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"Diabasis sempre più legata a Parma"

"Diabasis sempre più legata a Parma"
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di Lisa Oppici
E' un pezzo importante dell’editoria locale, vent’anni di storia targati Reggio Emilia ma legati a filo doppio con Parma, in una sorta di autostrada lastricata di libri.  
Diabasis, la casa editrice fondata nel 1988 da Alessandro Scansani (scomparso lo scorso aprile) e Giuliana Manfredi, non muore.  Al contrario, rinasce: e in questa rinascita c’è tanto di Parma, a testimoniare un legame profondo capace di andare al di là dei campanili. 
Rinasce partendo dalla sua identità forte (quella di una casa editrice attenta al suo territorio e alla storia - alla vita - di questo, ma aperta al mondo), dal patrimonio di cultura che ha saputo costruire in questi anni, da un catalogo di centinaia di titoli che costituisce una base solida e «di peso» per poter riprendere a camminare. 
Dopo la liquidazione, Diabasis è pronta a rimettersi in marcia grazie a una nuova società, la Diaroads srl, che ha molte sponde nostrane: dal presidente Mauro Massa, direttore delle relazioni esterne di Chiesi Farmaceutici, al consigliere d’amministrazione Umberto Squarcia  a Giuseppe Massari, già colonna parmigiana della vecchia Diabasis. 
«È tutto qui: un gruppo di persone ha deciso di ''non dimenticare'' il catalogo di Diabasis. Nel percorso di liquidazione della vecchia Diabasis – spiega Massari - questo gruppo ha posto come condizione l’acquisto del catalogo, che è un bene importante in senso economico ma soprattutto in senso culturale. Da quel catalogo ripartiamo, con l’idea di continuare quella linea culturale». 
Diaroads dovrebbe fungere da «traghettatrice» verso la nuova Diabasis, che dovrebbe assumere la struttura di una public company. 
«Si stanno raccogliendo le sottoscrizioni, e devo riconoscere che l’interesse è tanto», continua Massari, che delle persone impegnate per la rinascita della casa editrice dice: «Ho trovato Umberto Squarcia, Giuliana Manfredi e altri amici, e ho visto il presidente Massa particolarmente determinato, molto piacevolmente sorpreso da questo catalogo di cui condivide il sostrato culturale». 
Tanta Parma, ancora: «È una casa editrice che da Parma ha preso molto: della Parma cosmopolita – osserva Massari -, che non è solo Parma ma anche qualcosa di più. C’è un innamoramento verso  questa Parma che è quella dell’Officina, ma anche quella dossettiana e riformista, non fracassona né rumorosa. Ora credo che Diabasis sarà anche più parmigiana di prima, naturalmente fermo restando che l’orizzonte cui si punta è nazionale. Parmigiana nei nomi, nelle idee, nei contributi intellettuali. Parma dice ancora moltissimo». 
E c’è chi ipotizza addirittura un trasferimento della sede proprio a Parma. La parola d’ordine con cui guardare al futuro è «continuità».
Una continuità dinamica, non senza qualche spruzzata di novità: per stare al passo con i tempi, proporsi al meglio al pubblico e trovare il giusto spazio in un mercato che nel complesso è in sofferenza. 
«Il legame con i collaboratori storici e con i direttori di collana resta sostanzialmente tal quale, con qualche innesto. Sulle collane faremo ordine, mantenendo comunque le anime fondamentali: filosofia, geografia del territorio anche applicata alla politica, narrativa... Abbiamo già in testa i prossimi volumi, tra cui l’opera omnia di Italo Podestà e la riedizione di un libro fondamentale sulla Resistenza, ''Dal Ventasso al Fuso'', di Mario Rinaldi e Massimiliano Villa. E se questi sono ancora progetti, un’uscita certa prossima già c’è: gli atti del grande convegno su Malerba di un paio d’anni fa». 
Altro elemento di continuità, l’attenzione al territorio.
 «Dal Po all’Emilia Nord-Ovest e alla dorsale tirrenica, come sempre», conferma Massari. 
E proprio «Parma e il suo territorio» s’intitolava una delle collane della vecchia Diabasis: «In quella collana abbiamo pubblicato volumi fondamentali, basti pensare a quello di Moreau de Saint-Méry curato da Carla Corradi Martini. La collana ha avuto una sospensione ma vorremmo continuarla», dice Massari, che in conclusione ricorda Alessandro Scansani: «Ha lasciato un grande vuoto; era una fucina di idee, era entusiasta, era un uomo che non si fermava mai, aveva contatti straordinari. Se tutto ciò continua, continua per non disperdere questa esperienza». 
 
 

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