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La Sindone resta affascinante e misteriosa: potrebbe essere un falso ma la scienza continua a cercare risposte

La Sindone resta affascinante e misteriosa: potrebbe essere un falso ma la scienza continua a cercare risposte
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“Il reperto archeologico più sfuggente ed enigmatico della storia, divenuto punto di riferimento essenziale per la vita, il comportamento e la morale di tantissime persone”. E’ iniziata con queste parole la complessa analisi storica del professor Valerio Massimo Manfredi sulla Sindone, custodita a Torino, nel corso di una conferenza nell’Aula Magna dell’Università di Reggio. L'aula era gremita, con diverse persone in piedi o sedute in terra, venute per ascoltare, per circa due ore, le spiegazioni di Manfredi.

Al suo secondo appuntamento con la Delegazione di Reggio Emilia dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme che, in collaborazione con la sezione reggiana della Deputazione di Storia Patria, ha presentato alla città un ciclo di conferenze di approfondimento prima sulla storia dell’Ordine quindi sulla vita di Gesù, il professor Manfredi ieri si attenuto al rigore della più corretta ricerca storica, offrendo al pubblico una lettura completa del “Sacro Lino”, a partire dall’illustrazione e dall’analisi delle fonti e delle testimonianze fino ai risultati delle più recenti indagini scientifiche accolte sempre con grande attenzione dalla Chiesa stessa.
 
Lo storico e scrittore ha affrontato l'argomento dal punto di vista scientifico. E' autentica o è un falso? "L'unica prova oggettiva che abbiamo dice che è un falso", spiega Manfredi, citando gli studi al carbonio14 effettuati anni fa. Secondo quelle analisi, la Sindone risale al XIV secolo e sarebbe uno "svarione" troppo grosso, per un esame di solito attendibile come quello del carbonio14, aver sbagliato di oltre mille anni. Nonostante questo, gli storici hanno continuato ad arrovellarsi e a tentare di scoprire se risalga veramente al primo secolo e soprattutto in quale modo si sia formata l'immagine.
Lo studioso ha illustrato le diverse ipotesi formulate in tal senso; sono stati fatti esperimenti, ma nessuno è stato soddisfacente.
 
“Moltissime le ipotesi, affascinanti, tecnologiche, suggestive, artistiche, talvolta stravaganti, formulate dal Medioevo, quando per la prima volta si ebbe notizia della sua comparsa in Europa, ad oggi che hanno tentato di fornire una spiegazione al mistero - secondo Manfredi - che avvolge questo lenzuolo di colore giallo ocra, tessuto a mano con trama a spina di pesce lungo più di quattro metri, che riporta impressa l’immagine intera di un uomo flagellato, crocefisso, incoronato di spine e ferito al costato, la cui immagine presenta le caratteristiche di un negativo fotografico ed è visibile solo mantenendo una distanza di almeno due metri”.
La tradizione, infatti, identifica l’uomo con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgerne il corpo nel sepolcro, ma la sua autenticità è oggetto di fortissime controversie alle quali gli esami dei frammenti eseguiti con la tecnica del “Carbonio 14” hanno escluso che il sudario potesse risalire al I secolo dopo Cristo, datando la stoffa in un intervallo di tempo compreso tra il 1260 e il 1390 d.C.
Quando fu scattata la prima fotografia alla Sindone, nel 1898, il fotografo Secondo Pia si inginocchiò, scoprendo che sulla lastra in negativo vedeva l'immagine che sembrava di Cristo deposto... come in positivo. Significa che sulla Sindone c'è un'immagine "in negativo".
Ci sono macchie di sangue, arrivate sul "Sacro Lino" prima che l'immagine si formasse. L'uomo raffigurato, poi, ha segni di fori nei polsi (i romani piantavano i chiodi ai crocefissi in un punto circondato da ossa, non nella mano come si vede nell'iconografia religiosa) e una corona di spine all'orientale (un copricapo simile alla tiara papale, che quindi ha ferito la sommità del cranio e non la fronte).
 
Nonostante il responso del carbonio14, “i sindonologi non si sono mai arresi e la scienza continua a esaminare ed esplorare questa reliquia di cui la Chiesa non ha comunque ulteriore bisogno per provare la rivelazione di Dio, che già risiede nel canone delle Scritture sacre. La tipologia delle tracce rinvenute sul lenzuolo - ha aggiunto Manfredi - sottendono che il corpo stesso sia stato sorgente di luce e di energia tale da impressionare la tela, mentre l’unica prova certa oggettiva che abbiamo riguardo all’attribuzione della Sindone sostiene che il lino non può risalire all’epoca di Gesù”. Enigmatiche e misteriose tanto quanto l’attribuzione della Sindone le conclusioni di Manfredi, che ha detto “per il momento io non posso e nemmeno voglio dire di più”, lasciando al pubblico in sala, raccolto in un silenzio riflessivo, la libertà di andare oltre, nel campo della fede.
 
L’avv. Franco Mazza, presidente della Delegazione di Reggio Emilia dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e mons. Gianfranco Gazzotti, priore della Delegazione, hanno quindi chiuso la serata ricordando il nuovo appuntamento con l’Ordine per il 18 dicembre alle 16 presso la Chiesa di san Pietro Martire a Reggio con un concerto natalizio di musica sacra.

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  • Francesco

    20 Novembre @ 10.55

    LA RELIGIONE NON HA, NON DEVE AVERE , BISOGNO DI SUPERSTIZIONI.

    Rispondi

  • Binnu

    20 Novembre @ 09.29

    Ma basta spendere dei soldi per dare risposte a domande che nessuno pone. La fede è certezza.

    Rispondi

  • marco

    20 Novembre @ 09.03

    Francamente, di questo argomento non se ne può più.

    Rispondi

  • Gianfranco

    19 Novembre @ 22.42

    Ma che titolo è "potrebbe essere un falso" ? E' un falso conclamato e accertato senza più dubbi, ma come spesso accade distinguere tra ciò che è vero da ciò che è falso (quando lo si può fare come in questa situazione) sembra non importare a nulla, mentre invece resta l'unica chiave di comprensione del mondo che abbiamo

    Rispondi

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