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Usa, ignoranza in gonnella

Usa, ignoranza in gonnella
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Laura Pioli

Nella seconda città più ricca d'America, New Canaan, Connecticut, dove la gente non chiude le proprie case a chiave e lascia le macchine di lusso aperte nei parcheggi dei supermercati, ho incontrato una donna sposata con il gemello di un pittore di caricature di personaggi famosi americani, ossessionata da etichette e ordine all'interno della propria casa. Non scherzo quando dico che ho visto un'etichetta adesiva messa come confine tra una stanza ed un'altra, che cita a grandi lettere «Non oltrepassare. Da qui ci penso io».  Una cabina armadio con giacche messe in ordine di lunghezza, partendo da quelle senza maniche fino a quelle con doppio piumino incorporato. Una parete di cappelli messi in ordine di colore, dal più chiaro al più scuro. Una cucina organizzata secondo etichette, coltelli solo dove appare la scritta «coltelli», piatti di vetro solo dove si legge «piatti di vetro». Il frigo. Avreste dovuto vedere il frigo. Sulla destra solo yogurt e burro, con rispettiva etichetta sotto, sulla sinistra solo succhi. In alto solo cibi sott'olio, in basso solo verdure. Tutto perfettamente organizzato e stabilito in anticipo. Così come l'etichetta comanda. Ho incontrato un'altra donna, successivamente, a cui invece importa ben poco della casa. La sua casa è solo una conseguenza del suo essere: rispecchia perfettamente ciò che lei rappresenta. Nella seconda città più ricca d'America c'è anche l'eccezione. E questa donna lo è chiaramente. Sfatta, sempre spettinata, capelli da «mi sono appena svegliata ma li lascio così tutto il giorno», vestiti vecchi, usati, riciclati? Scarpe distrutte dal cane che ama mordicchiarle, un marito che ha solo camicie e pantaloni bucati ma che a quanto pare non rappresentano un problema. Straccione è bello. Lasciarsi andare gli piace. Una casa che grida al mondo chi sono loro. Sporca, peli di cane ovunque, letti sfatti, piatti sporchi, canovacci bucati e lasciati andare, mai cambiati.
Cosa ci fa una famiglia che arranca per arrivare a fine mese, che cucina solo la domenica sera e fa mangiare al proprio pargolo avanzi per tutta una settimana, in una cittadina composta solo da ville di milionari? Ho conosciuto poi una terza donna, che usciva urlando della propria casa, con un pezzo di legno conficcato nel dito anulare, mentre il marito cercava di calmarla e farla salire sul loro macchinone nero, in una corsa veloce verso l'ospedale.
La quarta donna a cui riesco a pensare, è quella dalla sciarpa azzurra di cashmere. E' arrivata a casa nostra giovedì pomeriggio, avvolta nella sua nuvola di profumo, mano nella mano con il suo marito perfetto, ex giocatore di football americano, e i suoi quattro figli calmi, educati, e ben vestiti. Mi ha stretto la mano in quel modo delicato, che pone però un certo distacco. Mi ha educatamente chiesto da dove vengo, cosa voglio fare nella vita, quali sono i miei interessi e qual è la mia opinione sulla politica italiana. Come se quest'ultima cosa avesse qualcosa a che fare con le precedenti domande. Donna che ti ascolta ma non è davvero interessata a quello che stai dicendo, sembra piuttosto persa a pensare a quali saranno i prossimi affari di stagione al centro commerciale, e a quanto è stata fortunata ad aver incontrato un uomo così bello che l' abbia sposata. E certamente a come sono belli i suoi figli. Arriviamo infine a due  categorie di donne con cui ho avuto a che fare nella cittadina classificata al secondo posto come la più ricca d'America: la giovane, età circa intorno ai vent'anni, quindi mia pari, e la signora anziana, intorno ai settant'anni.  Voglio partire dalla signora anziana, poiché una cosa che mi ha colpito particolarmente è che come tutte le signore americane della sua età che ho avuto modo di conoscere, anche questa graziosa figura dal cappello marrone scuro, non è del tutto naturale.  Si è sicuramente rifatta qualcosa in faccia, a prima vista direi naso e bocca.
La sua prima domanda diretta è stata se mi considero ormai americana o ancora italiana. Come se stando in un paese per solo un paio di anni si riuscisse a perdere del tutto la propria origine. «Mi considero italiana signora. O almeno questo è quello che dice il mio passaporto». La seconda è stata su come gestiamo il problema del fumo in Italia. Sembra proprio che queste donne non riescano a collegare due domande logiche tra di loro, prima una, poi magari una seconda che almeno abbia anche vagamente qualcosa in comune con la prima. Ma niente. Non se ne parla. Il cappello marrone scuro e piumato che indossa è sicuramente un dettaglio interessante, come anche il bastone a cui si aggrappa mentre cerca di raggiungere la sala da pranzo. Si siede e non aspetta nessuno. Inizia a mangiare.
La giovane invece, dal viso solare e paffuto, mi dice di essere una grande lettrice. Una cosa in comune. Finalmente. Ma quando poi esordisce dicendo che non sa bene in che continente sia collocata l'Italia, le mie braccia tendono un po' a cascare. Mi racconta che la sua vita è nell'Upper East Side e che è un'insegnante a Brooklyn. Che il venerdì sera le piace uscire con le sue amiche, e il sabato mattina lo passa poi a letto, cercando di far passare la sbornia. A Natale vuole andare in Australia (siamo certi che sappia dove si trova sulla cartina geografica? E meno male che fa l'insegnante..).
Ho avuto a che fare con parecchie donne in quattro mesi e mezzo di soggiorno americano, e una cosa che le accomuna parecchio è la loro «non cultura», per dirla in un modo carino. Ho conosciuto una donna a Seattle che abitava lì da quattro anni, ed era convinta che la libreria pubblica della città fosse il City Hall.
Una donna che era laureata ad Harvard, ma che non andava oltre a ciò che era davanti a suoi occhi. Quella donna ha solo un pezzo di carta in mano. Una donna che continua a sorridere e parla con accento civettuolo, una donna arrabbiata al supermercato, una donna straniera in un paese straniero.   Le americane danno ai loro figli un bicchiere di latte ogni sera prima di andare a dormire, e amorevolmente preparano loro   il pranzo al sacco ogni mattina. Forse non sono così diverse da noi: c'è un oceano in mezzo, ma forse non così tanta acqua che ci separa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • angelas

    15 Dicembre @ 15.21

    ma che articolo e'? una collezione di macchiette? E se lo e' che senso ha il titolo, che fa pensare il lettore che le donne nord americane sono tutte ignoranti?

    Rispondi

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