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Valentina, l'ultima diva

Valentina, l'ultima diva
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di Francesco Mannoni

Fra le attrici italiane, è senz’altro la più aristocratica e la meno appariscente, ma la sua bellezza quieta, ha fatto divampare parecchi incendi. Il primo lo appiccò quando aveva solo diciassette anni. Amava già il teatro, ma non era ancora la signora del palcoscenico, la Valentina Cortese che da allieva di Giorgio Strehler avrebbe consolidato la sua fama di diva internazionale contesa dai migliori registi. Lui era Victor de Sabata, un grande direttore d’orchestra di 48 anni. Nonostante la differenza d’età, fu una relazione molto felice. Ma De Sabata aveva già moglie e due figli. Una volta le due donne s’incontrarono a Roma in via Veneto, e la moglie di Victor le sibilò un «Cretina !» con molto astio. Fu la fine di un amore che stava per ritrovare tra le braccia del regista francese Jules Dassin. Ma anche lui aveva famiglia e lei preferì fare un passo indietro. Lo aveva conosciuto a Hollywood dove si era rifugiata dopo aver firmato un ricco contratto per sfuggire al ricordo di De Sabata. Nella mecca del cinema si sentì un po’ spaesata, ma fu a contatto con le più grandi attrici del momento, da Merlene Dietrich, a Bette Davis, Ginger Rogers, Fred Astaire, e Marilyn Monroe: «Entrammo in teatro e la vidi: era bellissima, fatta di panna montata, le andavi vicino e avresti voluto mangiarla; una cosa dell’altro mondo. Cercava di starsene in disparte, sorridente, dolce».
Dassin l’aiutò ad ambientarsi, ma furono solo buoni amici perché lei, anche se era un’attrice bella e giovane, non era una sbaraglia famiglie. Nell’autobiografia «Quanti sono i domani passati» (a cura di Enrico Rotelli, edizioni Mondadori), Valentina Cortese si racconta in modo appassionato e sincero. Nulla nasconde, nemmeno la sua infanzia di figlia illegittima, allontanata dalla madre e allevata da una balia in campagna per soffocare la vergogna che all’epoca – era il 1925 - avrebbe generato uno scandalo talmente forte da disgregare la ricca famiglia borghese cui la madre apparteneva. Il padre, lo conobbe che era già grande:  «Si chiamava Napoleone Rossi di Coenzo, era un uomo bellissimo pieno di fascino, di famiglia ricchissima, ed era molto apprezzato da Mussolini». Da lui non ebbe alcun affetto. Aveva sette anni quando i nonni materni la presero in casa a Torino, dove ricevette un’educazione adeguata, conobbe la madre anche se fra loro ci furono solo attriti, specialmente ai tempi della sua relazione con De Sabata. Intanto amava il teatro, sin da quando cominciò a fare delle recite scolastiche. Il debutto avvenne a Rivolta D’Adda a tre anni. In una rappresentazione natalizia era un angelo che doveva recitare una poesia, ma di fronte al vescovo seduto in prima fila, «ho dimenticato le parole, mi sono agitata e la pipì dell’angioletto è scesa sotto la pedanina, giù, giù fino ai suoi piedi». Si è sempre sentita «Una sradicata, una che ricercava la fuga, una che voleva vedere facce nuove, mondi nuovi. E questo sono sempre stata: una fuggitiva». Approdata a Roma girava film uno dopo l’altro - in tutto 74 dal 1932 al 2005, in Francia, Germania, Italia, Spagna, Usa, Inghilterra -, diretta da 63 registi, da Carmine Gallone a Franco Zeffirelli, passando da Antonioni a Truffaut.  Con Alida Valli fu la regina dei film dei telefoni bianchi, partecipò a opere come La cena delle beffe, guadagnava bene, ma fu difficile conquistare la propria autonomia e respingere un uomo potente come Darryl Zanuck il grande produttore hollywoodiano quando le mise le mani addosso. Avvenne «proprio mentre stavo bevendo un sorso di whisky: sciaff! Gli sbattei con disprezzo il whisky in faccia. Sapevo benissimo che sarebbe stata la fine della mia carriera hollywoodiana, ma quale soddisfazione!». A Hollywood aveva conosciuto e sposato Richard Basehart dal quale ebbe un figlio, Jachy, che ricorda barcollante quando a nove mesi cominciava a camminare da solo sulla Queen Elizabeth di ritorno dall’America. Al loro arrivo in Italia il marito fu scelto da Fellini per una parte importante nel film La strada assieme alla Masina e ad Antony Quinn. Grande successo ma anche imprevista storia d’amore tra Basehart e la Masina che andò avanti per più di un anno. La fine del matrimonio la portò al teatro dove con Strehler ebbe una nuova giovinezza artistica e divenne l’interprete sottile e seducente che abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni. Il sodalizio di lavoro divenne amore, un grande amore, fucina di straordinari spettacoli con attori memorabili come Alida Valli, Renzo Ricci, Tino Carraro, Paola Borboni e tanti altri. Paolo Grassi, mitico direttore del «Piccolo» era un vulcano d’idee.
Finì anche il rapporto con Giorgio e il film Effetto notte girato con Truffaut vinse l’Oscar. Ritirando il premio il regista dichiarò che «è facile vincere un Oscar quando si lavora con Valentina Cortese». E poi Parigi, il matrimonio con Carlo De Angeli, vedovo di una sua grande amica, come grandi amici erano stati Marcello Mastroianni e altri indimenticabili attori. La parabola di una donna straordinaria che vive sempre un doppio fantastico in cui mescola la realtà e la finzione scenica senza che nessuna delle due prevalga mai sull’altra, continua nella sua immensa umanità: «Io non sono mai stata un’attrice ambiziosa. Le ambizioni, la carriera, il binario giusto, la fama, non li ho mai cercati. Sono felice di aver compiuto i miei sbagli, di non essere corsa dietro al successo». La sua vita segue il corso degli eventi, e la sua autobiografia è la stessa dell’Italia, un Paese con molti alti e bassi in cui l’amore orienta sempre verso il nord dei sentimenti. Lascia che il tempo scorra, mentre in petto le batte ancora il cuore della bambina che voleva recitare e sognava il teatro come un castello incantato. Da allora sono tanti i domani passati, ma quel cuore generoso ha sempre gli stessi battiti, così come la sua anima si dissocia «dal presente distratto che non vede le cose essenziali. Non aderisco alla bruttezza e alla volgarità, perché non posso». Non invecchia lo stile della dolce signora in caftano bianco. 
  Quanti sono i domani passati -   Mondadori, pag.  189,   17,00
 
 
 

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