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Arte-Cultura

Presunzione a stelle e strisce

Presunzione a stelle e strisce
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di Laura Pioli

Ero anche io una di loro. La sono stata anche io. Un mito, era il mio mito. Quella terra, lontana, con un oceano che ci separava. Mi sfuggiva, raccoglieva e vedeva nascere i miei sogni. Erano così lontani. Era come se non fossero più miei, li lasciava nascere e li vendeva a qualche altro coetaneo. Le mie speranze. Guardavo video, mi informavo, speravo, che un giorno, un giorno anche io sarei riuscita ad andarmene, via, lontana, dal paese dalla divertente forma dello stivale, raggiungendo le nostre stelle e strisce. Lo avevo idealizzato. Non ascoltavo nessuno, e niente. Avevo ragione io. Loro avevano torto. Là era tutto perfetto, qui tutto faceva schifo. Ed era un obiettivo, una ragione per cui sorridere, un motivo per cui lottare, difendendo le proprie tesi. Progettavo, attaccata allo schermo freddo di un computer, scrivevo giù indirizzi, nomi, cose, case, posti da vedere, assaporare, annusare. Cose da fare. Cose da vedere. Cose da vivere, su foglietti che mi capitavano sotto gli occhi per caso. Mi bastava una penna. Ed era come essere già là. Era come una droga, una sostanza composta da tante piccole particelle coloratissime, ognuna indispensabile, ognuna fondamentale per la composizione di quelle cinquanta stelle, quelle tredici strisce. Per una buona parte, costituita da adolescenti, quelle non sono semplici stelle, non sono solo forme geometriche, quelle non sono solo strisce. Piangono e si commuovono all'udire dell'inno americano. Ridono e non conoscono, quello del «bel paese». Ci bombardano, ci colpiscono, ci fanno credere che loro sono perfetti, che tu vuoi davvero vivere come fanno loro. Nascondono le loro debolezze, urlano i loro pregi. Attaccano quando il mondo sbaglia. Pestano e negano, quello che loro hanno sbagliato. La crisi? Quale crisi? Loro stanno benissimo. Loro vivono felice e contenti (le statistiche dicono chiaramente che su novantanove americani vi è un ricco). Bugiardi. Ero partita, armata di sorriso, carica di energia, con una sola valigia (un sogno da primo immigrato del 1852), convinta, che non avrei mai fallito. Che tutto sarebbe andato bene. Le mie aspettative erano degne delle cinquanta stelle. 
E poi quando atterri ti rapisce, riesce a catturarti, se rimani in superficie. Se quello che vuoi è solo apparire, divertirti, rimanere intorno a rapporti di conoscenza a livello di saluti, come stai, tutto bene grazie, andiamo a bere un caffè? Ci vediamo la settimana prossima. E poi non ci vedremo mai più. - ecco. Allora benvenuto. Questa è la tua terra. Vivici da turista. E la amerai per sempre. Vivila. Vivila come vivi nella tua casa, con la tua famiglia, con i tuoi amici, dove sei inserito, e qui sei solo uno dei tanti. Un nessuno. Una macchiolina messa in mezzo ad altre mille. Non ti conoscono, fingono l'interesse, fingono di ascoltarti, fingono di avere qualcosa da dirti. Fingono. Tu non gli interessi. Non sei nato in questo paese, quindi sei automaticamente o un essere inferiore, o una momentanea attrazione. Destinato a finire. Ti ascoltano per i primi quattro minuti, perchè hai nominato il «bel paese».  Hanno tutti la stessa espressione quando lo si nomina, tutti le stesse parole pronte ad uscire fuori: ci sono sempre voluti andare, nello stivale (ma ancora non ci sono andati), oppure "OHMIODDDIO sei italiana?? Che invidia". Non credetegli. è una balla. A loro piace essere stelle e strisce. A loro piace il loro paese. A loro piace vendersi come esseri di natura superiore. Il potere che hanno nel farti sentire inutile quando correggono il tuo accento. O una parola che hai detto. Quando dicono che quello lo dicono nel Regno Unito. Loro non lo usano. Quando ti massacrano con commenti su cose che i loro telegiornali riportano sbagliate, quando ti puntano il dito contro, perché  «voi italiani siete tutti uguali e pigri» è un po' generico, detto così. Quando attaccano gli inglesi, perchè guidano dal lato SBAGLIATO della strada, non a destra come ho tentato di dire. Quando uccidono a bastonate quella parte che si sta facendo un mea culpa. Quel piccolo numero che cresce dentro al paese, quel piccolo numero che ha realizzato gli sbagli della sua terra.  Non vi sto dicendo che è un paese da non amare. Non vi sto dicendo che il mio amore cambierà dopo la mia esperienza. Non vi sto dicendo di smettere di raggiungere il sogno. Solo occhio critico. Cuore un po' più socchiuso. Quando siete qui potreste ritrovarvi a dire frasi, con fare schifato,  come «ma da noi non  si  fa...», «ma da noi non esiste!»,  «ma noi non facciamo così». Lo chiamano schock culturale. Io lo chiamo inizio di un lungo procedimento chiamato rivalutazione del proprio paese di origine. Potreste scoprire che alla fine non è poi così male, il caro vecchio Stivale. Quindi per questa volta devo contraddire il Genio: non siate affamati. Non siate folli. O perlomeno andateci piano. Niente abbuffate. Niente pazzie. 

