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Arte-Cultura

Il racconto della domenica - Morinì, segretario e chauffeur

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 Gustavo Marchesi

 
 
Fausto Morinì, giovanottone florido e occhialuto di origine italiana e nascita francese, per questo chiamato «Monsieur», era il segretario tuttofare dell’Assconcerti nel nostro piccolo centro. 
Detto altresì l’ultimo baciamano, per l’usanza che manteneva a dispetto dei tempi, fungeva anche da autista accompagnatore dei concertisti, che prelevava alle varie stazioni e depositava in alloggi convenzionati, in genere al Residence Pacuvio, evitando così le gaffe dei taxisti normali piuttosto imbranati nel settore arte-cultura, sprovvisti com’erano di sufficienti cognizioni. Era capitato che sbagliassero residence e portassero l’ospite a qualche casa di tutt’altro genere del Pacuvio, seppure accogliente. L’ultimo errore riguardò una bella soprano dal look maestoso che indusse il taxista a ritenerla attesissima nel grand hotel della maitresse Sordella, dove si affrettò ad acompagnarla. La svista ebbe la conseguenza di allarmare in modo definitivo il presidente dell’Assconcerti, che si rivolse a Morinì: «Monsieur, faccia una cortesia, mi prenda lei il volante». 
Morinì diede subito prova di puntualità, anche se il suo stile non prometteva niente di buono. 
Togliendo gli occhi dalla strada, guardava troppo spesso con le grosse lenti il passeggero che sedeva dietro e lo metteva in seria apprensione, anche per qualche manovra improvvisa e spericolata. 
Come nel caso di madame Wally Landòs, la leggendaria clavicembalista che non stava più nella pelle dal tremore di trovarsi in consegna di un autista azzardoso. Infatti non appena le scappò detto che da giovanissima aveva suonato in Russia, a Jasnaja Poljana, in casa del conte Tolstoj – proprio lui l’autore del romanzo «Guerra e pace» – il segretario chauffeur ebbe un preoccupante trabalzone e sbandò verso il marciapiedi, quasi sui piedi di Marcella Coscienza, vicesindaco e assessore alla cultura, in pratica la responsabile delle sovvenzioni all’Assconcerti.
Una coincidenza che per puro caso non lasciò un ricordo troppo pesante sull’umore della vicesindaco. 
Ma come non giustificare l’emozione di Monsieur? Non era arrivato in fondo neanche alla prima parte del romanzone, ma l’aveva guardato più volte al Cinema Farnese, dove suo padre lavorava. 
Fausto trascorreva pomeriggi al cinema, divorando avidamente insieme agli amati film storici, sfilatini al prosciutto con maionese che non avevano nessuna difficoltà ad alzargli il peso, già fin troppo oltre per la sua età. Neanche fosse stata un personaggio del mitico romanzo-poema, Morinì vivisezionò la Wally anche mentre provava nel ridotto del teatro. 
Con la sua petulanza da bambinetto la invitava a riparlare di Tolstoj. Wally tentò di cavarsela con una chicca: alla fine del concerto il conte si era abbandonato ai complimenti e al rimpianto: lei così giovane, così brava, lui così vecchio, così stanco! 
E madame aveva tentato un’amara tenera chiosa: «Mon grand, c’est la vie»! Morinì, pur lusingato dalla preziosa confidenza, continuò l’interrogatorio. Tanto interesse procurò il panico alla signora, che prima del recital non si era ancora ripresa. 
Sfinita chiese di consumare almeno una frugale merendina, dicasi un tè e due biscottini leggeri. 
Morinì pensò di farle compagnia con una porzione di lasagne…
In concerto, circa a metà di una composizione di Bach, lunga un’ora e più, Wally staccò le mani dalla tastiera, fulminata da un vuoto di memoria. Costretta a uscire, si imbatté nel sorridente faccione di Monsieur che la scrutava con un’espressione di complicità.
 In quel momento delicato, Morinì pensava come intervenire nella loro lingua comune, anche se poche parole per non rivelare le carenze di un francese dimenticato in gran parte. Proferì allora, le braccia al cielo: «Mon grand!… C’est la vie»!  E si apprestava al doveroso baciamano.
Ma Wally stavolta non esitò a darsi alla fuga – ben diversa dal modello di Bach. 
 

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