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Riaffiora la testa di una stele

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L'archeologo parmigiano Angelo Ghiretti, direttore del Museo delle Statue Stele Lunigianesi nel castello di Pontremoli, 
lo scorso 3 marzo ha recuperato a Monti di Licciana (valle del Taverone, Ms) una nuova testa di statua-stele, fortunosamente rinvenuta due giorni prima durante l’aratura dal contadino Angiolino Giumelli. Il nipote del Giumelli, autore della scoperta di un’altra testa di stele 15 anni fa, ha riconosciuto per primo il reperto e avvisato il Museo che ha provveduto al recupero e ad informare l’ufficio di Pisa della Soprintendenza Archeologica. E’ stata denominata «Venelia IV» in omaggio all’antico nome della Pieve di S. Maria Assunta presso Monti.
La testa, in arenaria macigno con patina antica, ha il tradizionale ed enigmatico volto ad «U» ben conservato, con a lato due coppelle che segnalano la posizione delle orecchie. La forma della testa, cosiddetta «a cappello di carabiniere», richiama in realtà il pomo lunato del pugnale che tutte le statue-stele maschili dell’età del Rame portano orizzontale all’altezza della cintola.
 La forma di questo pugnale metallico, chiamato dagli archeologi «tipo Remedello» dal nome di una necropoli bresciana che ne restituì di simili, viene datato agli anni tra tra 2900 e 2400 avanti Cristo, e allo stesso periodo, quasi 5000 anni fa, risale anche la testa rinvenuta a Monti, pertinente ad una statua- stele che, originariamente, doveva essere di dimensioni medio-grandi.
La funzione di queste statue-stele non è purtroppo ancora stata accertata con sicurezza, essendo state, quasi tutte, rinvenute casualmente in contesti secondari, quali le arature, i muretti di recinzione o le «masere» a lato dei campi, inglobate nelle murature di case o nelle chiese. In quest’ultima circostanza può talora documentarsi sorprendentemente la continuità del luogo di culto da tempi remoti e pagani fino alla cristianizzazione, come avviene, ad esempio, nella splendida Pieve di S. Stefano di Sorano (Filattiera), dove ben 7 statue stele, tra integre e frammenti, sono state rinvenute tra l’edificio religioso e il suo immediato circondario.
 L’ipotesi più accreditata le riconosce come simulacri di un culto identitario (appartengono quasi tutte al bacino del Magra) praticato in apposite aree «santuario» situate preferibilmente sugli ampi terrazzi fluviali del fondovalle, dove le stele erano originariamente collocate, numerose, allineate e appartenenti a soggetti maschili e femminili.
A loro si rivolgevano le comunità locali di pastori-agricoltori scopritori del primo metallo (rame), forse per impetrare i desideri di sempre (guarigione da malattie, buon esito dei raccolti), lasciando offerte in recipienti di ceramica i cui frammenti sono stati ritrovati (scavo archeologico della stele Minucciano III) e oggi mostrati nel museo pontremolese. nel quale è in fase di realizzazione un nuovo allestimento curato dall’architetto parmigiano  Guido Canali.

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