Arte-Cultura

Un archeo-blogger svela i "misteri" dell'antica Parma con le mappe on line

Un archeo-blogger svela i "misteri" dell'antica Parma con le mappe on line
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Andrea Violi

Gli antichi ci "parlano" attraverso ciò che hanno lasciato, ma oggi anche attraverso internet. Frammenti di ossa, pezzi di palafitte, antiche mura o intere necropoli possono trovarsi sotto terra. Anche a Parma e nelle sue campagne. Per sapere qualcosa in più, può bastare un clic. Ma se i reperti si “scavano” su internet, cosa può nascere? Ad esempio, un “archeo-blog”, un sito dove la passione per il lavoro archeologico si sposa la tecnologia. Cartine interattive, fotogallery e contenuti multimediali vari possono aiutare a saperne di più sul passato di Parma.
Questo tipo di divulgazione è una delle passioni di Giulio Bigliardi, 33enne archeologo parmigiano che da un paio d'anni lavora all'Università di Siena. Fra il 2006 e il 2010 Bigliardi ha realizzato una mappa dei ritrovamenti archeologici nel territorio comunale di Parma (da San Prospero a Fraore, da Gaione a Botteghino). Partendo da quell'esperienza, Bigliardi ha iniziato a creare mappe interattive sui ritrovamenti degli ultimi anni. Quelle del Neolitico sono on line ma nel tempo il giovane professionista conta di realizzare anche quelle di Eneolitico, Età del Bronzo ed Età del Ferro.
Il blog è all'indirizzo www.archeologia.parma.it e si intitola «Archeoparma» (da non confondere con l'associazione culturale Arkheoparma). Oltre alle mappe create da Bigliardi, ci sono foto di reperti parmigiani: da mura vicino a Ponte Caprazucca a reperti in Borgo San Biagio, da una statuetta trovata a Vicofertile a una pavimentazione in via Cavestro. Il sito propone anche una pagina con articoli e saggi leggibili on line e un il link biblio-Archeo, una funzione per fare ricerche bibliografiche sul web su temi archeologici. 

Giulio Bigliardi spiega a Gazzettadiparma.it come è nata l'idea di un sito con mappe e altri contenuti interattivi sull'archeologia, quello che possiamo ribattezzare un “archeo-blog”.

Archeologia.parma.it è il sito di un'associazione?
No, in realtà è un sito personale. L'idea iniziale era di arrivare a un gruppo ma non lo è mai diventato. Ho lavorato a Parma però poi mi sono trasferito. Ora vivo a Parma saltuariamente. Questo sito, quasi un blog, è nato da un lavoro di ricerca: una carta archeologica informatizzata del territorio di Parma. Un lavoro commissionato dal Comune ma poi rimasto nel cassetto. Negli anni scorsi ho raccolto un'enorme mole di dati: con la collaborazione della Sovrintendenza e del Museo Archeologico Nazionale, avevo posizionato tutti i rinvenimenti archeologici. On line si trovano poche informazioni su Parma archeologica, così ho avuto l'idea di creare un sito in cui mettere i dati a disposizione degli appassionati. Sto inserendo piccole guide e altre cose più elaborate.

Lei si è laureato a Parma?
Sì, mi sono laureato in Archeologia a Parma, poi ho fatto il dottorato all'Università di Siena, dove adesso lavoro. A Parma ho lavorato per 6 anni come archeologo, ad esempio su cantieri. Poi ho avuto la fortuna di vincere una borsa di studio all'Università  (nel 2010, ndr) e mi sono trasferito a Siena. Comunque ho messo on line solo una parte dei dati di cui dispongo: quelli della parte romana e medievale... devo trovare il tempo di inserirli! Il sito è on line dal 2011 e per 6 mesi ho lavorato "a tempo perso" alla nuova versione (messa on line a inizio settembre, ndr).

A Parma ha lavorato come archeologo: cosa faceva, di preciso?
Quando si costruisce qualcosa ci sono società che intervengono (per i rilievi di "archeologia di emergenza", ndr): ho lavorato sul territorio fino al 2010.

Entriamo nel dettaglio del progetto realizzato per il Comune.
Nel 2006 è stato l'assessorato ai Lavori pubblici a pagarmi per fare il censimento dei ritrovamenti e la carta archeologica. Una volta consegnato il lavoro nel 2008, la giunta era cambiata (da Ubaldi a Vignali, ndr) e alla fine il mio lavoro, pronto per essere usato, è rimasto chiuso in un cassetto. Chissà che con la nuova amministrazione non si riesca a riprendere in mano la questione... E' una banca dati di un migliaio di ritrovamenti. E' consultabile solamente al Museo archeologico nazionale, dove hanno una copia cartacea.

Lei dice che il Comune, nel 2008, non ha completato il progetto: ha chiesto spiegazioni? Che cosa le è stato detto?
Ho avuto contatti con alcuni tecnici del Comune. All'inizio l'idea era di inserire la carta nel Piano strutturale comunale ma c'era l'esigenza di aggiornarlo nel tempo. Per questo non c'erano i soldi, è stato detto. Il progetto è stato presentato con una conferenza stampa all'inizio, ma non alla sua conclusione.

Per utilizzare la sua mappatura però bisognerebbe già aggiornare i dati...
Sì, ho continuato a lavorarci per finire il dottorato ma la carta è aggiornata all'inizio del 2010. Gli addetti ai lavori sanno che esiste questo progetto, che sarebbe utile, ad esempio, a chi deve costruire, per conoscere il rischio archeologico (una valutazione che all'occorrenza va pagata a privati, ndr).

Quando ha lavorato come archeologo a Parma, che cosa ha trovato?
Mi è capitato di lavorare in contesti molto interessanti, come la necropoli su via Traversetolo, o sulla tangenziale nella zona di via Spezia (c'era un insediamento dell'età del rame).

In generale, da archeologo professionista, cosa pensa dell'attività dei gruppi archeologici, composti perlopiù da appassionati?
Il discorso è un po' complesso... I gruppi archeologici, che si limitano a ricerche sul territorio, in certi casi sono utili: sono persone con tempo a disposizione e aiutano a tenere sotto controllo il territorio. Per quanto riguarda l'archeologia d'emergenza e l'archeologia preventiva (come gli interventi in cantieri e simili, ndr), la figura dominante dev'essere quella dell'archeologo, anche se non sempre accade. Bisogna tenere distinti i due ambiti. La legislazione non è precisa, in questo senso: penso che la laurea dovrebbe essere il requisito minimo per lavorare su uno scavo. Ci si sta battendo a livello nazionale per il riconoscimento della figura professionale dell'archeologo ma non esiste un vero e proprio Ordine.

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