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Una Scuola delle arti e del disegno

Una Scuola delle arti e del disegno
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 Nel solco di una tradizione parmense nasce a Sala Baganza (apertura in settembre) nella Rocca Sanvitale la Scuola delle arti e del disegno. Un progetto che guarda al passato per aprirsi al presente e al futuro con obiettivo la diffusione e il consolidamento delle conoscenze, pratiche e teoriche, del disegno, come pratica artistica fondamentale e base di applicazione alle più diverse arti. La Scuola che riprende liberamente quello della fiorentina Accademia delle Arti e del Disegno, creata da Cosimo de’ Medici su invito di Giorgio Vasari (1563), «intende occuparsi dell’insegnamento del disegno senza la pretesa di sostituirsi a nessuna delle istituzioni esistenti, ma volendo invece integrare e appoggiare l’esercizio della prima tecnica di rappresentazione in un momento di crisi, equivoco e rinuncia di fronte all’avanzare delle applicazioni legate alla diffusione dell’elettronica», dice uno dei futuri docenti, l’architetto Stefano Cusatelli, nel ripercorrere quella lunga tradizione del territorio che dall’Antelami giunge all’Ottocento ed oltre. 

Avrà sede nella sala-laboratorio del secondo piano della Rocca Sanvitale, fabbrica nata come presidio feudale dei Rossi, ampliata dai Sanvitale e perfezionata dai Farnese e che costituisce, con la Reggia di Colorno uno dei due poli dell’organizzazione rinascimentale e barocca della pianura e della collina del Parmense, che da sempre ha avuto il ruolo di ospitare i membri femminili della corte, cui era tradizionalmente riservata la pratica del disegno. Un’attività che, sotto la guida dei maggiori artisti ducali, aveva seguito e sviluppato, con buoni risultati, la stessa duchessa Maria Luigia e che dunque costituisce per Sala una sorta di tradizione, in ragione della bellezza dei luoghi e del paesaggio.
 Una tradizione, vista come linea che percorre la storia dell’arte e insieme la storia della città e che ha la sua palingenesi nel grande cantiere romanico di Duomo e Battistero, dove è il segreto strumento di costruzione del maestro Benedetto Antelami e insieme il mezzo espressivo di comunicazione dei valori di una civiltà trasposti nelle sculture e nel corredo decorativo. Il suo ruolo permane lungamente in attesa dell’arrivo a Parma dei nuovi duchi Farnese (1545) e affiora nel lavoro d’intarsio ligneo di coro e sacrestia del Duomo e del Battistero dei Lendinara (Bernardino è autore del coro del Battistero), del Bianchino, nell’armadio della Sacrestia dei Consorziati, di Marcantonio Zucchi, nel coro di S. Giovanni Evangelista. Il rinascimento segna il trionfo del disegno attraverso le mani e l’opera dei due massimi artisti parmensi. 
Il Correggio, che diventa parmigiano nelle stanze del Convento di S. Paolo (1519 ca), disegnando uno straordinario rapporto con Mantegna e Leonardo, e sale alle vette delle due cupole di S. Giovanni (1520-24) e del Duomo (1524-); il suo più giovane aiuto, il Parmigianino, che versa il suo meraviglioso talento grafico in disegni prodigiosi, nel pennacchio della cupola di S. Giovanni, nella «stufetta» della Rocca di Fontanellato e nella travagliata vicenda della decorazione della nuova chiesa d’impianto leonardesco della Steccata. Da questi vertici si può parlare a ragione di un disegno parmigiano come di un gusto cortese, un’inclinazione formale, tesa alla celebrazione dei caratteri dolci di un territorio opulento e alla sua rappresentazione su una scena più vasta di quella dei limiti locali.
