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Lezione di speranza

Lezione di speranza
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di Rita Guidi

E’anche nel sorriso di nipoti e pronipoti, la forza dei suoi novant’anni: non (inutile) tensione di muscoli ma sforzo intellettuale, imperativo morale. Un prezioso bagaglio di saggezza che diventa assai più  di una «lettera» alle giovani generazioni.
 Questo «A un giovane italiano» (Rizzoli, 128 pagg., 14 euro) di Carlo Azeglio Ciampi è  un affettuoso (e preoccupato) passaggio del testimone; una riflessione che diventa un partecipe appello ai ragazzi di oggi. Con lo sguardo di un padre (che è stato Presidente – del Consiglio e della Repubblica, oltre che Governatore della Banca d’Italia ), con l’esperienza di un nonno (anagraficamente, ce lo concederà) al quale gli anni hanno regalato la saggezza di come guardare al futuro, Ciampi interpreta per i giovani i grandi fatti della più recente storia, e poi affida loro il presente. Un orizzonte da vivere da protagonisti attivi, forti di poche certezze da difendere nel groviglio liquido e ingannevole di mille difficoltà. 
Non esita a tracciare una cupa similitudine, del resto, Ciampi, tra quel mondo di macerie del dopoguerra che lo vedeva poco più  che ventenne, e la – ben peggiore – distruzione del tessuto sociale e delle fondamenta etiche di quello attuale. 
«...Un indecente cocktail in cui tutto è irrilevante ed eccezionale nello stesso tempo – scrive l’autore, citando un dialogo tra Claudio Magris e Giulio Ferroni, nelle note introduttive – in cui trionfa una convertibilità di ogni cosa in ogni altra che investe la persona umana e in cui cade ogni distinzione tra zapping di sciocchezze, arte, pubblicità, imbonimento, escort e reliquie di Padre Pio. Viviamo nella società dell’indifferenza e dell’insignificanza». 
Di più. Viviamo in una società confusa («Un tempo un giovane cercava la compagnia dell’adulto in grado di farlo sortire dal suo stato di adolescente. Oggi tale promozione è temuta, sono piuttosto gli adulti che imitano gli adolescenti»); in un clima di indegnità e inettitudine politica («in politica vivere alla giornata è morire all’imbrunire»); in una crisi sistemica, gravata (e in parte causata) da «soggetti che hanno fatto della finanza (quella finanza che dai manuali di economia apprendemmo essere al servizio della produzione, dello scambio, dello sviluppo) la foresta dove appagare appetiti ferini, dove impera la legge non scritta del cinismo, del disprezzo di ogni valore che non sia quello del guadagno». 
La radice di un guasto che non è solo recente, certo. Ciampi ricorda la mancata gestione del cambiamento, gli ideali confusi del Sessantotto, addirittura un 8 settembre che non si è mai davvero ricomposto nel rancoroso e fragile suolo d’Italia. 
Eppure... Eppure – oggi come nel ’45 – vede negli occhi e nell’energia dei giovani, (nondimeno che nel grido nuovo degli indignati) la possibilità (contro tutte le previsioni, contro tutti i no) di cambiare, di ricostruire. La vita è «res severa», ma «tu, giovane amico, puoi farcela», insiste, «se non ti spaventa l’impegno, se vorrai e saprai mobilitare le tue risorse di intelligenza, volontà, coraggio, forza morale (...) Non aver paura di osare, non permettere alla rassegnazione di fermare i tuoi passi, non imboccare scorciatoie o vie traverse. Non sacrificare la tua dignità». 
Del resto è quella la strada di sempre, «i valori essenziali per l’essere umano (che qui non sono quelli dell’economia)», dopo le bombe e i totalitarismi del secondo conflitto, come nella bufera di oggi, della vita e della storia. «Libertà, uguaglianza, comunità, solidarietà, rispetto, dignità – insiste Ciampi definendole «parole chiavi ricorrenti» in questa sua intensa riflessione – sono disposte come fili dell’ordito; servono a disegnare il tessuto della società». 
Sempre, ovunque, in ogni situazione: per questo vorrebbe un’Europa più  solidale (altrimenti che unione è?), e soffre (come anni fa gli italiani) le sofferenze e lo sfruttamento degli immigrati. Per questo scrive e ci scrive. Perché se «novant’anni sono molti per continuare a nutrire fiducia; eppure non posso dirmi pessimista»: il sorriso dei suoi nipoti, dei nostri bambini, dovrebbe (ri)cominciare a guidarci. 
A un giovane italiano - Rizzoli, pag. 128 14,00
 

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