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Luis Sepùlveda oggi a Parma per gli 80 anni della Guanda

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Gli appuntamenti
Lunedì  alle 18,30 all'Auditorium del Carmine il grande narratore Luis Sepúlveda converserà con lo scrittore Bruno Arpaia. Martedì alle 11,30 alla Galleria San Ludovico verrà inaugurata la mostra di illustrazioni di Guido Scarabottolo «Sotto le copertine» (aperta fino al 10 giugno da mercoledì a domenica dalle 10 alle 19). Poi, alle 16,30 a Palazzo del Governatore conversazione sul rapporto tra autore ed editore con Marta Morazzoni, Andrea Kerbaker, Luigi Brioschi, Giuseppe Marchetti.  Infine, alle 18, sempre a Palazzo del Governatore, lectio magistralis sulla poesia del grande poeta siriano-libanese Adonis.


Riccardo Di Vincenzo
Il mio rapporto con Guanda è sempre stato felice, sin dal primo giorno. Non mi è mai successo ciò di cui parla Robert Musil, ossia che lo scrittore si senta quasi di troppo in una casa editrice che pure vive del suo lavoro».
Così Luis Sepúlveda racconta il suo legame con la Ugo Guanda editore di  Parma, di cui lunedì e martedì verrà festaggiato  l’ottantesimo compleanno.
Com’è nata la vostra collaborazione?
 È cominciata vent’anni fa con la pubblicazione de «Il vecchio che leggeva romanzi d’amore». Quel romanzo è stato tradotto in cinquantadue lingue, quindi ho avuto rapporti con molti editori. Solo che con Guanda il rapporto professionale è diventato un incontro di persone. Mi riferisco in particolare a Luigi Brioschi, che è il rappresentante di una razza in via d’estinzione: quella dell’editore vero. È una persona colta e di grande saggezza letteraria, con un molto fiuto per i libri e abile nel destreggiarsi tra i pericolosi flutti del mercato. Non è facile perché spesso gli editori che propongono grande letteratura, o grande poesia, come fa Guanda, sono penalizzati. Tuttavia un editore non può e non deve diventare un direttore di marketing, non può trattare i libri come se fossero formaggini. Dalla collaborazione all’amicizia il passo è stato naturale. La nostra amicizia si nutre di stima, di complicità, di scoperte di autori ignoti che ci siamo segnalati a vicenda, condividendoli quasi segretamente, magari prima che diventassero autori di fama internazionale.
Guanda ha appena pubblicato  la sua raccolta di «Tutti i racconti», a cura di Bruno Arpaia. Lei ha scritto che il racconto breve è il genere che più le piace. Perché?
Scrivere racconti è molto impegnativo. Cortazar diceva che nella lotta tra un testo e il lettore, un romanzo può vincere ai punti, il racconto deve vincere per knock out. Io credo che avesse ragione. I racconti richiedono grande sicurezza e disinvoltura nel rapporto con la scrittura. In un romanzo, se un capitolo è debole, si può sempre rimediare nel capitolo successivo. Nel racconto non è così. È una prova unica, o riesce o fallisce.

Anni fa lei scrisse che si deve procedere di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria finale. Ne è ancora convinto?
 Sì ne sono ancora convinto. Io continuo a nutrire la bella utopia di un mondo più giusto e migliore. So per esperienza che ogni volta le grandi idee e le grandi promesse saranno disattese, subiranno una grande sconfitta che deluderà molti, tuttavia sconfitta dopo sconfitta il mondo progredisce lentamente. Perciò non ci sono buoni motivi per abbandonare questa utopia. Probabilmente, io la vittoria finale non la vedrò, ma posso sperare che la vedano i miei figli. O almeno che vedano un mondo migliore del nostro.
Cos’è per lei un mondo migliore?
Ad esempio, un mondo diverso da quello odierno. Oggi mi sembra che ci sia un regime di banchieri. Pare che l’economia si sia sbarazzata della politica e governi direttamente. Il mercato finanziario decide tutto: anche l’idea etica di bene e di male, dove è considerato un bene ciò che favorisce il mercato. Credo che i cittadini debbano riscoprire i propri diritti, a cominciare dal diritto di essere cittadini e non solo consumatori. A volte, mi sembra che abbiamo dimenticato l’abc della democrazia per lasciare tutto in mano al mercato, comprese quelle decisioni politiche che spettano a noi.
C’è un libro che avrebbe voluto scrivere e non ha scritto?
Sì, ma non dispero di poterlo scrivere un giorno. Sento di dovere un libro a mio nonno, anarchico andaluso, e a mia nonna abruzzese. Hanno avuto una vita sorprendente, leggendaria in alcuni momenti. Da anni raccolgo materiali su di loro, e sento che dovrei decidermi a trasformare questi materiali in un’idea letteraria compiuta, elaborandoli nella scrittura, affinché scaturisca il romanzo che devo loro. E non solo per gratitudine.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Natalia

    14 Maggio @ 19.18

    Grande Sepùlveda( firmato : una "vallisoletana" di Parma)

    Rispondi

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