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Spattini, cercatore su tela in viaggio nel Novecento

Spattini, cercatore su tela in viaggio nel Novecento
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di Margherita Portelli

Lo si attraversa tutto, Claudio Spattini. Poche stanze, sessanta opere, uno e mille artisti. In una manciata di passi lenti si ha modo di cogliere l’essenza di un pittore che è stato profondo conoscitore dell’arte, prestandosi alle influenze, ma che ha coltivato a fondo la propria individualità artistica.
A meno di due anni dalla sua scomparsa, la Fondazione Cariparma ha inaugurato ieri a palazzo Bossi Bocchi un’antologica dedicata al pittore modenese di origine, ma parmigiano di adozione già dagli anni Cinquanta. «Claudio Spattini e la memoria del Novecento» racconta una tra le figure più significative del panorama artistico parmense degli ultimi decenni, e, attraverso le sue stesse tele, ne traccia un profilo variopinto.
Nature morte, paesaggi, ritratti: stili differenti, soggetti che si alternano, motivi che ritornano. Una sola cifra stilistica: quella di chi, nel secolo diviso fra astrattismo e realismo, si apre una via differente, badando al vero, ma strizzando l’occhio alle nuove strade aperte dall’Ecole de Paris.
Lo ha definito «un artista strano» Gloria Bianchino, curatrice della mostra: «Spattini è sperimentatore di linguaggi diversi, pur mantenendo una sua linea culturale ben precisa – ha dichiarato la studiosa, introducendo i cittadini presenti a palazzo Bossi Bocchi alla mostra -. Colore e materia sono due costanti della sua opera. Dipinge sempre le stesse nature morte, le stesse alzate, che poi però finiscono per essere ogni volta diverse, perché oggetto di sperimentazioni sempre nuove».
 Nella sua lunga carriera artistica Spattini dialoga con Giorgio Morandi e con Virgilio Guidi, per poi prendere altre strade, scoprendo la tensione vibrante della pittura della Scuola Romana, e in particolare quella di Mario Mafai. Approfondisce Guttuso, e in lui si rivedono senz’altro Cezanne e Picasso. Rimane, però, nella sua eterogeneità, innegabilmente se stesso.
«Resta un pittore lineare, isolato dal contesto della cultura italiana – ha concluso la Bianchino -: la sua è una linea coerente, un racconto civile del mondo dell’oggi». Alla cerimonia erano presenti anche i due figli dell’artista, Gian Claudio e Massimo Spattini, che con la famiglia hanno collaborato alla realizzazione della mostra, donando anche diverse opere alla Fondazione: «Ringrazio la professoressa Bianchino, che ha realizzato il primo studio veramente critico sulla figura di mio padre, e la Fondazione Cariparma, con l’auspicio che continui, attraverso iniziative come questa, a tenere viva la speranza, valorizzando le nostre radici culturali» ha commentato Gian Claudio Spattini.
Carlo Gabbi, presidente della Fondazione Cariparma, ha specificato: «La mostra è un’occasione di riflessione, perché in un momento di grande crisi, la Fondazione non intende rinunciare a portare avanti iniziative culturali». Tra le autorità presenti, anche il prefetto Luigi Viana.   
 

 

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