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  • Pacca

    25 Marzo @ 15.46

    Mi piacerebbe sentire che dicono gli immigrati di oggi del tuo paese. Un misto tra insicurezza e paura del mondo non curati in infanzia misto a puro fascismo. Sto paese non e' da esaltare, ha contraddizioni aberranti, ma ha molto da insegnare e noi a loro. Un patriottismo last minute per coprire i propri fallimenti andrebbe semplicemente curato.

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  • Alessandra

    24 Marzo @ 00.25

    Mi rivolgo a Stefano e puntualizzo. Coi soldi che lo stato italiano ti prende per la mutua nel corso degli anni, negli U.S.A. faresti dieci assicurazioni mediche. In Italia c'e' ancora l'idea che la mutua sia gratis. Negli U.S.A: se lavori, hai l'assistenza medica della ditta; dai 65 anni in poi, entri nel "medicare", con l'80%pagato dallo Stato e il 20%da un'assicurazione poco costosa. se sei povero(cioe', non guadagni piu' di $22,ooo all'anno) sei assistito in tutto dal "medicaid". In tutti i casi summenzionati, puoi scegliere la struttura ospedaliera che vuoi e il medico. Qui si fanno gli esami da un giorno all'altro, tipo TAC, Ct-scan, X-rays. E gli interventi chirurgici in brevissimo tempo. Chi non rientra nelle categorie sopra descritte, deve provvedere a farsi un'assicurazione medica. Proprio in questi giorni, In Italia, un nostro amico si e' sottoposto a un delicato intervento chirurgico per il quale ha atteso 3 mesi. Per lo stesso intervento, pagato dallo Stato, qui ci vogliono quindici giorni. Alessandra

