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Arte-Cultura

Colore e luce lungo cinque secoli

Colore e luce lungo cinque secoli
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Pier Paolo Mendogni

Linea d’ombra, la società che Marco Goldin ha creato per organizzare eventi espositivi, festeggia i quindici anni d’attività con una spettacolare mostra a Rimini, a Castel Sismondo (fino al 3 giugno), che già nel titolo indica ambizioni e contenuto «Da Vermeer a Kandinsky. Capolavori dai musei del mondo a Rimini». La rassegna – ha dichiarato Goldin - rappresenta «grazie alla collaborazione di molti musei che con noi hanno collaborato dal 1996, una grande lezione di storia dell’arte aperta e comprensibile a tutti, con opere che partono dal principio del Cinquecento fino al Novecento. E con la collaborazione, per il catalogo di studio, di alcuni tra i maggiori studiosi del mondo».  Il criterio per allestire questa sintetica panoramica della storia dell’arte europea è stato quello di scegliere per ogni paese i secoli della produzione più prestigiosa con le espressioni più significative delle scuole locali. Così per l’arte italiana del Cinquecento – un secolo ricchissimo di maestri eccezionali – l’attenzione si è focalizzata su una scuola di grandissimo richiamo, quella veneziana, che tanta influenza ha avuto nella storia della pittura contrapponendo al primato toscano del disegno e della forma quello del colore e della luce per merito di Giovanni Bellini e di Giorgione che hanno trovato un magistrale interprete in Tiziano – qui presente con il ritratto di «Uomo col libro» - ma anche in Sebastiano del Piombo – con il ritratto del cardinale Giovanni Salviati dal volto incisivamente realistico su una luminosa distesa di porpora - e Lorenzo Lotto la cui Vergine col Bimbo e santi brilla nella vivacità gestuale e nel contrasto tra le larghe, squillanti campiture.  I bagliori serotini del Tintoretto rendono più intenso il dramma del «Cristo portato al sepolcro» mentre il Veronese imprime ai suoi racconti (Il riposo durante la fuga in Egitto) una brillante, sciolta eleganza. Sulla loro scia si muovono anche bergamaschi e bresciani. Il Seicento nei primi decenni vede la contrapposizione tra il naturalismo classicheggiante dei Carracci e il crudo realismo del Caravaggio.  La «Venere adornata dalle Grazie» di Annibale ha lo splendore di un ricercato equilibrio di forme e di colori come ritroviamo nel più sostanzioso Guercino e nell’aggraziato Reni (con un idealizzato San Sebastiano); sul lato opposto il realismo sensuale ed emotivo di Bernardo Strozzi, Mattia Preti, Luca Giordano, finché si arriva al fascinoso incantamento con la zuccherosa scena di Pietro da Cortona in cui un efebico angelo danzante dai riccioli d’oro soccorre una languorosa Agar con il figlioletto. Anche il Settecento veneziano offre più sfaccettature col limpido vedutismo di Canaletto e Bellotto, l’avvolgente leggerezza rococò di Tiepolo e il genere ritrattistico. Il Seicento è un secolo prestigioso per la Spagna e i Paesi Bassi. Il «Siglo de Oro» segna un momento altissimo della cultura spagnola con letterati dalla statura immortale quali Calderon, Cervantes, Lope cui fanno riscontro artisti altrettanto grandi iniziando da Velázquez che ha saputo interpretare la grandezza e la miseria della società spagnola con un realismo fresco sublimato in una magica fusione ambientale come si può notare nel «Don Baltasar Carlos con una nana»; vicino a lui i tormenti interiori di El Greco, la dolce spiritualità di Murillo (San Pietro in vincoli) e quella severa, monastica di Zurbaran. Nei Paesi Bassi emergono maestri con forti quanto diverse personalità come Anton Van Dyck che, sulla scia del suo maestro Rubens, tende ad usare la luce per accentuare la drammaticità dei soggetti a differenza di Vermeer (Cristo in casa di Maria e Marta) che usa una limpida luce per tradurre in poesia i piccoli gesti della quotidianità e i sottili rapporti tra le persone.  L’Ottocento è stato un secolo di grandi trasformazioni. Già gli inglesi hanno iniziato a dare particolari interpretazioni al paesaggio: Constable, pur ritraendo con fedeltà il soggetto, ne sottolineava l’aspetto emotivo che Turner accentuava per cogliere esclusivamente le suggestioni sensoriali in un clima atmosferico irreale. L’altro grande filone era quello della ritrattistica con il pungente Hogarth e il classicheggiante Reynolds. In Francia erano Millet e Courbet che ponevano le premesse per un cambiamento che veniva operato in modo radicale prima dagli impressionisti (ecco Manet, Renoir, Monet e Degas con una «Piccola danzatrice» in bronzo) e poi da Van Gogh (Vecchio che soffre) col superamento dei colori naturalistici, subito ripreso da Matisse (Pianista e natura morta).  Il Novecento ha portato la pittura astratta e fantasiosa di Kandinsky, quella geometrica e razionale di Mondrian, la rottura epocale di Picasso con le forme del passato (Il ratto delle Sabine) fino al violento dramma esistenziale di Bacon che fotografa le miserie umane laceranti dei nostri giorni (Seconda versione del Trittico 1944) con figure deformate cariche di un’atrocità senza speranza.

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