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Arte lungo la Francigena

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Pier Paolo Mendogni

Milletrecento anni di storia costituiscono un traguardo straordinario e Berceto li festeggia con un’iniziativa altrettanto straordinaria, una mostra lunga cinque secoli, che parte dai leonardeschi e arriva ai nostri giorni con un largo spazio dedicato alle nature morte: l’ha promossa il Comune col vulcanico sindaco Luigi Lucchi, patrocinata la Fima col vicepresidente nazionale Tommaso Tomasi e realizzata Alessandro Torricelli. Sede espositiva il museo dedicato a Pier Maria Rossi, personaggio storico di elevato spessore per ardimento (condottiero vincitore di molte battaglie) e cultura (parlava varie lingue, amava la musica e la poesia), nato nel castello di Berceto nel 1413. Se il re longobardo Liutprando nel 712 costruì il monastero intorno cui si sviluppò Berceto, i Rossi nel medioevo ne fecero un significativo caposaldo a presidio del loro vasto territorio feudale sulla strada tra il Nord Europa e Roma. La rassegna «712 A. D. - 2012» (aperta fino al 9 settembre) è stata curata da Emilio Negro e Nicosetta Roio ai quali si devono le puntuali e ricche schede del catalogo con due interventi di Cinzia Cassinari e Tommaso Tomasi. Le nature morte sono state collocate al primo piano mentre al secondo sono esposte le opere che percorrono idealmente il corso dei secoli iniziando da due importanti seguaci di Leonardo che hanno colto aspetti diversi del maestro. Giampietrino («Madonna col Bambino tra i santi Stefano e Giovanni Battista») ha trasfuso nei personaggi l’espressione di tenerezza affettiva sottolineata anche dal morbido sfumato. Bernardino de’ Conti, invece, nella «Madonna con Bimbo e San Giovanni Battista» dal maestro ha preso vari elementi formali, rielaborando con contorni incisivi il modello iconografico della Madonna Litta, che ha ispirato vari artisti. Singolari sono i due paesaggi che si intravedono dalle finestre per la sostanziale diversità che li caratterizza: uno aperto su un’ampia vallata col tipico sfumato atmosferico e l’altro, invece, in primo piano con annotazioni aneddotiche. Dalla Lombardia cinquecentesca al «parmigiano» Michelangelo Anselmi con una «Resurrezione», all’Emilia primoseicentesca col modenese parmigianizzato Bartolomeo Schedoni e il parmigiano romanizzato Giovanni Lanfranco. Del primo viene riproposta la giovane Salomè col viso tondeggiante di ingenua curiosità, mentre il San Bartolomeo del Lanfranco (con in mano il coltello simbolo del martirio subito) ha il volto scavato dagli anni e dalla sofferenza, accentuata dall’intrigante gioco delle luci e delle ombre. La luminosa brillante tela di Paolo de Matteis ci porta nel periodo barocco con l’episodio biblico di Beniamino e i suoi fratelli. Un coloratissimo interno di uno studio del livornese Ulvi Liegi con richiami al caldo cromatismo «fauves» ci introduce al Novecento dove troviamo lo spumeggiante, sensuale «Ritratto dell’attrice Alice Regnault» di Giovanni Boldini, elegantissima nell’abito bianco che fascia la sinuosità di un corpo attraente come il volto sottile, allungato da una acconciatura che sottolinea gli occhi felini. Su un piano opposto si pongono le «Figure» di Mario Sironi scolpite in un monumentalismo storico, che si rifà alle origini del classicismo. Un inedito «Nudo» di Cassinari e un intrigante «Angelo» di Gaetano Orazio, pronto a spiccare il volo con ali da aquila, completano la sezione cui si sono aggiunte tre interessanti sculture di Adriano Cecioni (due graziosissime bimbe), Vincenzo Gemito e Alberto Dressier che dovrebbero avere un seguito l’anno prossimo. Le nature morte offrono un variegato panorama tra Sei e Settecento. I romani Mario Nuzzi e Giovanni Stanchi interpretano diversamente i fiori: il primo li dispone con festosa leggerezza, il secondo li ritrae con fiamminga accuratezza. Il francese Huillot usa i fiori per dare vivacità alla fastosità di oggetti di pregio. La frutta è dipinta con realistica concretezza dal nordico Franz Godin, italianizzato Francesco Codino, mentre il monogrammista lombardo FGB la dispone su più piani con barocca piacevolezza, così come fa per i golosi vassoi e alzatine straripanti di biscotti, frutta candita e altre ghiottonerie. Più succosa di sapori e profumi la frutta di Michelangelo da Campidoglio. Frutta, verdura, selvaggina si fondono nella «Composizione» dello Pseudo Salini di una elevata raffinatezza nel gioco delle variazioni tonali e dell’uso della luce, straordinario anche nella «Natura morta con cavolfiore e prosciutto». Giovanni Agostino Cassana con densità genovese e luminosità veneziana raduna intorno a una cesta pollame, conigli e un gatto curioso con un campanellino al collo. Simone del Tintore alla precisione realistica preferisce il calore di una pittura spessa con tocchi di pennellate luminose che animano il bianco dei pennuti e il verde dei carciofi. Il realismo ricompare nel «Cacciatore con selvaggina» di Giacomo Francesco Cipper e nella grande «Natura morta e viva» di Felice Boselli, splendida per qualità pittorica che dà corpo alla materia disposta con esuberante rigogliosità.

 

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