    Rispondi

  • marco

    23 Marzo @ 12.51

    L'america [Giorgio Gaber] (citazione "O.K. Corral") A noi ci hanno insegnato tutti gli americani. Se non c'erano gli americani... a quest'ora noi eravamo europei, vecchi, pesanti, sempre pensierosi, con gli abiti grigi e i taxi ancora neri. Non c'è popolo che sia pieno di spunti nuovi come gli americani. E generosi. Gli americani non prendono mai. Dànno... dànno. Non c'è popolo più buono degli americani. I tedeschi sono cattivi. È per quello che le guerre gli vengono male!... Ma ci riprovano, non stanno mai fermi. Ci hanno il diavolo che li spinge: dai... dai!... Intanto dio fa il tifo per gli americani. E secondo me ci influisce, non è mica uno scalmanato qualsiasi, dio. Ci influisce. E il diavolo si incazza. Stupido, prende sempre i cavalli cattivi!... Già, ma non può tenere per gli americani. Per loro le guerre sono una missione. Non le hanno mai fatte per prendere, macchè, per dare! C'è sempre un premio per chi perde la guerra: Quasi, quasi conviene: "Congratulazioni, lei ha perso ancora!..." E giù camion di caffè! A loro gli basta regalare. Una volta gli invasori si prendevano tutto del popolo vinto: donne, religione, scienza, cultura... Loro, no. Non sono capaci. Uno vince la guerra, conquista l'Europa e trova... non so... una lampada Liberty... che fa? Il saccheggio è ammesso... la fa sua. No! Civilizzano, loro. È una passione... E te ne mettono lì una al quarzo: tutto bianco. E l'Europa, con le sue lucine colorate, i suoi fiumi, le sue tradizioni, i violini, i valzer... (citazione bolgie-woogie) E poi luce, e neon, e vita, colori... e poi ponti, autostrade, grattacieli, aerei... Chewingum!... Non c'è popolo più stupido degli americani! (citazione "Stranger in the night") La cultura non li ha mai intaccati. Volutamente. Sì, perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura elaborata, vecchia, contorta. Certo, più semplicità, più immediatezza... Loro creano così. Come cagare. (citazione "Tutti frutti") Non c'è popolo più creativo degli americani. Ogni anno ti buttano lì un film, bello, bellissimo. Ma guai se manca un po' di superficialità. Sotto sotto c'è sempre un po' il western. Anche nei manicomi riescono a metterci gli Indiani. E questa è coerenza. Gli americani hanno le idee chiare sui buoni e sui cattivi. Chiarissime, non per teoria... per esperienza. I buoni sono loro! E ti regalano idee, scatole di sigari, cassette di whisky, navi, libertà, sapone, computer, squali, abiti usati... Anche Eva Kant si veste ai mercatini! A noi ci ha convinto l'America. Se non c'era l'America... a quest'ora eravamo in India. No, se non c'era l'America a noi... che ce ne fregava dell'India! A me l'America non fa niente bene... Troppa libertà, bisogna che glielo dica al dottore. A me l'America mi fa venir voglia di un dittatore. Oeh!... (si arrabbiacon se stesso fino a schiaffeggiarsi) Sì, un dittatore. Almeno si vede, si riconosce. Non ho mai visto qualcosa che sgretola l'individuo come quella libertà lì. Nemmeno una malattia ti mangia così bene dal di dentro. Come sono geniali gli americani! (citazione "We shall over come") Te la mettono lì, la libertà è alla portata di tutti, come la chitarra. Ognuno suona come vuole e tutti suonano come vuole la libertà.

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  • Stefano

    23 Marzo @ 12.48

    L'America sarà un bel posto, strardinario, competitivo, tutti lavorano, ecc... profumo di libertà.. Mi spiace, ma non voglio vivere in un posto dove se non ti puoi permettere un'assicurazione medica non hai diritto alle migliori cure possibili. Questo mi basta per la mia decisione...

    Rispondi

  • Jimmy

    23 Marzo @ 12.29

    Cara Silvia, negli Stati Uniti ci si viene per lavorare (sodo). Rimboccati le maniche e guadagnerai il rispetto degli americani. Malgrado i tanti difetti (meglio stendere un velo pietoso su quelli italiani), difficilmente potrai trovare altrove simili opportunita'. Rivaluta pure il tuo Paese di origine, che gli americani amano molto, ma intanto comincia a scrivere correttamente "shock". L'integrazione diventera' piu' semplice. Se abiti in California, fai uno squillo. Siamo in tanti amici.

    Rispondi

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