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Le fabbriche dell'"oro rosso"

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Ubaldo Delsante

Mentre il sole estivo indora le bacche di pomodoro e in tutto il Distretto agroindustriale, che ha sede a Parma, inizia la raccolta e l’avvio alla lavorazione nelle fabbriche, è il caso di rivedere in sintesi il percorso dell’industria meccanica parmense che nel tempo ha sostenuto e assistito le fabbriche di conserva nel migliorare e perfezionare la realizzazione dei prodotti derivati dal pomodoro. Agli albori della rivoluzione industriale, negli ultimi decenni dell’Ottocento, non esiste a Parma alcuna industria meccanica, ma sono attivi soltanto laboratori artigianali muniti di fucina e, se posti sull'asta di un canale, di un movimento meccanico mosso da una ruota idraulica. Producono e riparano - in età preconsumistica ogni oggetto è riparato, aggiustato e riadattato più e più volte - recipienti in rame tanto per le cucine domestiche come per l’agricoltura, per cantine, caseifici, panetterie e pastifici, piccole pompe idrauliche, carriole, carri, erpici e aratri, cancellate e serramenti parte in legno e parte in ferro. Qualcuno produceva anche apparecchi di precisione e pendole, come il famoso Beccarelli.
Saranno questi piccoli laboratori artigianali, localizzati per la maggior parte in città, a sviluppare, in base alle richieste e alle esperienze delle fabbriche di conserva, macchinari e impianti all’inizio estremamente semplici e via via sempre più complessi per l’intero comparto agroalimentare. Così l’industria delle conserve di pomodoro ha favorito lo sviluppo di tecnologie per la lavorazione dei prodotti degli altri comparti alimentari tanto che a distanza di oltre un secolo, oggi a Parma si producono macchine per la lavorazione di tutte le conserve vegetali, ma anche della frutta, della carne, del pesce, del latte, non di rado applicando in maniera innovativa ad altri prodotti tecnologie messe a punto per il pomodoro.
Agli artigiani, dunque, si rivolgono, prima di andare a rifornirsi in altre città, gli industriali conservieri per farsi costruire, spesso su misura, caldaie, fumaioli, tubi, fusti e recipienti di vario genere e dimensione prevalentemente in rame, pompe, carrelli e binari, grandi tavole in legno per stendere la conserva al sole.
 Le fabbriche nascono così, giorno per giorno, mutano ed evolvono in continuazione mediante un continuo colloquio tra gli imprenditori e i meccanici. Al volgere del nuovo secolo l’impiantistica conosce una brusca accelerazione grazie all’arrivo dalla Francia delle boules di rame, che oltralpe servivano per la produzione della birra. In Via Trieste è attiva la Bartolomeo Ballari, fondata nel 1872 e passata in seguito a Oreste Rossi per la costruzione di impianti per mulini, pastifici, fabbriche di concentrato di pomodoro e di motori idraulici. Tre anni dopo inizia la propria attività Carlo Migliavacca, con la lavorazione del rame e fonderia nella sede storica di Via Spezia, 8. Vengono prodotte principalmente bolle ricavate da semisfere in rame per la cottura di concentrato di pomodoro e macchine per caseifici.
Tra le prime aziende meccaniche parmensi va ricordata la Cugini & Mistrali, (già Luigi Ferrari) che dal 1878 esegue qualsiasi tipo di macchina: nel 1910 arriva a contare 130 operai e dispone anche di una propria fonderia. Produce turbine e impianti per la fabbricazione di conserva di pomodoro e inoltre macchinari per mulini, caseifici, pastifici e cantine; cesserà l’attività nel 1913. Oreste Luciani, dopo aver lavorato in un’altra officina della città, fonda nel 1909 in via Imbriani, insieme ai soci Ferretti e Merusi, una nuova impresa dedicandosi a vari settori. Dopo la Grande Guerra, da piccola officina, la fabbrica diventa un complesso ragguardevole, che comprende anche fonderia e potenti presse per lo stampaggio delle piastre tubiere dei fondi per recipienti a pressione: caldaie a vapore, macchine per caseifici e per altri settori. Affonda le sue origini nell’Ottocento e nei laboratori artigiani dell’Oltretorrente la Manzini. Qui operano Egidio e Giuseppe in diversi opifici attivi fin dal 1890. Essi costruiscono bolle, ricavate da mezze sfere di rame prodotte nel bresciano. Della famiglia è anche Tito Manzini che lavora come tecnico montatore presso lo zuccherificio Eridania di Via Veneto. Ricco di esperienze nel settore della trasformazione alimentare, Tito matura l’idea di progettare intere linee e non solo singole macchine per la produzione di conserve.Nel 1943, in piena guerra, tre coraggiosi tecnici, Rodolfo Vettori, Aldo Ghiretti e Ennio Manghi, avviano un’officina meccanica in via Monte Grappa, la Vettori & C., trasferita