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E' morto Fruttero, la metà di Lucentini

E' morto Fruttero, la metà di Lucentini
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Mauretta Capuano

TORINO - Se ne va anche l’altra metà di uno di più celebri sodalizi letterari italiani. Dieci anni dopo Franco Lucentini, è morto ieri, a 85 anni, Carlo Fruttero, nella sua casa di Castiglione della Pescaia.

Lo scrittore torinese, nato nel 1926, aveva dato vita con Lucentini nel 1952 alla famosa «ditta» di giallisti, giornalisti e traduttori Fruttero & Lucentini che si muoveva nel crocevia intellettuale della Torino einaudiana dell’epoca.

Lo «zapping notturno tra i libri nel letto»; il fritto di paranza, «quei pescetti meravigliosi» da prendere «con le mani, non con la forchetta!»; le camminate con il padre e con l'amico Franco Lucentini con il quale «ridevamo delle stesse cose» e così «capimmo che eravamo fatti per collaborare» erano per Fruttero tra le cose fondamentali della vita e tra i ricordi più belli, come aveva raccontato nel 2010 in un appuntamento speciale di «Che tempo che fa» di Fabio Fazio su Rai3.

E ancora, parlando del rapporto con Lucentini: «L'ho capito in ufficio, a Torino (da Einaudi, ndr), che potevamo essere amici. Lui faceva il lettore, lo scout, pagato 3 lire per Einaudi a Parigi, abitava a Monmartre, naturalmente, e veniva fino a Torino in moto... un viaggio spaventoso. Alla fine si stabilì anche lui a Torino, per essere vicino alla casa e... alla cassa, se non andavi tu a chiedere i soldi... Capimmo che eravamo fatti per collaborare. E poi abbiamo deciso di provare a mettere insieme un romanzo. Facemmo “La donna della domenica” e fu una fortuna». Uscito nel 1972, il bestseller di ambientazione torinese diventò uno dei film più amati di quegli anni, diretto da Luigi Comencini nel 1975.

Appassionato di fantascienza, sempre con Lucentini, dal 1961 al 1986, Fruttero ha diretto la collana di fantascienza «Urania» per Mondadori con cui sono usciti i suoi ultimi libri: «Mutandine di chiffon. Memorie retribuite» del 2010 e, nello stesso anno, «La patria, bene o male», scritto con Massimo Gramellini.

La morte di Franco nel 2002 fu un duro colpo. Fruttero smise di scrivere per alcuni anni. Riprese nel 2006, quando uscì «Donne informate sui fatti» (Mondadori) che, dato per superfavorito al Premio Campiello nel 2007, arrivò invece ultimo con 28 voti lasciando il podio alla giovane sceneggiatrice Mariolina Venezia con «Mille anni che sto qui» (Einaudi). Una delusione per lo scrittore che commentò: «La gente che amava i nostri libri, lo comprerà almeno per vedere come me la cavo senza di lui». E aggiunse anche: «La giuria popolare è orientata verso un certo tipo di narrativa, diversa dalla mia. Sono lettori medi, o medio bassi. Il pubblico popolare preferisce quello, non sto a tormentarmi molto».

Ma subito dopo era arrivato un altro riconoscimento: il Premio Chiara alla carriera e nel 2010 Fruttero è stato il primo vincitore del Campiello alla carriera.

Per molti anni traduttore di autori come Beckett e Salinger, prima di incontrare Lucentini, Fruttero - che ha curato, con Sergio Solmi, «Le meraviglie del possibile. Antologia della fantascienza» (Einaudi, 1959) ed è autore fra l’altro di  «Visibilità zero. Le disavventure dell’on.Slacca» (Mondadori) e di «Ti trovo un po' pallida» - negli ultimi anni aveva raccontato in una postilla la storia di come era nata la favola «Il calabrone che ci vedeva poco» (Gallucci). Unico e inedito testo per i bambini scritto da Franco Lucentini partendo da una piccola storia che Fruttero aveva inventato per suo nipote.

Tanti i libri scritti con l’amico fra cui «A che punto è la notte» (Mondadori), «La prevalenza del cretino» (Mondadori) e «L'amante senza fissa dimora» (Einaudi).

I cinque titoli fondamentali della letteratura, per Fruttero erano: «I Promessi Sposi» di Manzoni, «Candide» di Voltaire, «Le avventure di Pinocchio» di Collodi, «Madame Bovary» di Flaubert e «I demoni» di Dostoevskij.

«Ha vissuto gli ultimi mesi - racconta Ernesto Ferrero, direttore del Salone  del libro di Torino - seguendo la cronaca con la solita curiosità, divertito per le bizzarrie e le stupidaggini che capitavano nel mondo. Lavorava con la figlia Carlotta  divertendosi addirittura a limare con lei l’annuncio funebre, “circondato dall’affetto dei suoi cari” eccetera. Diceva che per il “dopo” gli sarebbe piaciuto un party in giardino. Ecco, se ne è andato con questo spirito».
 

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