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Arte-Cultura

Il segreto della camera oscura

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di Francesca Carlucci
Tra  le cose dimenticate che erano venute fuori c’era la sua tesi di laurea in psicologia. Luciana l’aveva appoggiata simbolicamente in cima alla pila del materiale che aveva deciso di portare via con sé.. Centodieci e lode per quasi duecento pagine sui comportamenti indotti.  Non un astro nascente era stata, però, ma una meteora che era andata a spiaccicarsi nella plaga del matrimonio. Ma in poco tempo suo marito Massimo, un architetto, non le aveva più chiesto di pensare, di comunicare, di esistere …Erano cominciati i tradimenti. E con i tradimenti erano arrivati  il chioccolio delle scuse sempre diverse e sempre uguali, lo stridio delle menzogne, la grandine delle umiliazioni. Guardò l’orologio ed in quello stesso istante udì il campanello del videocitofono, al cancello, e nel monitor delle telecamera vide avanzare per il vialetto l’ultima fiamma di suo marito, la più volitiva, la più tenace.   Tanto volitiva e tanto tenace da chiederle infine, fra truci minacce e patetica insistenza, un incontro chiarificatore. Le  favorite di Massimo erano sempre state incolori ed efebiche, quasi androgine, opposte a lei, almeno com’era stata… Si domandò se questa non fosse stata l’indicazione d’un’omosessualità sommersa. Avrebbe anche potuto essere uno studio interessante, osservò, e intanto andava ad aprire il portoncino d’ingresso della villa, entusiasticamente progettata un tempo come nido d’amore  inviolabile. «Si accomodi, prego», invitò.
Ma l’altra ringhiò un diniego e  subito la fronteggiò, spavalda. «Vattene!», intimò la visitatrice. Luciana sapeva che si chiamava Iole e s’era fatta una gavetta da schifo strisciando d’ufficio in ufficio in un’azienda dei dintorni. «Sto andandomene, infatti», rispose pacata ed accennò col mento alle due valigie ai piedi dello scalone. «Lascialo!» stridette Iole. «Ti diverti a farlo soffrire, a non mollarlo. Ti diverti a farci soffrire tutti e due»! Infilò la destra nella borsetta con una mossa resa goffa dalla rabbia e le puntò un revolver al petto. Luciana sapeva che aveva frequentato un corso di tiro a segno. «Sbagli», le disse. «Non sono io a trattenerlo». Ignorando l’arma andò verso il sécrétaire, si chinò a estrarre una fotografia e la mostrò tenendola davanti a sé. Iole tentennò poi allungò una mano e la prese. Eccolo là, Massimo, e proprio nel loro ristorantino sul mare, teneramente abbracciato ad una ragazza bionda e sorridente, d’una bellezza assoluta, abbagliante. «Chi è?» farfugliò Iole col pianto in gola. «So solo che è polacca e lavora in un night». La ragazza la guardò disperata.
Luciana allargò le braccia in quello che  poteva sembrare un gesto complice di comprensione.
«Sorry» mormorò, ma l’altra non intese la micidiale ironia.  Forse anche perché si udiva un’automobile avanzare per il vialetto. «E’ lui?» domandò Iole, gli occhi sbarrati, un velo di saliva alla bocca. Luciana annuì e la ragazza corse fuori. Uno, due, tre, quattro, cinque colpi e tutti conficcati nel fragore del parabrezza infranto, sovrastando il breve sbandare delle ruote  e il cozzo dell’auto, infine, contro le fioriere. Iole rientrò barcollando.  Luciana pensò freddamente al sesto colpo ancora nel caricatore e a certi passi folgoranti della sua brillantissima tesi di laurea. Nuovamente, la ragazza le puntò contro il revolver. Piangeva e rantolava frasi indistinguibili. Poi ripiegò il braccio teso, si appoggiò la canna alle labbra tremanti, aprì la bocca... Luciana osservò l’arazzo persiano del XVI secolo costellarsi d’un’esplosione di chiazze scarlatte e poi d’una scia quasi nera che l’oscurò dal centro alla base. Raccolse la foto e l’accartocciò nella mano, poi compose rapidamente il 112 e fece in modo che la voce le s’incrinasse un attimo mentre annunciava la tragedia. Molte cose sarebbero cambiate, in quella casa: si sarebbe sbarazzata della veranda liberty sul retro, del gazebo vicino alla piscina, della camera oscura…Anche di quella, sì. Pure se là dentro aveva imparato a fare tante cose utili e interessanti: foto in bianco e nero, foto a colori, e soprattutto, ultimamente, persino fotomontaggi.

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