degli uomini. A Pompei non si teneva conto alcuno del Vesuvio. 
Un disinteresse colpevole?
Ignoravano quasi l’esistenza del vulcano. C'erano stati dei terremoti ma nessuno pensava assolutamente che quella bellissima montagna coperta di viti, diventasse una macchina di fuoco e di morte. I pompeiani non sapevano di vivere sotto un vulcano perché l’ultima eruzione era avvenuta nel VII secolo avanti Cristo, prima che Pompei fosse fondata. 

Nascere, vivere e morire a Pompei - Electa, pag. 231 euro 59,00

 

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