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La penisola dei colori

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di Pier Paolo Mendogni
Parmigianino, Correggio, un dipinto di Annibale Carracci delle collezioni comunali rappresentano Parma nella grandiosa mostra, allestita a Firenze a Palazzo Pitti (fino al 12 febbraio) per celebrare i 150 anni dell’unità del paese avvenuta anche attraverso la cultura, che si intitola appunto «La Bella Italia. Arte e identità delle città capitali», curata da Maria Sframeli e da un comitato presieduto da Antonio Paolucci (catalogo Silvana Editoriale, Firenze Musei) insediatosi in occasione della prima rassegna alla Venaria.  Qui si presenta in un’edizione più «fiorentina» e mutata anche a causa degli spazi storici e del materiale esistente nei vari musei del palazzo di cui ha dovuto tenere conto l’allestimento nell’evidenziare l’identità culturale delle capitali degli stati preunitari, le quali hanno fatto scelte altamente qualificate come dimostrano le oltre trecento opere esposte, nelle quali la pittura ha la parte preminente, ma non mancano sculture, mosaici, arazzi, medaglie, mobili, codici miniati, oggettistica preziosa. Una esposizione quindi estremamente varia nei contenuti e che copre un vastissimo periodo storico che va dalla romanità imperiale ai giorni trepidanti di speranze e di entusiasmi della nascita di un’unità politico-istituzionale tra lo sventolio del nuovo tricolore che compare in diverse tele ottocentesche. «Il Risorgimento – scrive Galasso – è figlio della nazione italiana e non già la nazione italiana è figlia del Risorgimento». Quando infatti Stendhal, il sottotenente Henry Beyle, a diciassette anni giungeva a Milano scriveva «in una mattina di primavera, entrando nel più bel paese del mondo....»; e quel paese non era solo la Lombardia, ma Parma, Roma, Napoli, Firenze: le tappe di un pellegrinaggio artistico nei luoghi dove i grandi maestri avevano dato vita a «scuole» che poi si sono contagiate, anche perché gli artisti si muovevano insieme alle loro opere. Sono queste particolari caratteristiche del linguaggio di ogni capitale culturale che vengono sottolineate nel lungo percorso espositivo, introdotto da Roma con i suoi miti, la sua storia: Romolo e Remo allattati dalla lupa (Peter Paul Rubens), la seducente «Afrodite accovacciata» del secondo secolo come il palestrato «Fauno ebro». Paesaggi di Van Wittel, Canaletto, Joli illustrano la città mentre Piranesi descrive scenografici resti d’antichità. Attraverso i busti degli imperatori la storia romana si lega a quella della Chiesa (coi busti dei papi di Bernini, Algardi, Canova): «caput mundi», seppur in modo diverso. Firenze invece sottolinea il suo ruolo di culla della lingua e letteratura italiana con Dante, Petrarca, Boccaccio (di Andrea del Castagno) ma anche della rinascita dell’arte italiana con Giotto, Brunelleschi, Donatello, Botticelli, Raffaello, Michelangelo, affiancati dal loro munifico sponsor, Lorenzo il Magnifico. L’apporto della Scienza viene da Galileo Galilei mentre il contributo al Risorgimento della seconda capitale d’Italia è indicato dalla giovane donna che cuce la bandiera (di Odoardo Borrani). La prima capitale è stata Torino e Tetar van Eleven ha illustrato con ricchezza di particolari «L’apertura del primo Parlamento italiano» nel 1861. I Savoia compravano opere di artisti famosi (Orazio Gentileschi, Cairo, Pittoni, Giaquinto) e da altri si facevano ritrarre, come Van Dyck lo straordinario fiammingo che nella ricca Genova ritrae un giovane gentiluomo di casa Spinola mentre Giovanna Spinola Pavese è sontuosamente rappresentata da Rubens.L’altra grande città marinara, Venezia, si tinge di colori vivaci che caratterizzano secoli eccelsi di storia, di economia, di arte: da Tiziano a Tiepolo, da Veronese a Canova; il vedutismo ha avuto qui la sua culla e con Canaletto e Bellotto si è sparso in tutta Europa. Bologna con i Carracci e Reni (ampiamente rappresentato) ha tramandato un classicismo che trova le sue origini a Roma ma anche nel Correggio che, vedi la Madonna Campori, ha saputo coniugare spiritualità e sensualità, a differenza del Parmigianino che ha dipinto, come la «Schiava turca», dame di una raffinata, astratta eleganza. Da Parma è giunto pure l’armonioso dipinto di Annibale Carracci «Cristo e la cananea». Che il Correggio abbia guardato Leonardo trova conferma nella Testa di Cristo del maestro vinciano che rappresenta la Lombardia insieme a Foppa, Bramante, ai controriformisti pittori seicenteschi e alle splendide armi uscite dalle prestigiose botteghe milanesi. Napoli col suo fasto spagnoleggiante e Palermo con le intriganti suggestioni arabeggianti chiudono questo affollato tour italiano. Dalla Sicilia giungono bacini e candelieri arabi, rigogliosi trionfi di corallo di maestranze trapanesi, il mitico arrivo di Garibaldi a Palermo descritto da Fattori a cavallo dietro un manipolo di camice rosse nel vittorioso assalto a Porta Nuova. A Napoli, Caravaggio ha portato un realismo che viene esasperato in asprezza da Ribera e più tardi da Gaspare Traversi mentre Luca Giordano lo sublima nella dinamica luminosità del barocco. Poi il paesaggio da quello storico con l’eruzione del Vesuvio a quello invitante delle dolci marine azzurrine, non ancora violentate dalla cementificazione. 

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