nell’immediato dopoguerra nell’ex Trionfale fra viale Piacenza e viale Pasini, uscito Ghiretti dalla società (fonderà nel 1958 la Dall’Argine & Ghiretti, sempre impegnata nelle produzioni meccaniche agro-alimentari), nel 1948 puntano sulla progettazione e costruzione di attrezzature per l’industria conserviera e sono i primi a sostituire il rame con l’acciaio inossidabile nella produzione dei macchinari per le conserve alimentari e ad introdurre i rulli rotanti al posto delle reti nei banchi di lavaggio e di cernita. Dai quadri tecnici della Luciani esce Camillo Catelli, che sul finire della guerra apre una piccola officina in Vicolo Santa Maria a Parma, unendosi poco dopo in società con un giovane e brillante ingegnere parmigiano, Angelo Rossi. Nasce così la Rossi & Catelli, che si trasferisce in un nuovo stabilimento in via Budellungo dando vita ad un’industria tra le più importanti specialmente nel settore degli impianti per la trasformazione del pomodoro. L’azienda, guidata dal figlio Roberto, è ancor oggi attiva con il nome di CFT-Catelli Food Technology e comprende, fra gli altri, anche gli storici marchi Manzini e Vettori & Manghi. Dal canto suo l’ingegner Angelo Rossi, uscito dalla società con Catelli, negli anni Cinquanta, dopo essersi per breve tempo dedicato alla progettazione e costruzione di moto da competizione e una permanenza in California per approfondire le tecnologie alimentari, rientra nel campo della meccanica per l’agroalimentare fondando una propria nuova azienda.Trasferitosi dalla Ciociaria a Parma nel 1944, Mario Maselli fonda poco dopo le Officine Mario Maselli, dedite alla costruzione e manutenzione di quadri elettro-meccanici. Nel 1950 entra nel settore dell’impiantistica alimentare, specializzandosi nella progettazione e costruzione di analizzatori automatici in linea in grado di fornire misurazioni continue durante i processi di trasformazione, così da consentire il passaggio dalla tecnologia discontinua delle boules a quella dei concentratori continui. In Via Mantova nel 1960 viene fondata la IMC-FMC quale sussidiaria del gruppo multinazionale americano FMC, presente in 34 paesi, nato nel 1883 quando John Bean inventa la prima pompa a pressione utilizzata per i trattamenti antiparassitari nei frutteti. La sede di Parma si specializza nelle tecnologie per la sbucciatura, denocciolatura e riempimento e nella lavorazione dei succhi vegetali. Tra le industrie meccaniche della provincia legate al settore alimentare è il caso di ricordare Pierino Reviati di Felino, che ha origine da una bottega di fabbro ferraio aperta da Cesare nel 1896 e proseguita dal figlio Pierino, che inizia a riparare e poi a costruire macchine per l’industria delle conserve di pomodoro. Proprio nel luogo cardine della produzione del pomodoro e della conserva, a Panocchia, sorge all’inizio del secolo la Ghizzoni Ettore & Figli, altra azienda familiare, passata dagli impianti in rame a quelli in acciaio inossidabile: tuttora costruisce linee complete per la produzione di evaporatori continui in doppio e triplo effetto e impianti a bolle. Legata strettamente all’industria conserviera tipica del Parmense è la produzione di barattoli di latta e casse per imballaggio intrapresa a partire dal 1907 dalla Società Ligure Emiliana di Sanpierdarena (Genova), in un nuovo stabilimento sorto in Viale Piacenza, nella periferia Nord-Ovest; presso di essa si riforniscono le industrie delle conserve di pomodoro di città. Le fabbriche della pedemontana, invece, si rivolgono in alternativa presso una piccola azienda fondata a Sala Baganza da un bolognese, Giuseppe Vitali, che nel 1918 la cede alla Metalgraf di Milano e che nel 1931 diventerà S.I.R.M.A. (Società Italiana Recipienti in Metallo e Affini), con stabilimento in Via Golese a Parma.
L'evoluzione delle tecnologie va di pari passo con l’affinamento di tutte le procedure scientifiche che sottostanno ad ogni fase della produzione, dalla semina al raccolto, alla lavorazione conserviera fino ai contenitori ed agli imballaggi. Su tutte queste fasi dall’inizio degli anni Venti del Novecento, ha messo a disposizione uomini e idee la Stazione Sperimentale delle Conserve, nata a Parma grazie alla lungimiranza di alcuni uomini politici locali, ma soprattutto per la determinazione di due tecnici che la presiedettero e la diressero a lungo fin dall’origine, l’ingegnere parmigiano Romano Righi Riva e il siciliano Francesco Emanuele. A conferma del rilievo internazionale dell’industria parmense del settore è la scelta della nostra città, avvenuta durante il recente congresso mondiale del pomodoro da industria di Pechino, quale sede della prossima sessione.

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