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Yes we book - "La nonna sotto il fico": storie di amore, guerra e ordinaria povertà raccontate... al medico

Yes we book - "La nonna sotto il fico": storie di amore, guerra e ordinaria povertà raccontate... al medico
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di Andrea Violi

Bassa reggiana, anni '30 più o meno. La vita di una corte agricola viene sconvolta dal grido di uno dei ragazzi: «La nonna si è buttata nel pozzo!». Tutti gli uomini più corpulenti accorrono, cercano di soccorrere la vecchietta... trovando però in fondo al pozzo soltanto una sfortunata faraona caduta poco prima. Il mistero s'infittisce, finché un altro dei ragazzi la trova: la nonna è sotto una pianta, che mangia un'arancia in tutta tranquillità. «E quella è stata la prima volta nella mia vita che ho visto un'arancia».
Nella vita di chi? Di Guerina, una delle tante persone anziane che hanno raccontato episodi di vita quotidiana, vita «d 'na volta», di tanta povera gente che passava l'esistenza nei campi e nei paesini.
L'idea è di Gilberto Furlani, medico di Guastalla: raccogliere in un libro queste storie, vere e proprie “finestre” aperte su un mondo custodito nella memoria di chi è nato negli anni '20-'40. Un mondo che rischia di scomparire con quelle persone. «La nonna sotto il fico» di Gilberto Furlani (Miraviglia Editore, Reggio Emilia) nel suo piccolo contribuisce a custodire questa memoria.
Questo libro nasce dalla capacità di saper ascoltare. Lo spiegano l'autore nella nota introduttiva e l'editore in quella finale. Visitando tanti pazienti anziani, Furlani ha ascoltato i loro racconti di gioventù: sul padre che andava a Parma con il carretto, su episodi di guerra e di Resistenza, su come si sono conosciuti i genitori... Altri avrebbero dimenticato subito quei racconti. Furlani invece li teneva a mente e dopo il lavoro prendeva appunti. Alla fine ci ha ricavato un libro, riordinando quegli appunti e “sistemando” alcuni particolari evitando di rendere identificabili quei pazienti.
Il titolo «La nonna sotto il fico» nasce dai ricordi di Guerina, che fa parte delle «Storie di primavera». I racconti infatti sono numerosi ma brevi, a volte solo una pagina o due, e sono suddivisi in capitoli intitolati alle quattro stagioni. Le storie sono ambientate perlopiù nella Bassa reggiana occidentale, fra paesi come Brescello, Boretto, Guastalla, il Po...
C'è una storia parmigiana, fra quelle raccolte da Furlani. Fermino ricorda suo padre, che si sente male nella stalla e il medico del paese lo dà per spacciato. Ma i figli non si rassegnano: lo portano in treno a Parma. Qui la cooperativa socialista dei facchini della stazione trasporta i malati gratis all'ospedale: lo stesso fanno con il padre di Fermino. Un medico riesce a salvarlo, ma il paziente non riesce a ringraziarlo. Molti anni dopo ci sarà un singolare incontro tra Fermino e gli eredi del medico... e una conclusione della storia alquanto insolita.
Un uomo confida beghe di famiglia sull'eredità contesa tra figli legittimi e adottivi. Un'anziana racconta la storia di un'indemoniata, un altro rivela come si conobbero i genitori (in un fienile, per ripararsi da un temporale...).
È soprattutto una generazione segnata dalla guerra - la Seconda guerra mondiale - quella che confida a Furlani episodi di vita vissuta. E molti racconti riportano a quegli anni.
Così Eliseo porta il lettore sul fronte greco: va in avanscoperta, poi si trova bloccato sotto il tiro dei cecchini e faccia a faccia con un soldato nemico. Scoprendo che non è poi così diverso da lui... Altre storie raccontano fucilazioni e tradimenti, soldati che si salvano con astuti espedienti e altri, prigionieri dei francesi, che si trasformano in operai stimati persino dal generale De Gaulle.
Infine, ci sono storie di violenza politica nel dopoguerra, storie di ordinaria povertà e personaggi che rivelano un cuore tenero dietro il loro aspetto ruvido...
Le 163 pagine de «La nonna sotto il fico» scivolano via in fretta, in una narrazione dallo stile semplice ma non banale. Volendo, il libro si può leggere in un giorno, magari sotto l'ombrellone... Pagina dopo pagina sembra quasi di vederle, quelle persone che aprono lo scrigno dei ricordi al dottore. E tramite lui, ai lettori.
Da segnalare la doppia, significativa dedica di Gilberto Furlani: «A mio padre Giovanni, che il mondo qui descritto lo ha vissuto» e «A mio figlio Giovanni, che di questo mondo non sentirà neppure parlare». 

 

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