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Arte-Cultura

Due cani e una signora

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Marta Silvi Bergamaschi
La signora uscì decisa dall’albergo a tre stelle. Indossava un pareo coloratissimo che svolazzava su un costume a due pezzi, viola.
La seguiva al guinzaglio un bassotto nero focato: alzava due occhi stupiti e la guardava mugolando piano, un verso strano, quasi implorante. L’albergo si alzava sul mare. Era molto presto. Il sole appoggiato all’orizzonte, un enorme disco rosso sul tappeto azzurro dell’acqua, era uno spettacolo bellissimo. La signora appena alzò lo sguardo.
Pensava ai suoi due pezzi, ai rotoli di carne che aveva osservato allo specchio, agli anni che passavano vertiginosamente e s’appoggiavano al suo corpo con vorace indiscrezione. Certo l’età, pensò la signora. E che cosa importa. Faccio i cavoli miei, mi vesto e svesto come voglio. Gli altri non esistono. Dalla spiaggia saliva una brezza fastidiosa, scompigliava i capelli della donna, una piccola sfavillante bandiera nera, troppo nera, in verità. In un attimo lei e il bassotto furono sulla riva del mare. Soli.
Piccole onde cantavano dolcemente la  loro canzone mattutina ingigantendo il silenzio: danzavano a riva con mansuete lingue spumose.
Il mare era azzurrissimo, così calmo che pareva dormire. La signora guardò il suo cane  gli disse, con autoritaria voce: – Zed, da oggi tu farai il bagno; non tollero assolutamente che tu abbia paura dell’acqua. Un bassotto, elogiato per il coraggio e per l’intelligenza! –
Il cane alzò di nuovo gli occhi, la coda diritta come un lungo dito minaccioso, due denti aguzzi gli uscirono dalle labbra: era inquieto.
- Non permetterti, disse la signora, tu devi obbedire, mio caro…altrimenti…-
Zed, quando l’onda minuta arrivava a bagnargli una zampa, faceva un balzo indietro, tra la sabbia della battigia. Non esisteva nessuna amicizia tra la signora e il suo cane: lei autoritaria, brusca, lui padrone della propria personalità. Chiedeva di essere trattato con rispetto e con un briciolo di dolcezza. E’ il sole del primo mattino che colora la pelle, pensò la signora preoccupata per l’abbronzatura. – Si tolse il pareo: rimase in due pezzi, piccola e grassoccia, le cosce gonfie, il sedere grande e floscio. Non si era mai sposata. Conosceva l’amore, eccome, l’amore fatto di sesso. Il sesso, pensava, è l’unica cosa che conta, tutto il resto… Matrimoni, convivenze, richiedono soltanto sacrifici.
Si comprò il bassotto un giorno d’autunno. Lo vide in vetrina, le piacque, si sentiva sola quel giorno: mi farà compagnia, pensò. Credeva di avere a che fare con un giocattolo: s’accorse invece che il cane era un impegno, possedeva un proprio carattere, capiva ogni cosa, anche le parole: e difendeva la propria vita con ostinata fermezza.
Quel mattino rifiutava il bagno. La padrona stava discutendo con Zed quando giunse un signore alto, slanciato, indubbiamente elegante; una folta barba grigia gli copriva il mento, dandogli un’espressione autorevole: dai grandi occhi grigi emanava però tanta dolcezza. Al guinzaglio lo seguiva un labrador color miele, un bellissimo cane, la nobile testa diritta e fiera, gli occhi attenti, larghi e curiosi, il naso umido  fremente: la bocca pareva sorridere.
- Sorride ? – chiese la signora.
- I cani sorridono, ridono, parlano: sono creature meravigliose- - Il mio, rispose la signora, è soltanto originale e dispettoso. –
- Si chiama? – chiese lui. –Zed – rispose.
- La mia si chiama Mia - E’ buona, ubbidiente. Una grande, sincera amica. Zed la guardava, Mia lo guardava. Chiese con lo sguardo al suo padrone di lasciarla libera. Lui slacciò il guinzaglio – S’avvicinò subito a Zed. Pareva capire i suoi problemi. Gli leccò teneramente il muso e lo invitò a tastare con le zampe l’acqua. L’acqua ora taceva. Le piccole onde erano ferme, la pesante mano del caldo fermava ogni cosa. Anche la brezza era scomparsa. Il sole era ormai alto nel cielo e i suoi raggi infuocati arrostivano la terra.
Mia entrò nell’acqua, si fermò e osservò Zed. Lo chiamò con un mite suono di labbra. Visto che Zed non si muoveva, uscì dal mare, gli si avvicinò. Guardò la signora e davvero le sorrise. L’uomo disse: - Mia le sta chiedendo di lasciare libero Zed; la spiaggia è deserta a quest’ora – La signora malamente ubbidì. Mia appoggiò la sua rosea lingua sulla collottola di Zed: erano carezze nuove che il bassotto non conosceva. Non conosceva carezze, né parole gentili, gratificanti. Soltanto osservazioni. Ora si sentiva felice. Seguì Mia. Sentì l’acqua tiepida avvolgerlo con amicizia. Abbaiò di gioia. Mia e Zed nuotavano vicini, ogni poco si guardavano, accennavano un allegro guaito.
- Si parlano, - disse l’uomo.
- Guarda, guarda… che buffo spettacolo, - rispose indifferente la signora. Pensò: lui piccolo, lei troppo grande: non potranno mai fare sesso. Per fortuna.
 

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  • Benedetta Barilli

    02 Settembre @ 13.00

    vorrei rispondere al sigDe Piave...forse aspirante "grande scrittore"?Seguo,da tantissimi anni,la scrittrice,donna di grande cultura e talento,non presuntuosa,come tanti arrivisti e che stimo moltissimo per la sua scrittura.Sig De Piave,la pregherei di leggere il libro di racconti,edito dalla casa editr.MUP,"inverno con il padre" o con mio padre.degno di essere paragonato,come scrittura,capacitàd'introspezione,e di illuminare momenti quotidiani,da grande scrittrice.Se lo legga,prima di dare giudizi.,che non mi sembrano dati da un buon lettore.

    Rispondi

  • Davis DePiave

    06 Agosto @ 00.02

    ...L'inutile racconto della Domenica. Ci conquistasse la trama almeno e fosse scrittura di qualità... Niente invece. Niente di niente.

    Rispondi

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