 È in questo tempo di transizione, destinato a prolungarsi nelle opere della generazione degli allievi, primo fra tutti il Bertoja,che trova campo di applicazione nell’ambientazione di Ariosto e Boiardo nel Palazzo del Giardino, prima dell’arrivo di Agostino Carracci, che l’assestamento del potere e del territorio rendono Sala un punto privilegiato. Qui, oltre la metà del secolo, chiamati da Barbara Sanseverino, sposa di Giberto IV, hanno modo di applicarsi i cremonesi Campi e Baglione, nel Gabinetto dei Cesari, nella Cappella Palatina e nella Sala di Ercole il primo, nei camerini il secondo. Con l’avanzare del Manierismo e del Barocco il compimento dell’organizzazione ducale farnesiana vede il disegno di nuovo nel ruolo centrale di strumento ed espressione, applicato all’impresa del teatro Farnese, disegno architettonico e contenitore di scenografie, ricco di una statuaria effimera che fornirà immagini e materiali per la decorazione dei futuri cantieri di un intero secolo. 
Da qui origina il lavoro di costruttori delle scene d’Europa dei Bibiena e quello dei decoratori parmensi, di cui ricordiamo l’Annunciazione del Barbieri all’ingresso della chiesa dell’Annunziata, e il Sacro Monte in forma di parete della cappella della B.V. di Costantinopoli in San Vitale, di Domenico e Leonardo Reti. Ultimo Farnese, Antonio affida il suo appartamento nell’ala sud-ovest della Rocca a Sebastiano Galeotti che con l’Apoteosi, la dota di una nuova gemma. 
L’uso del disegno si diffonde ormai anche alla schiera dei tecnici, che hanno in Smeraldo Smeraldi e nei suoi lavori topografici di rappresentazione e costruzione della città e del territorio il più illustre dei precedenti e con l’arrivo della nuova dinastia dei Borbone e del nuovo duca Filippo diventa la guida della costruzione di uno stato moderno. Giungono a Parma l’architetto E.A. Petitot e lo scultore J.B. Boudard e viene fondata l’Accademia di Belle Arti di Parma (1752) che con i suoi concorsi assume ruolo d’indirizzo di livello europeo. 
Lo strumento della rappresentazione, come dimostra la magnifica raccolta del conte Alessandro Sanseverini è impiegato oltre che nel campo pittorico e scultoreo, in quello diffuso delle arti applicate, che confermano i loro caratteri specifici d’eccellenza, e più in generale come strumento di identificazione e inventario del reale e delle sue trasformazioni ad opera delle macchine. Petitot e Boudard sono legati a Sala, il primo per aver disegnato il nucleo scomparso del Casino dei Boschi che segna la definitiva conquista del bosco come luogo di villeggiatura e la creazione di una coppia Rocca-Casino, che corrisponde al dualismo territoriale Sala-Colorno; il secondo per avervi trascorso gli ultimi mesi della sua vita di scultore, dopo aver popolato di figure il Giardino Ducale e la Reggia di Colorno. 
La linea tracciata dai francesi diviene a Parma quello stile neoclassico che segna la conquista definitiva di un moderno orizzonte europeo esteso a tutti i campi delle discipline artistiche. Degno interprete ne è Paolo Toschi che nelle sue incisioni d’arte e d’architettura, insieme all’architetto Nicola Bettoli, traccia una linea chiara che unisce pratica, scuola e museo e si palesa nella costruzione della Galleria all’interno della Pilotta. 
Infine volendo invece fissare un termine, che è anche una delle possibili linee d’indirizzo operative, questo si può trovare nella pittura di paesaggio ottocentesca di Carmignani padre e figlio studiati dal maggior critico parmigiano del secondo ‘900, Roberto Tassi. Nel quadro di Giulio «I falò nell’ultima sera di Carnevale sulla Baganza presso Parma» sfumano ancora e così speriamo per la nuova scuola, come lui scrive: «quell’eleganza, quella finezza, quella «grazia», che formano anch’esse tradizione».
 Dal campo della scultura e della figurazione grafica e pittorica proviene Alda Jucci Ugolotti, scultrice. Da quello dell’architettura, della composizione e della progettazione architettonica vengono Aurelio Cortesi e Stefano Cusatelli, architetti. Dall’ambito pittorico e del disegno di figura e di paesaggio giunge Amerigo Gabba, pittore. Dalla grafica per libri e riviste e dalla sua applicazione Alberto Nodolini, grafico. Dalla scenografia teatrale e dalla rappresentazione del paesaggio, infine, arriva Carlo Savi, scenografo i docenti della «nuova» Scuola. Informazioni ed iscrizioni si raccolgono presso l’Ufficio IAT della Rocca di Sala Baganza.
STEFANIA PROVINCIALI
 

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