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Ximenes, geniale e generoso

Ximenes, geniale e generoso
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 Irecenti fatti di cronaca hanno messo in luce un atto vandalico nel Parco Ducale ai danni di una statua relativa al Monumento a Verdi, a sua volta complessivamente oggetto di atti bellici e post bellici, in un certo senso definibili come vandalici, da parte prima degli aerei alleati nella seconda guerra mondiale e poi del Comune di Parma nell’immediato dopoguerra. Barbarie privata e pubbliche insensatezze vanno a braccetto. Si tratta, come hanno dichiarato l’indomani le autorità preposte, di un statua fatta di materiali poveri (ferro e cemento) ma di elevato valore storico appunto perché legata al grande complesso monumentale scomparso che a suo tempo aveva costituito un notevole impatto nell’ambiente cittadino in prossimità della stazione ferroviaria. 

In questa zona l’artista che più di ogni altro ha lasciato un segno è stato proprio l’artefice di quella statua, lo scultore palermitano con studio a Roma Ettore Ximenes (1855-1926), autore non soltanto del monumento a Verdi (peraltro concepito architettonicamente dal parmigiano Lamberto Cusani), ma anche del monumento a Bottego e di quello della Vittoria in viale Toschi. A Parma rimane di lui, in collezione pubblica, anche un bel ritratto della signora Ida Bonetti, moglie del deputato liberale Pietro Cardani, un grande pastello su carta del 1918, donato nel 1953 dalla famiglia della stessa alla Pinacoteca Stuard. Di recente, in una galleria di Roma nei pressi di Campo dei Fiori, è comparso il suo bronzetto Venere e Cupido.
Personaggio di grande rilievo nel panorama artistico italiano, e non solo, del suo tempo, Ximenes aveva accettato l’incarico di eseguire gli ornamenti plastici della grande esedra di Cusani fin dal 1912 a titolo gratuito. Secondo il progetto, sotto il porticato semicircolare erano allineate 28 statue rappresentanti i 26 melodrammi composti da Verdi più la Messa da Requiem e L’Inno di guerra. Al centro dell’emiciclo era posta l’Ara con le targhe in bronzo e alla sommità del grande arco centrale la Gloria su una biga trainata da quattro leoni.
 Come ha scritto Giancarlo Gonizzi, i personaggi creati da Verdi sono raccolti a cantare, in un perpetuo coro, l’eterno Requiem alla gloria del Maestro, interpreti e portavoce dei sentimenti della città che sorge alle spalle dell’esedra, quasi un teatro dell’antichità greca o romana. I lavori iniziano già nel 1913, ma rimangono interrotti dalla guerra e ripresi nel 1919. I bozzetti delle statue sono stati eseguiti in gesso e in scala ridotta da Ximenes, ma a realizzare i pezzi in cemento martellato (sarebbe stato troppo costoso eseguirli in marmo o in granito), che verranno montati sul posto, viene chiamato uno stuolo di giovani artisti, alcuni dei quali parmigiani, come Alberto Bazzoni, Guglielmo Cacciani, Alessandro Marzaroli, Giovanni Trombara e Ernesto Vighi. Altri venivano da Roma o da altre città. La costruzione è realizzata da imprese e artigiani locali impiegando circa 400 operai.
 L’inaugurazione ha luogo il 22 febbraio 1920, presenti autorità e uomini di cultura venuti da tutta Italia e da circa 50 mila cittadini, che "consegnano" il monumento al sindaco, il senatore Giovanni Mariotti, colui che più di ogni altro lo aveva voluto, mentre almeno cinque bande musicali civili e militari invadono di suoni le vie della città. Alla sera, grande concerto al Regio sotto la direzione del maestro Tullio Serafin. Ximenes, in viaggio di lavoro in Brasile, non è presente e si scusa, ma più tardi il deputato parmigiano Emilio Faelli gli offrirà una medaglia in segno di riconoscenza da parte della città. Il Re Vittorio Emanuele III, da parte sua, gli conferisce motu proprio la Croce di Grande Ufficiale della Corona d’Italia e all’architetto Cusani la Commenda dello stesso ordine.
Lo scultore, che collabora con Parma fin dai primi anni del Novecento, è ormai affezionato alla città, di cui è nominato cittadino onorario nel 1907, al punto che poco dopo acquista il castello di Tizzano Val Parma con l’intenzione di restaurarlo e di abitarlo; del progetto incarica l’amico architetto Cusani, che vi lavora nel 1913-14, ma poi Ximenes deve rinunciare a causa dei troppi impegni che lo obbligano a lunghi soggiorni anche Oltre Oceano.
La statua oggetto del recente vandalismo raffigura «La Battaglia di Legnano», opera composta da Verdi su libretto di Salvatore Cammarano, rappresentata per la prima volta al Teatro Argentina di Roma il 27 gennaio 1849, ed ha una storia che la differenzia un po' dagli altri manufatti. Nel 1913, con le celebrazioni verdiane in corso, viene chiesto a Cusani di presentare ufficialmente il progetto e a Ximenes di modellare una delle statue. È così che la figura del cavaliere con spada, scelta per rappresentare l’opera (forse il personaggio Arrigo, guerriero veronese, interpretato da un tenore, ma c'è chi pensa ad Alberto da Giussano, che però non compare nell’opera), viene collocata sulla facciata, opportunamente decorata secondo l’imperante stile Liberty, della ex Aranciera ducale, destinata ad ospitare la mostra sulla meccanizzazione agricola. La scultura, tuttavia, non riscuote particolari apprezzamenti e, con l’apertura del cantiere del monumento, Ximenes è chiamato a modellarne una variante, poi regolarmente collocata nell’esedra. Il cavaliere, col suo piglio militare, rimane invece al suo posto alla Scuola di Applicazione, ideale riferimento per gli allievi dei corsi che nella vecchia Aranciera hanno la mensa. Poi arrivano i bombardamenti del maggio 1944, che sconvolgono la città e colpiscono duramente anche il Palazzo del Giardino. Al posto della scuola militare giunge la Legione dei Carabinieri e l’Aranciera, da mensa si trasforma in autorimessa. Il cavaliere finisce poi nelle serre e il resto è noto dalle cronache.
Alcune delle statue definitive del monumento, dopo la demolizione, rimangono distrutte, altre vengono poste in salvo all’Arena del Sole di Roccabianca, ma «La Battaglia di Legnano» arrivata qui non è perfettamente identica (è cambiato il modo col quale il soldato tiene la spada, meno statico) a quella rimasta nel Parco Ducale alla mercé dei vandali, che è la prima versione. Gli originali bozzetti di mano dello Ximenes, invece, in buona parte si custodiscono all’Accademia di Belle Arti. Sono venti in tutto, ma tra di essi non c'è il soldatino di Legnano. Presso lo Csac dell’Università di Parma se ne conserva la foto, insieme ad altre lastre dello Studio Vasari di Roma che le aveva impressionate nell’atelier di Ximenes, come a suo tempo pubblicato da Paolo Barbaro. Nel 2001 alcuni dei bozzetti di altra provenienza vennero esposti a Roma al Vittoriano nella mostra dedicata a Verdi patriota e quello dell’Ara centrale è visibile in esposizione permanente, sempre al Vittoriano, presso il Museo del Risorgimento, insieme ad altre opere dello scultore.Il Comune di Parma ha dedicato una strada laterale di via Sidoli a Ettore Ximenes, su proposta di Tiziano Marcheselli, il 20 marzo 1990.
UBALDO DELSANTE
 

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