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I volti dell'impero romano

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Pier Paolo Mendogni
In marmo, sbiancati dal tempo, in bronzo con gli occhi vitrei, i volti degli imperatori romani, di loro mogli, di alti e ignoti dignitari scorrono l’uno dopo l’altro, ritratti con fattezze ora realistiche ora idealizzate, in un singolare, inedito incontro ravvicinato di intrigante fascino storico e artistico. L’ha ideato e concretizzato Franco Maria Ricci che con l’aiuto di eccellenti fotografi, di affermati storici dell’arte e della perfetta stampa delle Grafiche Step con la regia artistica di Laura Casalis ha creato lo splendido volume «Roma. I volti dell’impero» a cura di Caterina Napoleone, sotto l’egida di Cariparma Crédit Agricole che l’ha promosso per i 150 anni dell'Unità d'Italia, mettendolo a disposizione in tutte le filiali per la propria clientela ad un prezzo agevolato. Un volume che colpisce per la straordinaria bellezza delle immagini, tutte in primissimo piano su uno sfondo nero da cui i marmi escono prorompenti mentre i bronzi si disvelano lentamente nelle accentuazioni luminose dei rilievi emergenti sulle dense ombreggiature.Da Giulio Cesare (48 a. C.) a Costantino (337) sono 67 gli imperatori - proposti anche nei cammei incisi nel 1557 da Hubertus Goltzius - che costituiscono il motivo conduttore intorno al quale si snodano i 140 volti dei personaggi rappresentativi di quattro secoli di storia, che ha visto Roma «caput mundi», capitale di un impero vastissimo che comprendeva l’Europa occidentale, l’Africa del Nord, l’Asia Minore e il Levante; un impero che per essere mantenuto aveva bisogno di una efficiente macchina militare e amministrativa nella quale i romani, intelligentemente, impiegavano importanti personaggi anche dei luoghi conquistati, come si coglie nello scritto di Giovanni Salmeri che rivisita la storia tradizionale, basata solo su imperatori e dinastie, in una visione nuova che tiene conto degli aspetti sociali, culturali ed economici.
Le luci del palcoscenico della storia hanno illuminato le figure degli imperatori in una spettacolare ricerca di vizi e virtù per farne personaggi da romanzo. Vicino a loro, però, vi sono stati senatori, che hanno retto le province, e cavalieri, che si sono occupati di questioni finanziarie, veri pilastri nell’amministrazione dell’impero e di cui restano i ritratti scolpiti, talvolta senza nome, che ne rivelano aspetto e carattere. Questi volti che sfilano davanti a noi calamitano la nostra attenzione non solo per la loro bellezza artistica e per il modo in cui emergono gli aspetti fisici e caratteriali dei protagonisti ma anche in quanto documentano il variare nel corso dei secoli della cultura nell’interpretazione della persona e il mutare della moda delle acconciature.
La ritrattistica repubblicana era realistica e i tratti somatici venivano evidenziati anche negli aspetti più aspri delle pieghe della pelle, delle rughe nella fronte, degli occhi incavati che caratterizzano le effigi di Bruto Capitolino, di Marco Gratidio Libano e dello stesso Giulio Cesare, nelle quali però risaltano le loro virtù e il loro prestigio.
Con Augusto (23 a. C. - 14 d. C.) lo stile del ritratto muta radicalmente e viene idealizzato seguendo il modello classico: l’imperatore, quale Pontifex Maximus, sebbene ultrasessantenne appare in sembianze giovanili col viso perfettamente liscio e la sua serena espressione denota la consapevolezza dell’altissimo ruolo che riveste. Anche i ritratti dei dignitari delle province assumono un tono aulico destinato ai posteri  mentre i militari vengono rappresentati con aspetto eroico.
Nei successori appaiono aspetti più significativi del loro carattere come la fermezza in Tiberio, una torva ambiguità in Caligola, una insolente ambiziosità nel malinconico Nerone. Con Vitellio, arrogante e corpulento, la statuaria assume proporzioni colossali per incutere soggezione. Anche Tito ha un volto imponente, un collo taurino e capelli ricciuti.
Siamo nell’ultimo decennio del primo secolo e la moda femminile presenta acconciature complicatissime, alte, «ad alveare» trattenute «nelle spirali concentriche degli chignons e dei toupets».Traiano, primo imperatore non italico, esalta il suo ruolo di militare dall’espressione decisa e pacata e coi corti capelli a calotta. Il suo successore Adriano, invece, ama il classicismo ellenico e si mostra come un mitico greco con la barba corta e curata che gli incornicia il viso legandosi alla corona dei capelli. La bellezza si esprime sensualmente nell’amato giovane schiavo Antinoo. Il modello Adriano fa scuola fino a Commodo che vuole essere ricordato come Ercole e il trapano scava rilievi profondi nella barba e nei capelli, che si accorciano con Caracalla; anche sua madre Giulia Domna aveva ridotto l’acconciatura a una chioma ondulata aderente alla testa come una cuffia.
Con i tetrarchi (scolpiti nel porfido rosso a Venezia) si perde l’unicità dell’indirizzo e Diocleziano da Spalato coniuga monumentalismo e solennità ieratica preludio allo stile costantiniano scaturito dal trasferimento della capitale sul Bosforo e lui, Costantino,  è solennizzato come un magico dio greco, frammento d’eternità.
 

 

 

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