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Ammaniti, le cose precipitano

Ammaniti, le cose precipitano
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Lisa Oppici

È un titolo quasi provocatorio quello scelto da Niccolò Ammaniti per il suo ultimo libro. Una sorta di contrappasso. Ma anche, forse, una rivincita. «Il momento è delicato», gli ripetevano tutti quelli cui, negli anni, proponeva racconti, dal gran capo della Mondadori Gian Arturo Ferrari in giù. «I racconti non vendono, meglio un romanzo», quello che «grosso modo» l’autore romano si sentiva dire. E allora: «Ora che viviamo un momento veramente delicato mi sembra giusto intitolare così questo libro», scrive Ammaniti nelle pagine introduttive. «Il momento è delicato», dunque. Sedici racconti, dal 1993 al 2012. Testi tutti molto «ammanitiani», molto caratteristici di un autore con un’identità ben chiara e segni distintivi riconoscibili. Si spazia: dalla forma più distesa e per certi versi anche più ricca di «La figlia di Shiva » («il primo racconto che ho scritto in vita mia [...],  potevo avere venticinque anni») ai testi più asciutti, dai più «cannibali» ai più visionari. C’è il giovane squattrinato che pensa di poter fare un bel gruzzoletto «ripulendo» la casa della compagna di stanza della nonna, morente in ospedale. C’è un lui che per occultare i segni del tradimento finisce per distruggere il proprio appartamento, pezzo per pezzo, e si distrugge. C’è il barbone maniaco che una notte al parco si trova davanti il suo idolo, Alba Parietti, e non è un bell’incontro. C’è un ragazzo che paga cara una fellatio mancata, in un concatenarsi di eventi che lo porta sempre più giù, fino alla tragedia. E tanto altro. Si parte da una situazione «normale», o apparentemente normale, e si assiste piano piano al precipitare delle cose verso una degenerazione senza fine, spesso con svolte onirico-incubiche, in un mix che tiene insieme l’horror, il grottesco, il pulp. È una sorta di marmellata, quella di Ammaniti. Strana.Tratti distintivi, si diceva, inconfondibili. In primis i mostri. Mostri mutanti che si mangiano cose e persone. Che si mangiano la realtà: la sbriciolano, la frantumano. E che ti capitano lì all’improvviso, spesso determinando una svolta e cambiando le carte in tavola: arrivando a una frattura della «normalità», e delle certezze. Perché quello di Ammaniti (e il nostro, certo) è un mondo di mostri. Le notti sono strane, quasi da incubo (ma non senza «spruzzate» di grottesco), gli incontri poco rassicuranti. E anche il sogno più bello, anche la visione più accattivante, a un certo punto si squarcia e si rivela per ciò che è. Alba Parietti, idolo del clochard protagonista di «Alba tragica», è esemplare nel suo passare da sogno erotico perfetto a vera e propria fiera: «L’essere finì di mangiare i resti del barbone, fece qualche metro svogliatamente e si accucciò sotto un eucalipto. Si acciambellò su se stesso come un cane che dorme. E iniziò la metamorfosi. L’enorme testa nera cominciò a fondersi con le zampe anteriori e quelle posteriori con il ventre. La coda si torse e si fuse con la schiena. I tessuti si muovevano veloci, si riorganizzavano, le cellule dell’essere si differenziavano e si riaggregavano, tornando a uno stato embrionale e totipotente».Mostri, metamorfosi, persino deformità, (tutte centellinate in descrizioni accuratissime), «stranezze»: la chiave di Ammaniti sta qui. Ed è lo stesso scrittore che ce la consegna, in quelle pagine iniziali che sono senz’altro uno dei contributi più preziosi del volume: ««E se...?» Ecco come mi parte una storia. Da una semplice (e spesso inverosimile) ipotesi. E se l’infermiere entra nella casa e dentro ci trova un mostro, un nipote mostruoso e disperato per la mancanza della nonna? È una domanda che produce un’invenzione, la molla che mette in moto ogni racconto che scrivo. [...]. Come reagirebbe Pennacchini, il mio vicino di casa, trovandosi di fronte a un alieno? A una notte di sesso accidentale che gli ribalta tutte le certezze?». In quelle pagine, in cui Ammaniti si racconta, e ci racconta la sua scrittura, c’è uno squarcio sul suo mondo che per chi legge è un regalo prezioso. È proprio quello, forse, il testo più bello del libro.

Il momento è delicato -  Einaudi, pag. 370, euro 17,50

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