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Pansa bacchetta i "tipi sinistri"

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di Christian Stocchi

Da alcuni anni la domanda è di moda. E lui ogni tanto se la sente ripetere: «Pansa, ma è vero che sei diventato di destra?». La risposta chiarisce in modo netto la posizione di un giornalista disilluso, che ha sempre rivendicato con orgoglio di non appartenere a fazioni o congreghe. Un tempo votava a sinistra, certo. Ma ora non va più ai seggi. «E se mi capita di andarci, - confessa - metto nell’urna una scheda bianca». La premessa è necessaria per capire il nuovo libro di Giampaolo Pansa (da oggi in libreria), dal titolo decisamente irriverente: «Tipi sinistri. I gironi infernali della casta rossa» (Rizzoli). Niente di personale, insomma. Nessuna visione preconcetta, assicura l’autore. Soltanto il gusto di osservare i protagonisti della scena politica e di commentarne le gesta, attraverso un «racconto scritto come un romanzo», ma fondato sui fatti, senza sconti e senza reticenze, ben sapendo che le opinioni espresse in queste pagine «non sono sentenze». Restano semplici opinioni, formate direttamente sul campo. E allora perché il bersaglio è la sinistra e non la destra, che pure offrirebbe materiale per un libro simile? Semplice: perché, con la destra malconcia e con le ossa rotta, sarà probabilmente la sinistra a vincere le prossime elezioni. Parola di giornalista, non di politologo. E così, proprio con lo spirito del cronista di lungo corso, il viaggio alla scoperta dei vizi che affliggono la sinistra italiana, può cominciare.
I gironi I gironi sono dieci. Ci sono gli Invincibili e gli Sconfitti. Ci sono i Superstiti, gli Isterici e gli Apprendisti. Poi ecco gli Indignati, i Bolliti, i Dispersi, i Rinati, gli Inguaiati. Ogni gruppo presenta volti noti e meno noti: spesso i tanti aneddoti personali narrati dall’autore illuminano più di mille profili ufficiali. Apre la galleria dei politici il presidente Napolitano, «Re Giorgio», invincibile perché dura nel panorama politico da molto tempo, tanto da avere alle sue spalle, secondo Pansa, ben due esistenze. Poi c’è spazio per tutti i nomi che hanno segnato la recente storia della sinistra, da Occhetto, di cui l’autore ricorda la disfatta della «gioiosa macchina da guerra» messa in piedi contro Berlusconi nel 1994, a D’Alema, freddo e politicamente cinico: ma tra i superstiti del Pci è quello invecchiato meglio. Poi ecco Fassino («il leader mancato»), Veltroni («il perdente giulivo»), anch’essi collocati tra i Superstiti insieme a Bersani. Il «parolaio rosso» Bertinotti finisce invece tra gli Sconfitti, dove trova spazio lo stesso Prodi. Per quanto riguarda il sindacato, pagine piuttosto critiche sono riservate alla «smemorata» Susanna Camusso (un passato socialista, come il suo più bersagliato avversario: l’ex ministro Sacconi) e al suo modo di gestire le relazioni sindacali: finisce tra gli Isterici. In questo girone, c’è anche Antonio Di Pietro, che viene descritto come un «cannibale», affamato degli elettori del Pd. Ma, nella lunga galleria di Pansa, non mancano nemmeno nomi emergenti come gli Apprendisti Renzi, Vendola, De Magistris.
Giornali e dintorni L’autore, come spesso ama fare, getta uno sguardo anche sul mondo dei giornali. Sembrano talvolta proprio i colleghi il bersaglio preferito da Pansa. Ma il libro si apre con una figura forse poco nota, ricordata dall’autore con simpatia: Romolo Mangione, un giornalista di «Giustizia», organo del Partito Socialdemocratico, che amava provocare con domande dirette Togliatti e gli altri leader comunisti. Nel magnifico mondo dei media, trovano spazio, tra gli altri, anche Concita De Gregorio, inserita fra gli Isterici (Pansa boccia la sua direzione dell’Unità), Lucia Annunziata («la badessa rossa»), finita nel girone degli Indignati, insieme a Enrico Mentana, Bianca Berlinguer, Corradino Mineo e altri ancora. Osservazioni taglienti sono quelle riservate a Eugenio Scalfari, con cui l’autore ha lavorato per 14 anni. Nei confronti di «Barbapapà», collocato provocatoriamente tra i Bolliti, Pansa ammette comunque la propria ammirazione: un tempo anche come uomo, oggi solo come grande professionista. Ma trova inutili i suoi lunghi editoriali della domenica, «sempre ispirati a un partito preso».Tra gli altri, trova spazio anche Giuliano Ferrara, un tempo di sinistra; nonostante i diverbi e le posizioni non condivise, Pansa gli riconosce una qualità: «Non è al traino di nessuno» ed è perciò «un uomo libero». Risorge di continuo; perciò è collocato tra i Rinati. Tra gli editori, invece, De Benedetti è ritenuto migliore di tanti soloni che scrivono sui suoi giornali.
E così, dopo decine di nomi, aneddoti, riflessioni, l’esplorazione dei «gironi infernali» arriva al capolinea.
 Il libro, dunque, è servito. «Scriverlo – nota Pansa nel prologo – mi ha messo di buon umore, è stato il gioco di un signore con i capelli bianchi». Leggerlo – l’autore ne è consapevole – produrrà l’effetto esattamente contrario in tanti sussiegosi leader politici. Ma – si sa - nella vita l’importante è non prendersi (prenderli, verrebbe da dire) troppo sul serio.

■  Tipi sinistri
     Rizzoli, pag. 422,  € 19,50

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