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"Cristo in gloria". È del Correggio

"Cristo in gloria". È del Correggio
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Pier Paolo Mendogni
La perspicacia intuitiva, la tenacia e l’amore per il «suo» Correggio di Giuseppe Adani, presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Il Correggio,  hanno ricondotto direttamente ad Antonio Allegri «Il Cristo in gloria» (una tela di cm. 105 x 98) che da quasi due secoli è nella Pinacoteca Vaticana, etichettato come «copia» e poi «nell’ambito» dell’artista. E’ stato lui nel 2008, in concomitanza con le mostre di Roma e di Parma, a volere il quadro a Correggio per sottoporlo alla diretta visione del pubblico e degli studiosi. E da quel contatto ravvicinato scaturì per molti la convinzione dell’autografia in quanto – come scrive Adani - «l’intensità suprema della luce ultraterrena, vibrante della presenza dei putti angelici, qui si accompagna ai gorghi profondi delle ombre nel vestimento rivelando da parte dell’Autore la concomitanza con l’esperienza della cupola giovannea. La sicurezza fattuale, infatti, coincide con la stesura degli affreschi, sia nelle figure corporali, sia nel turbine via via evanescente degli spiriti celesti nell’empireo».
Si decideva quindi di sottoporre il dipinto a una serie di esami scientifici affidati al Laboratorio di Diagnostica dei Musei Vaticani (riflettografie, restituzioni in infrarossi e ultravioletti) e Ulderico Santamaria e Fabio Moresi hanno trovato che sotto la pittura c’è un disegno preparatorio che presenta pentimenti e rettifiche. Una rilevazione di notevole importanza perché quando si fanno copie non c’è bisogno di disegno sottostante né vi sono pentimenti. Il sapiente restauro di Claudio Rossi de Gasperis ha fatto riemergere i delicatissimi passaggi che smaterializzano le immagini dei putti che circondano Cristo. Nel contempo Gianluca Nicolini con un paziente, straordinario lavoro di ricerca negli archivi ha ricostruito la storia del dipinto e dei vari passaggi di proprietà portando un ulteriore contributo alla paternità correggesca dell’opera.
Sigillo di questa eccezionale operazione è la pubblicazione – sostenuta dalla Fondazione Il Correggio col presidente Giovanni Orlandi e il direttore Nadia Stefanel e presentata recentemente alla Pinacoteca Stuard – del volume «Correggio. Il trittico di Santa Maria della Misericordia in Correggio», curato da Giuseppe Adani, Margherita Fontanesi e Gianluca Nicolini (edito da Silvana Editoriale) con numerosi saggi e gli interventi di Antonio Paolucci e David Ekserdjan.
Il dipinto del Cristo con le braccia aperte, seduto sulle nubi e circondato dagli amabili vivacissimi putti, faceva parte come cimasa della solenne ancona che copriva la parete di fondo, sopra l’altare maggiore, di Santa Maria della Misericordia a Correggio ed era composta anche da due tavole laterali coi santi Giovanni Battista e Bartolomeo, sempre dipinte dal Correggio e di cui ci sono rimaste le copie, mentre al centro aveva la bella statua della Madonna col Bambino in terracotta policroma di Desiderio da Settignano. La Confraternita della Misericordia è la più antica di Correggio, attiva già nel 1316, e nel Quattrocento sull’altare maggiore della sua chiesa troneggiava appunto la statua della Madonna della Misericordia – seduta col Bambino sulle ginocchia - di cui ci è giunta solo la parte alta del busto.
All’inizio degli anni Venti del Cinquecento l’apparato scenico intorno alla statua della Madonna veniva ampliato per includervi tre dipinti dell’Allegri, eseguiti nel periodo in cui lavorava a Parma nella chiesa benedettina di San Giovanni Evangelista: in alto il «Creatore sull’iride fra angeli» e ai lati i santi Giovanni Battista e Bartolomeo Apostolo. Rodolfo Papa ha dato una intrigante lettura iconologica del complesso apparato figurativo e del rapporto fra le varie immagini. Dopo aver sottolineato come il Cristo correggesco – senza ferite, con le braccia aperte e le mani rivolte verso il basso – non si colleghi ad altre tipologie, conclude indicandolo come «il Verbo che, presente e agente fin da principio della Creazione del mondo, fattosi carne nel ventre della Santissima Vergine Maria, morto e risorto, avendo riconciliato il cielo con la terra, abbraccia e accoglie tutta l’umanità». Quindi il Dio della misericordia che opera attraverso la mediazione della Madonna e dei santi patroni del sodalizio.
Giuliano Nicolini ha ripercorso con acribia, consultando tantissimi documenti, tutta la complessa storia del dipinto centrale fino al suo ingresso nel 1829 nella Pinacoteca Vaticana col significativo viatico di artisti quali Thorvaldsen e Minardi. L’approfondimento stilistico del dipinto, confrontato con altre opere del maestro, è stato affrontato in modo ampio e penetrante da Margherita Fontanesi che ha aggiunto ulteriori motivi di conferma a quanto già indicato dalle analisi scientifiche e storiche. «Nel campo della storia dell’arte – ha scritto David Ekserdjian, il più qualificato studioso del Correggio – le conversioni non sono tutte certamente di rapidità damescena, ma anche gli scettici dovranno concedere che il caso in favore di quest’opera non è mai stato più avvincentemente argomentato».

 

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