Arte-Cultura

Entriamo nel collegio S. Orsola

Entriamo nel collegio S. Orsola
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di Manuela Bartolotti

Nei secoli, in molti - nobili e poveri, Papi e gente comune - hanno varcato la soglia seicentesca del Collegio S. Orsola di Parma, luogo che sabato 24 marzo, in occasione della Giornata Nazionale del Fai, verrà aperto al pubblico, insieme all’altro edificio di grande interesse storico-artistico che è la Certosa di Paradigna (sede del Csac). La casa madre delle Suore orsoline missionarie del Sacro Cuore, imponente e dall’austero stile gesuita, è stata recentemente ristrutturata nell’ala ovest per ospitare il rinnovato Pensionato universitario e sotto la supervisione della Soprintendenza Bsae è stato restaurato il Refettorio delle Educande, lasciando così emergere sotto la patina del tempo e le crepe lo splendore di affreschi che parevano dimenticati. E’ l’occasione per riscoprire i tesori spirituali e materiali di quest’edificio fondato nel 1676, dalle linee austere esternamente ma alleggerito dall’amplissima altana con la torre dell’orologio – da dove si gode uno dei panorami più alti e suggestivi della città -, aggraziato da un giardino interno dove domina una magnifica magnolia centenaria, alta come l’edificio, prezioso di opere d’arte distribuite in tutte le stanze e con ben cinque cappelle, una più interessante dell’altra.
La principale, da sempre il vero cuore del palazzo, con tre finestroni volti sul chiostro, ha una pianta centrale, rettangolare come la Chiesa gesuita di S. Rocco, è priva di coro e con stalli lignei lungo le pareti. La particolarità della Cappella sono però le pitture perimetrali con scene paesaggistiche e una finta balaustra dipinta, realizzate nel 1821 da Alessandro Timoteo Cocchi e Angelo Azzi su commissione di Luisa Maria Antonia di Borbone, al secolo Antonia Gioseffa di Borbone, figlia dei duchi Ferdinando e Amalia e figura fondamentale nella storia dell’edificio. E’ stata infatti la sua munificenza a rendere possibile l’abbellimento della Cappella nel 1821, a lei si deve la realizzazione della Solana, del Refettorio delle Educande e della Cappellina dei Martiri (1802). Sempre a questo periodo va riferito l’altare neoclassico della Cappella Maggiore, attiguo stilisticamente agli altari della chiesa di S. Liborio a Colorno. Nasconde i teschi delle Martiri compagne di S. Orsola donati dal Conte Cosimo Masi, che nel 1528 li aveva ricevuti dal Vescovo di Colonia, durante la sua permanenza nelle Fiandre come segretario di Alessandro Farnese. Altro oggetto di devozione e di pregio artistico è il Gesù Bambino  donato dal gesuita Padre Niccolò Zucchi alla priora (e seconda fondatrice della Congregazione) Vittoria Masi nel XVII sec. Nell’ancona sopra all’altare è collocato il «Martirio di S. Orsola» di Clemente Ruta (1723) commissionato «con le elemosine delle sorelle e la direzione del Conte Luigi Sanvitale che concorse anche nell’elemosina». Oltre alla Cappella principale dedicata a S. Orsola, patrona dell’Ordine, merita attenzione particolare la Cappella dell’Immacolata a piano terra, piccola e raffinata grazie al soffitto a doppia volta con l’inferiore forata, che richiama quello di Ferdinando Galli Bibbiena nella chiesa di S. Antonio Abate ed è probabilmente stata realizzata da Giovan Battista Bettoli nel 1723, quando a seguito di un disastroso terremoto nel 1721, terminarono i lavori di ricostruzione del fabbricato commissionati all’architetto reggiano Giovanni Maria Ferraroni.
La Cappella dei Martiri (1802) raccoglie numerose reliquie tra le quali quella della Vera Croce.Ai piani superiori si trovano le altre due piccole cappelle della Madonna di Savona (1856) e di S. Giuseppe o dell’Educandato (1760). Per il legame strettissimo con i Gesuiti, fin dall’inizio direttori spirituali delle Suore Orsoline, particolare e diffusa in molte testimonianze iconografiche è la venerazione per S. Ignazio di Loyola, S. Francesco Saverio, S. Luigi Gonzaga e S. Stanislao Kostka. Quasi una quadreria (con opere più o meno pregevoli dal XVI al XIX sec.) è la grande Sala dell’Annunciazione al primo piano, dove si accoglievano papi e sovrani (da ricordare in particolare Papa Pio VII, Maria Luigia d’Austria, Gioacchino Murat). Saltuariamente è ancora utilizzata per riunioni, incontri e concerti, mentre in un tempo non troppo lontano - le scuole sono state chiuse pochi anni fa - qui si svolgevano saggi e feste. Si può dire non vi sia stanza, cappella, corridoio in tutto questo edificio enorme che un tempo era completamente indipendente dal mondo esterno – persino dotato di tipografia propria – che non rechi testimonianze storico-artistiche più o meno significative. Le ultime ricerche, in gran parte basate su testimonianze d’archivio, hanno rintracciato molteplici interventi di artisti quali Alessandro Bernabei, Vincenzo Spisanelli, Antonio Bresciani, Giovanni Bolla, Giovan Battista Borghesi, Francesco Scaramuzza, tra i principali esponenti dell’arte parmigiana dal XVII al XIX secolo. Tutte queste nuove scoperte saranno poi consultabili su di un libro in corso di stampa che sarà presentato l’8 maggio prossimo proprio nel rinnovato Collegio S. Orsola.
 

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