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Sutherland, la verità oltre l'apparenza

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Stefania Provinciali

Una grande mostra dedicata a Graham Sutherland alla Fondazione Magnani Rocca, la «villa dei capolavori», a Mamiano di Traversetolo, riporta alle lunghe conversazioni a «Casa Magnani» tra il fine collezionista, artefice della preziosa raccolta d’arte, e Roberto Tassi, critico ed amico, che aveva amato ed approfondito nel tempo l’opera di Graham Sutherland (1903-1980). Un legame che rivive oggi non solo nella memoria ma anche nella lettura di una complessa visione creativa che condensa nella natura un pensiero, attraverso « ... immagini che sfruttano l’esteriorità della natura per esprimere l’interno dell’uomo...». La mostra, aperta al pubblico da sabato  fino al 9 dicembre, ripercorre il cammino dell’artista con un’attenta selezione di circa ottanta opere tra dipinti e tecniche miste, provenienti da collezioni private e in parte mai esposti. Una riscoperta poiché da molti anni mancava in Italia una grande rassegna dedicata al pittore londinese. E già nel titolo «Sutherland, l’artista che smascherò la natura» si può leggere la complessità della visione che condensa nella natura l’essenza, l’humus e nel contempo la forza innovativa di uno dei capiscuola della pittura britannica contemporanea assieme all’amico-rivale Francis Bacon le cui diversità creative e spirituali indussero scrittori come Giorgio Soavi a lasciarci brani di grande spessore. Gli esordi di Sutherland risentono degli influssi del neo-romanticismo inglese, ma già dagli anni '30 la sua pittura si carica di una drammaticità che la rende inquietante e visionaria tanto da farla accostare alla corrente surrealista con cui condividerà la Mostra Internazionale del 1936 a Londra. Sutherland sembra collegarsi soprattutto alle fonti primarie del Romanticismo, alla poetica del «sublime» di Blake, ma nella sua declinazione più amara, di un «sublime» negativo espresso attraverso dissonanze cromatiche, segni netti che vanno ad infrangersi dove tutto appare «dramma e lacerazione», anche in conseguenza dell’esperienza della guerra. Dal 1940 al 1945 viene, infatti, incaricato ufficialmente di testimoniare in pittura gli orrori del conflitto come «artista di guerra» insieme a Moore e Nash, realizzando quelle tecniche miste, le serie delle «devastations» e delle «furnaces» di gran forza visiva. L'impegno lo distoglie momentaneamente dal primario interesse per la natura, in virtù del quale si autodefinisce erede spirituale di John Constable. Ma Sutherland avverte sempre quanto le forme naturali che appaiono ai nostri occhi avidi di bellezza altro non sono che abbagli emotivi, ricostruzioni mentali imposte da un bisogno di sicurezza; analizzando le forme, ne riconosce il senso ambiguo, disturbante, crudele, ma ponendole in contrasto con l’intensità e a volte con la dolcezza cromatica, ne sa estrarre tutta la poesia e il dramma, con una stratificazione grafica e cromatica e una complessità formale che gli consentono di dar vita a un immaginario surreale a volte cupo, a volte fantastico. Ma non fu solo la natura a «segnare» lo spirito dell’artista se per natura si intende il paesaggio come «Poised Forma in a Landscape» del 1969; è alla natura che sempre ritorna per quella sua certezza che le divisioni tra i regni vegetale, animale, minerale, filtrate altro non siano se non definizioni di una stessa materia di vita, tutto è connotato dal medesimo senso di arcaica e arcana indifferenziazione. «Indagare la natura, studiarne le leggi di crescita, trarne visioni provenienti dal centro dell’ardente cuore», scriveva Ruskin, frase quanto mai emblematica per definire l’idea di una esteriorità della natura e delle cose che gli occhi umani leggono attraverso la propria interiorità restituendoci, nel caso dell’artista opere da guardare dal di dentro del segno, del colore, delle trame. Diverse furono le tematiche affrontate con questo spirito. Tra i ritratti celebre fu quello Winston Churchill, di cui alla Magnani Rocca sarà esposto lo studio preparatorio del 1954. Realizzato come quello di altri aristocratici non per adulazione ma per cogliere nelle fattezze umane i segni organici dell’esercizio di una strenua volontà di successo e potenza, spesso con pennello inesorabile, fu subito «odiato» dalla moglie di Churchill che turbata, lo distrusse. Il pittore aveva compreso il dentro e il fuori di una rappresentazione che andava ormai oltre la forma con una forza inesorabile d’interpretazione. La mostra, a cura di Stefano Roffi, è corredata da un ampio catalogo, (in vendita con la Gazzetta di Parma da martedì a 16,80 più il prezzo del quotidiano), arricchito da un saggio di Martin Hammer, attualmente il più accreditato studioso internazionale dell’artista. Fondazione Cariparma e Cariparma Crédit Agricole ne sono i mecenati accanto ad un pool di sponsor tecnici.
 

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