Arte-Cultura

Re Magi, luce di fraternità

Re Magi, luce di fraternità
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di Francesco Mannoni

Un’antologia composta da testi di padri della chiesa, teologi e scrittori che hanno scelto di dedicare la propria attenzione ai Re Magi, «vedendo in essi la prova esemplare del fruttuoso connubio tra mondo antico e rivelazione cristiana, sapienza e fede», è un intelligente compendio per capire l’importanza di questi grandi del passato che giunsero a Betlemme da paesi lontani per adorare Gesù Bambino. Transitando da Alano di Lilla, Marsilio Ficino, Jacopone da Todi, Leone Magno, Prudenzio, Marco Polo, Lope de Vega, Goethe, D’Annunzio, Anatole France, Lewis Wallace fino a William Butler Yeats, lo scrittore Luca Scarlini ha curato «Il Natale dei Magi»  (Einaudi, pp.266, ¤ 16), riportando le «cronache d’autore» di un avvenimento visto in diverse prospettive. «Mi è sembrato interessante riverificare il viaggio dei Magi - commenta Scarlini -, andando a vederlo entro certi limiti, perché le tradizioni sono diverse in tutti i paesi del mondo, e anche la formazione letteraria di questo mito nel corso dei secoli è stata estremamente elaborata. A me interessa l’immagine dell’altrove che per quanto riguarda la civiltà occidentale sono l’immagine basilare di una sapienza che noi prendiamo da un’altra civiltà e, come diceva Goethe, sono un mito antirazzista per eccellenza». 
Non le sembra che le figure dei Magi siano anche un po' idealizzate, talvolta raccontate come una fiaba?
Sì, anche perché sono figure dirette di saggezza che vanno a costituire la parte migliore dell’immaginazione. I Magi portano pace con l’oro, l’incenso e la mirra, simboli di riconoscimento del potere di un re che in realtà è un bambino povero nato in una mangiatoia. La storia dei Re Magi è anche il più perfetto lieto fine che la cultura occidentale abbia prodotto: di un bambino - braccato da Erode - che non aveva niente per poter vivere, i Magi riconoscono la regalità nel luogo più disgraziato della terra. Credo che c'entri molto anche questo nella saggezza e nell’autorevolezza dei Re Magi che sono belli e coloratissimi. Rappresentano l’Oriente anche nei vestiti, e se si guardano le iconografie appaiono davvero come principi delle favole raffigurati da grandissimi pittori.
In quale dipinto, secondo lei, sono meglio rappresentati?
Penso alla famosa Cappella Medici a Firenze dipinta da Benozzo Gozzoli dove c'è anche Lorenzo il Magnifico assieme ad altri giovani in ricchissime vesti, come se fossero l’immagine di un mondo perfetto e meraviglioso che può interagire con il nostro. Nel Rinascimento i Magi interessavano moltissimo gli intellettuali neoplatonici fiorentini che si trovarono nella posizione di attuare un cortocircuito culturale tra le icone bibliche e uno dei maggiori eventi di quell'epoca: la fine di Bisanzio, che disseminò in Occidente moltissimi sapienti orientali di ogni disciplina.
Il fatto che questi personaggi reali si uniscano ai pastori per adorare il Cristo, può essere inteso come una prima idea di globalizzazione?
I magi sono il punto di connessione con l’Oriente e vengono uniti in sintesi dialettica ai pastori, rappresentando due categorie umane unite dall’epifania di Cristo, per «miracol mostrare»  al mondo tutto. Si deve riconoscere che queste saggezze che s'inchinano al Messia, avrebbero a che vedere, come dicono gli studiosi, con il culto di Zoroastro in Persia che era la prima religione strutturata così come noi oggi pratichiamo la religione cristiana. Questa pratica religiosa aveva a lungo tentato di esercitare l’egemonia in tutto il mondo, prima nelle lotte contro i greci e poi contro i bizantini. 
Dal Rinascimento in poi i Re Magi sono meglio definiti: Melchiorre incarna la vecchia Europa, Baldassarre l’Asia e Gaspare l’Africa. L’unificazione del mondo conosciuto?
Assolutamente sì, tanto che in un noto affresco del convento portoghese di Vizeu, è stato aggiunto un capo indio che rappresenta un quarto re magio. Questo perché i Re Magi sono la rappresentazione dell’altro, e nel corso dei secoli gli abbiamo dato le incarnazioni che le scoperte geografiche, il colonialismo e la concezione del mondo via via ci fornivano.
La figura del quarto re magio, a chi s'ispira?
Il quarto re magio è una figura che umanizza anche gli altri tre. Ci sono varie storie, ma io riporto quella di uno scrittore tedesco il quale racconta che il quarto re magio era in ritardo e non era riuscito ad arrivare in tempo per la nascita del Messia. Ma poi era presente alla crocefissione incrociando il suo destino con quello di Gesù. E' così che questo incontro perfetto dei sapienti di Oriente e Occidente, alla fine trova il proprio compimento: anche i Magi sarebbero morti martiri a Gerusalemme. dove sarebbero tornati per narrare le loro imprese di evangelizzazione.
Per quale ragione in Messico c'è il più grande santuario dedicato ai Re Magi?
Forse perché si tratta di un popolo molto mescolato che del viaggio ha fatto una metafora dell’esistenza, e i Magi viaggiatori, possono aver trovato un’efficace identificazione da questo punto di vista. Ricordo che per molte civiltà il Natale non è importante, ma ciò che conta è l’arrivo dei Magi e i culti popolari legati all’epifania, alla Befana. In Italia fino agli anni Sessanta, la Befana era molto più popolare di Babbo Natale che oggi la fa un po' da padrone nelle feste natalizie.
Magi e Befana: da cosa nasce questa associazione?
Gli studiosi di folclore dicono che sarebbe un personaggio minore del corteo dei Magi, una donna vecchia che li avrebbe seguiti durante il viaggio. E’ un personaggio che compare in parecchie culture, rappresenta anche l’inverno che può, per miracolo, trasformare in primavera.
Perché il mito dei Re Magi ha le radici più profonde nell’Asia Minore?
In Oriente avranno avuto le maggiori rielaborazioni. Dipende anche dal fatto che in questo mondo è stratificata l’eco delle lezioni dell’immaginazione che arrivano dal Medio Oriente dove molti dei miti cristiani più radicati sono stati elaborati. 

Il Natale dei Magi - Einaudi, pag. 26616,00 

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