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Arte-Cultura

Morirono in 14 sotto le bombe

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 Qualche tempo fa, camminando tra via Venezia e via Cocconi, ho rivisto la lapide a ricordo dei 

14 morti in seguito al bombardamento del 18 novembre 1944. La mia mente è riandata alle prime ore di quella mattina tremenda. Ero uscito un attimo in attesa che venisse pronto il caffè che era già sul fuoco quando vidi due cacciabombardieri americani che ci sorvolavano. Pensavo che se ne stessero andando senza far danni quando vidi due "puntini" che si avvicinavano. Con il cuore in gola gridai "a terra hanno sganciato!" Seguirono due scoppi dal lato posteriore della mia casa e subito fummo avvolti da una nube di polvere. Chiamai i miei famigliari e fortunatamente tutti risposero compreso mio padre che era sceso in mutande perché aveva fatto il turno di notte alla Banca Commerciale. Eravamo illesi e mia madre ci disse di ringraziare Dio. Mio fratello ed io lo facemmo, ma non senza fatica.
 Dopo 10 minuti la polvere si dileguò e potemmo vedere che l’inferriata della finestra del lato posteriore era stata tranciata. Tra la cucina e la camera vi era un foro di un metro circa ed un altro buco era nella parete che dava sulla strada. E sulla strada vi era, ancora fumante, una scheggia di circa 30 centimetri con ogni probabilità la stessa che ci causò i danni veramente ingenti.
 La casa risultò inagibile ma a noi era veramente andata miracolosamente bene. Ben più triste destino toccò a 14 degli abitanti delle case popolari, parallele alla ferrovia Parma-Suzzara, chiamate, per la loro forma "i capanón". Proprio per questo, dall’alto, probabilmente saranno sembrati depositi. In realtà erano case abitate da persone umili nelle quali furono "traslocate" per volontà delle autorità politiche del tempo che vollero anche a Parma il "piccone risanatore". Vollero cioè la demolizione delle case di alcuni borghi dell’Oltretorrente che erano ubicati nella zona dove oggi si trova via Costituente. 
Le case che furono abbattute erano  fatiscenti  e i borghi erano stretti e facilmente difendibili ed inoltre, cosa non meno importante per le autorità fasciste, i suoi abitanti erano ritenuti "sovversivi" per cui era bene che fossero suddivisi  ai quattro angoli della città. Tornando al bombardamento ricordo che per parecchie notti faticai a dormire. Avevo ancora negli occhi l’immagine di quei corpi straziati e con i vestiti strappati. C'era anche quello di un bimbo che, imbiancato dalla polvere, a prima vista, ci sembrò un bambolotto.
 Tra  i caduti vi furono cinque familiari del signor Cantoni che perse quattro figlie e la moglie. Nel libro di Vittorio Barbieri "La popolazione di civile di Parma nella guerra '40-'45 edito dall’Associazione Nazionale Vittime civili della guerra - sez. di Parma, si legge la sua testimonianza: [«Abitavamo allora in via Venezia. Erano le 7.30 circa ed io mi trovavo già in via Piacenza intento al mio lavoro di netturbino quando si udì l’inatteso urlo delle sirene (dato l’orario). l miei familiari scesero le scale di corsa per uscire all’aperto. Mia moglie bloccò i figli sulla porta perché gli aerei stavano mitragliando i fuggitivi senza pietà. Poi una bomba colpì in pieno la casa ed intere famiglie rimasero sepolte dalla macerie... il sottoscala ove tutti si erano rifugiati, era divenuto la loro tomba...]». 
Nella ricorrenza del 2 novembre, sulla lapide che ora si trova fissata sulla facciata del palazzo che è stato costruito al posto degli edifici di quel tempo, in via Cocconi al civico numero 30, vicino all’incrocio con via Venezia, ho portato un fiore a ricordo di quei poveri caduti.  
ROMANO BENECCHI
 

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