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Memorie di Parma medievale

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Stella Leprai
Parma medievale: le fonti documentarie e i luoghi della memoria. Pubblichiamo a seguire un contributo sulla storia medievale della nostra città a cura di Stella Leprai, dottore di ricerca in Storia medievale all’Università degli Studi di Milano e autrice del saggio «La società urbana. Conflitti e strumenti di pacificazione», contenuto in «Parma medievale. Economia, società, memoria», quarto volume dell’opera editoriale Storia di Parma, edita da Mup Editore grazie al sostegno di Fondazione Monte Parma, Università degli Studi di Parma e Camera di Commercio di Parma. Stella Leprai sarà ospite dell’incontro «Guerra e pace nel medioevo parmense». L'incontro si terrà sabato 26 maggio, alle ore 17, alla Biblioteca Manara di Borgotaro (piazza Manara, 7).
In epoca medievale Parma rivestì un ruolo importante all’interno della realtà padana, inserendosi entro ampie e durevoli reti di relazioni che trovavano espressione sul piano politico, economico e culturale. Strumento indispensabile per ricostruire le vicende che videro protagonista la città durante il lungo millennio medievale è la documentazione di natura archivistica, in gran parte inedita, raccolta presso gli archivi e le biblioteche cittadini (e non). L’attuale panorama archivistico parmense, caratterizzato da una condizione di grande frammentarietà, trova spiegazione non soltanto nelle vicende che, in età medievale, videro protagonisti i produttori di documentazione ma anche in quelle degli archivi e delle biblioteche che hanno accolto tale documentazione. Assai significativo è il caso dell’Archivio del Comune di Parma, la cui parte più antica, conservata presso il locale Archivio di Stato, rappresenta ad oggi uno dei complessi documentari di maggiore interesse per i medievisti. Le prime dispersioni di cui si ha notizia avvennero già nel 1308, in occasione degli scontri che videro i Lupi di Soragna contrapporsi al signore della città, Giberto da Correggio. In questa circostanza i sostenitori dei Lupi distrussero buona parte delle carte conservate presso l’archivio. Le parti in concorrenza per il controllo sulla città cercavano infatti di eliminare la memoria delle pendenze fiscali e giuridiche che le riguardavano. Non a caso lo stesso Giberto, riconquistato il potere, fece distruggere i libri antiqui delle delibere comunali al fine di rinsaldare il controllo esercitato sulle istituzioni cittadine. La documentazione sopravvissuta alle vicende appena descritte fu dunque in gran parte distrutta nel 1404 in occasione del passaggio di Parma sotto il controllo di Ottobuono Terzi. A tali danni si aggiunsero poi quelli derivanti dagli incendi scoppiati in occasione della sommossa che, a metà Quattrocento, accompagnò l’affermazione del dominio sforzesco su Parma. Già alla fine del Quattrocento, dunque, l’Archivio del Comune aveva subito pesanti e irrimediabili perdite che interessavano principalmente gli atti di carattere giudiziario e fiscale ma anche i registri delle delibere comunali. Le dispersioni proseguirono anche in età moderna, in seguito agli spostamenti che l’archivio sperimentò prima di giungere alla sua sede odierna e a causa dell’inadeguatezza dei locali nei quali esso fu ospitato e alla carenza di efficaci provvedimenti finalizzati alla sua conservazione. Non mancarono poi eventi drammatici come il crollo, avvenuto nel 1606, della torre del palazzo comunale che accoglieva l’archivio, solo in parte recuperato. Il caso descritto esemplifica come lo studio delle vicende che interessano gli enti conservativi cittadini possa portare a una migliore comprensione di un panorama archivistico che ha molto da offrire a chi si occupa di Medioevo. Particolarmente interessanti sono i complessi documentari conservati presso il locale Archivio di Stato. Tra i fondi ivi conservati, oltre al già ricordato Archivio del Comune, un ruolo di primo piano è rivestito dal Diplomatico, una collezione di migliaia di atti membranacei, di matrice pubblica e privata, formata in prevalenza da scritture di enti ecclesiastici soppressi durante la dominazione francese. Non vanno poi dimenticati il fondo Conventi e Confraternite, formatosi in seguito alla soppressione delle corporazioni religiose di età napoleonica e formato da oltre 7.000 buste e volumi; la documentazione proveniente dai cosiddetti «Antichi Ospizi di Parma» lasciata in deposito perpetuo all’Archivio di Stato durante la prima metà del XX secolo; i fondi Famiglie e Notarile e molti altri ancora..L’elencazione delle fonti custodite presso l’Archivio di Stato potrebbe in realtà andare avanti ancora a lungo, vista l’enorme mole di documentazione che esso contiene. Al confronto, gli altri enti conservativi cittadini presentano strutture inevitabilmente più lineari. Di notevole interesse è comunque l’Archivio Capitolare che, nonostante le dispersioni documentarie subite nel tempo, accoglie tuttora un imponente corpus di atti medievali, pergamenacei e cartacei, di natura prevalentemente amministrativa e patrimoniale. Importanti, anche se meno ricchi di fonti medievali, sono anche l’Archivio Diocesano Vescovile, dotato comunque di una bella collezione pergamenacea, e la Biblioteca Palatina i cui fondi documentari risultano in gran parte ancora inesplorati. Last but not least, va infine ricordata l’esistenza, fuori dai confini cittadini, di importanti nuclei documentari riguardanti Parma e il suo territorio in età medievale: è il caso della ricchissima documentazione prodotta durante la dominazione visconteo-sforzesca su Parma e conservata presso l’Archivio di Stato di Milano.

 

 

 

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