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Arte-Cultura

Una trama per sopravvivere

Una trama per sopravvivere
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di Lisa Oppici
Una studentessa che vuole raggiungere i suoi genitori in India, un veterano, una donna cinese con la nipote diciassettenne, una coppia di anziani spossati dalla vita, un musulmano con tante domande in testa. Tutti raccolti in un ufficio consolare indiano, in America, per richiedere un visto.Sono loro, insieme al dirigente dell’ufficio e a una funzionaria, i protagonisti di «Raccontami una storia speciale», della scrittrice indiana Chitra Banerjee Divakaruni (Einaudi): nove personaggi, una comunità. Tutti racchiusi in uno spazio che diventa una sorta di palcoscenico, il luogo di una convivenza forzata nella quale alla parola è assegnato un ruolo centrale. Quando un terremoto li blinda lì dentro, tra soffitti crollati e acqua che inonda progressivamente i pavimenti, la studentessa, Uma, pensa infatti alla parola come strumento cui aggrapparsi per sopravvivere: per sperare. E lancia la proposta del racconto come zattera per la salvezza. Già, perché le storie, sembra dire l’autrice, possono, forse, salvare la vita. «Se non stiamo attenti, rischiamo di peggiorare molto la situazione. Possiamo sfogare le nostre tensioni gli uni sugli altri  e magari finire sepolti vivi. Oppure possiamo concentrarci su qualcosa di interessante. Ciascuno di noi potrebbe raccontare un episodio significativo della propria esistenza. Abbiamo tutti una storia. Non credo che nessuno possa trascorrere la vita senza che gli capiti almeno una cosa speciale», dice Uma nel testo, lanciando di fatto la sfida ai compagni di sventura. Non è un caso che Chitra Banerjee Divakaruni citi Chaucer, che lo inserisca fisicamente nel romanzo con una strizzatina d’occhio iniziale («Uma chiuse di scatto il libro di Chaucer che aveva portato con sé per rimediare alla lezione di letteratura medioevale cui non avrebbe potuto assistere all’università»); avrebbe potuto citare anche Boccaccio, sempre per la scelta della cornice e dei racconti in essa inseriti. Qui la «brigata» per esorcizzare la paura sceglie di narrarsi storie, in una sorta di universo chiuso e in un tempo – non tempo che non è se non attesa. Le storie diventano una sorta di scandaglio, di specchio: diventano il modo attraverso il quale l’autrice entra nei suoi personaggi e ce li descrive (pur indirettamente), restituendone un’intimità vera, senza filtri, radicata appunto nei ricordi. I racconti ci mostrano i personaggi in altri contesti, ci mettono a parte di segreti più o meno inconfessabili, li avvicinano gli uni agli altri abbassando o eliminando barriere e pregiudizi, li costringono spesso a un confronto con se stessi. E in questo quadro il terremoto può esser letto anche come una metafora dell’oggi: del caos quasi «emergenziale» del nostro tempo, dove ci ritroviamo ridotti a una convivenza quasi elementare come in un’assurda trincea.Con la sua scrittura chiara e diretta, puntando proprio sulla limpidezza come cifra espressiva prioritaria, Chitra Banerjee Divakaruni (ri)assegna alla parola, e soprattutto al racconto, un valore supremo: e ne fa l’unico autentico porto sicuro in cui rifugiarsi nelle avversità. Il suo libro, piacevole dalla prima all’ultima pagina, è importante anche per questo: per il suo valore metaforico e per il suo «messaggio». Un racconto ci salverà, e non è affatto poco. 

Raccontami una storia speciale - Einaudi, pag. 245,  20,00 

 

 

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