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Arte-Cultura

Dedica di un'anima pelosa

2

di Maria Denis Guidotti

Sono ormai dieci anni che convivo con te e, dopo tutto questo tempo, posso reputarmi appagato del nostro cammino di vita. Quando ci siamo conosciuti, i nostri incontri erano basati per lo più sull’apprendere le nostre abitudini, i nostri desideri e sogni. Abbiamo deciso di sfidare la sorte e, senza mettere in conto eventuali difficoltà, ci siamo da subito affidati l’uno all’altro, iniziando così la nostra convivenza. Ogni giorno che passava prendevamo atto dei nostri limiti, capivamo da uno sguardo quanta tensione, rabbia o malcontento portavamo all’interno della nostra casa. Ci siamo sempre rispettati nei confini invisibili, e mai stabiliti della linea di demarcazione dei nostri spazi vitali. Non abbiamo mai avuto necessità di tante parole; ci bastava uno sguardo, una frase sussurrata o un solo movimento della bocca per essere in perfetta sintonia e sincronizzazione: due corpi e un’anima. Ho sempre apprezzato la tua determinazione nel volermi dare voce, quando certe circostanze lo richiedevano, ed io mi chiudevo nel mutismo assoluto, ritirandomi in un angolo tutto mio a testa bassa e occhi mesti. Sei stata il mio specchio riflesso: ho avuto la tua mente, la tua forza, la tua sensibilità e, soprattutto, il tuo amore. Sono certo di essere riuscito nel mio intento di fiducia e fedeltà perché, grazie a queste «armi», ti ho ripagato costantemente.
Ogni tuo malessere era il mio: con delicata discrezione, mi mettevo vicino a te e senza proferire verbo alcuno ti osservavo, recepivo quando il dolore si accentuava o ti dava un poco di tregua ma in tutto questo, ero sempre al tuo fianco. Non ho mai permesso a nessuno di intromettersi tra di noi, ho sempre difeso il nostro legame con le unghie e coi denti.
Ogni volta che ti vedevo uscire dalla porta per iniziare la tua giornata lavorativa, aspettavo un tuo bacio, il tuo saluto e poi osservavo il vuoto dietro di te. Quando rientravi ero sempre lì ad accoglierti. Sentivo il cancello aprirsi ed ero già in agitazione; la mente diveniva un turbinio di idee per vedere il tuo sorriso di ringraziamento alla sorpresa che ti avrei donato al tuo ingresso in casa. Hai sempre apprezzato ogni mio sforzo e l’hai ripagato donandomi tanta felicità, unita alla conferma di essere parte integrante della tua vita.
Nei momenti di difficoltà, nel dolore e nello sconforto, ho visto i tuoi occhi piangere, il naso affogare in un quantitativo spaventoso di fazzoletti; ho sentito la tua voce triste, interrotta da singhiozzi, ma poi ti è bastato guardarmi fisso negli occhi e come per magia ho rivisto un timido sorriso illuminare il tuo viso. Passato temporaneamente il momento buio, ci mettevamo entrambi sul divano, avvinghiati l’un l’altro, e tu come un fiume in piena, iniziavi a travolgermi con un sacco di parole e problemi a cui poi trovavi, tu stessa, la soluzione. In silenzio ti osservavo; non ho mai cercato di controbattere le tue opinioni, anzi le caldeggiavo prodigandomi in qualsiasi gesto di affettuosa tenerezza.
La mia felicità era al massimo quando scorgevo, da sotto le tue ciglia, gli occhi che s’illuminavano di giubilo.
Nel tempo libero abbiamo condiviso i nostri hobby, senza mai prevaricarci e tantomeno irritarci. Ricordi quando, per un certo periodo, avevi deciso di impostare la sveglia mattutina alle cinque per andare a passeggiare nei  viali della città?
Non era una cosa che gradissi moltissimo, soprattutto durante le giornate invernali di neve, ma pur di starti accanto abbandonavo mio malgrado la «cuccia» calda per seguirti. Il vederti felice, rilassata ed appagata era per me un ottimo incentivo per condividere quei momenti magici che tanto decantavi. Anche quando ero stanco, di buon grado ti accompagnavo nella tua quotidianità. Sono sempre stato silenziosamente rapito dal tuo viso che s’illuminava quando ricevevi un qualsiasi gesto di cortesia che ti veniva da perfetti sconosciuti; poi ti giravi verso di me e mi dicevi: «Vedi amore mio, val più questo gesto disinteressato da uno sconosciuto che sai è fatto con il cuore, spontaneamente, che mille parole o azioni imposte dal momento e dal contesto».
A volte mi domandavo, tra me e me, se anch’io ero in grado di manifestarti la mia istintiva sincerità e spesso i miei dubbi venivano leniti dai tuoi amorevoli gesti di tenerezza, unicamente riservatemi. Sei riuscita a rendermi molto felice. Non smetterò mai di ringraziare il destino per avermi messo sulla tua strada e sono convinto che, comunque procederanno le cose tra di noi, attingerai dal tuo cuore i momenti sereni ed allegri e quelli incerti, accompagnati dalle mie espressioni buffissime di perplessità, lo dovrai fare per regalare un sorriso alla vita, a te stessa e a tutte le persone che riterrai meritevoli di condividerti.
Ora, appagato di essere riuscito ad esternarti il mio profondo sentire, di buon grado, scodinzolando, mi appresto ad accucciarmi ai tuoi piedi, fiducioso di poter condividere con te altre schegge impazzite di felicità perché il meglio non sta mai nella quantità ma nella qualità!

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  • Lalli

    20 Marzo @ 18.13

    Questo è un racconto molto bello ed è altrettanto bello il legame speciale che un cane riesce a creare con il proprio padrone. Io immaginavo ogni singola scena scritta dall'autrice nella mia mente. è come se fossi stata presente al momento dei fatti, anche io ho un cane e so cosa vuol dire amare un animale a tal punto da considerarlo una persona... BRAVA BRAVA BRAVA!!

    Rispondi

  • Leonardo

    19 Marzo @ 14.20

    Il racconto è altamente semplice e di comprensione immediata, molto grazioso e leggiardo nello stile, quasi alessandrino. Morale di significato profondo e attualissimo. Complimenti come sempre alla Guidotti

    Rispondi

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