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Archeo-volontari al lavoro fra scuole e campi arati. A Sant'Ilario c'è un villaggio da studiare ma la crisi mette i bastoni fra le ruote

Archeo-volontari al lavoro fra scuole e campi arati. A Sant'Ilario c'è un villaggio da studiare ma la crisi mette i bastoni fra le ruote
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Andrea Violi

La crisi mette i bastoni fra le ruote anche ai nostri antenati. Basterebbero 10mila euro e pochi mesi di lavoro per completare gli scavi di un villaggio dell'Età del Bronzo, individuato a Sant'Ilario d'Enza in un'area del Comune. Ma non ci sono soldi per pagare l'archeologo e le spese dell'intervento. Che deve aspettare tempi migliori. 
Recuperare e sistemare l'antico villaggio di Sant'Ilario è uno dei «sogni» di Silvio Incerti, ottico per professione e cercatore di reperti per passione. Incerti ha 65 anni e da quando era ragazzo è appassionato di archeologia: nel 1970 ha fondato, con altre persone, il Gruppo archeologico di Sant'Ilario. Negli anni l'associazione di volontariato si è allargata: dal 2007 si chiama Gruppo archeologico Val d'Enza, avendo “inglobato” i sodalizi di Montecchio e Sorbolo. Una quarantina di soci in tutto,  persone con le professioni più diverse: insegnanti, operai, commercianti, anche un geologo.
I gruppi archeologici sono composti da volontari, che fanno ricerche sulla superficie (solo gli archeologi qualificati sono autorizzati a condurre scavi) e attività di tipo ludico e didattico. Gazzettadiparma.it ha incontrato Silvio Incerti nella sede santilariese, al centro culturale Mavarta. Una stanza-laboratorio fra reperti in mostra, fotografie di importanti ritrovamenti e riproduzioni di antichi oggetti d'uso comune. E uscendo, non si può evitare la copia di una “Grida” del Ducato di Parma del 1743.
Assieme all'associata Mariuccia Capelli, il presidente spiega l'attività del gruppo Val d'Enza, le cui sedi sono aperte a chiunque volesse andare a trovare i volontari: il lunedì a Montecchio, il giovedì a Sant'Ilario d'Enza, il venerdì a Sorbolo, sempre a partire dalle 21.
Ogni paese è autonomo ma tutti fanno capo a Sant'Ilario. La sezione sorbolese è intitolata a Caio Decimio, personaggio dell'Antica Roma il cui sarcofago fu trovato a Ramoscello di Sorbolo nel 1686. Spiega Silvio Incerti: «L'allargamento ha reso più lustro a tutto il gruppo, i cui membri sono riconosciuti e possono muoversi più liberamente».

Incerti entra nei dettagli a tambur battente, soffermandosi su aneddoti e ricordi. La sua passione per questa materia è palpabile e rispecchia probabilmente quella degli altri "colleghi" volontari, che svolgono diverse attività.

1) LA RICERCA DI SUPERFICIE. Quando i contadini arano i campi possono affiorare oggetti di varie epoche. Nella zona di Sant'Ilario d'Enza è relativamente facile trovare frammenti di epoca romana e ceramiche di Medioevo e Rinascimento. I volontari vanno nei campi a caccia di reperti: quando ne trovano, li schedano e li raccolgono, classificandoli in base al terreno (indicato con un codice). «Cerchiamo di essere educati e discreti - spiegano Incerti e la Capelli -. Capita che qualche proprietario non voglia gente nei suoi campi: a quel punto, ce ne andiamo». Con i "tombaroli" che girano anche in Emilia - sebbene forse il fenomeno sia meno marcato rispetto ad altre zone, come l'Italia centrale - può capitare che qualcuno scambi volontari di gruppi archeologici per malintenzionati o comunque per gente che voglia tenere i reperti per sé... «Siamo riconoscibili, abbiamo un tesserino, e i nostri nomi sono noti anche ai carabinieri - spiega Incerti -. Stando in un gruppo come questo si comprende ancora di più l'importanza di mettere i reperti a disposizione di tutti».

2) I “CONTROLLI” NEI CANTIERI. Certo, non è possibile entrare liberamente in un cantiere però c'è chi dà un'occhiata da fuori, attraverso le reti, per capire se qualcuno abbia “dimenticato” reperti nei mucchi di terra che sta muovendo.

3) AIUTANTI DEGLI ARCHEOLOGI. «A volte i volontari partecipano agli scavi, limitatamente alle nostre competenze - dicono Incerti e la Capelli -. Quando accade, noi volontari in pratica facciamo manovalanza. In certi periodi ci sono più restrizioni, i volontari non sono ben accetti negli scavi. Ma ora, con la crisi, ci stanno riscoprendo...». Sulle pareti della sede santilariese non mancano le foto che testimoniano i risultati: oggetti, resti di edifici e di strade di età etrusca e romana, riportati alla luce con la collaborazione dei volontari.

4) LABORATORI PER BAMBINI E CONFERENZE. Un'attività classica dei gruppi archeologici è l'organizzazione di conferenze: il programma 2012-2013 del gruppo Val d'Enza sarà pronto per fine settembre. Ma fra le iniziative che più appassionano i volontari ci sono i laboratori (didattici e ludici) per i bambini del paese, che sia Montecchio, Sant'Ilario o Sorbolo. Non appena inizia l'intervista, Silvio Incerti parla subito dei bambini: «Andiamo a parlare nelle scuole oppure li portiamo nel nostro laboratorio, dove toccano il materiale didattico e piccoli oggetti ritrovati, come cocci di anfore, pezzi di manufatti romani e così via. I bimbi si rendono conto che dopo 2mila anni calpestano il terreno che calpestavano i Romani. Possono costruire oggetti come si faceva nell'antichità (Incerti e la Capelli mostrano un arco, frecce con la punta in pietra levigata e asce, ndr). Capita che li portiamo nell'Enza, cercano i ciottoli adatti per essere modellati e poi costruiscono. Quando abbiamo parlato dei metalli, un nostro volontario ha messo a disposizione l'occorrente per mostrare la fusione».

TRA FONDI SCARSI E QUALCHE SOGNO. Insomma, a sentire Incerti, il gruppo archeologico Val d'Enza è soddisfatto del proprio lavoro, specialmente della risposta che le scuole danno alle attività formative.
All'associazione ci si iscrive con 30 euro, che servono per spese ordinarie e assicurazione. Ma in un periodo come questo, il problema della scarsità di fondi non risparmia nessuno. Nemmeno chi fa "archeo-volontariato", che però non dispera.
Uno dei "sogni" che Incerti coltiva, come appassionato di storia e archeologia, è completare gli scavi di un villaggio dell'Età del Bronzo: i primi resti sono venuti alla luce inaspettatamente nel 2004 a Sant'Ilario, paese che - in un'area diversa - vanta anche una necropoli. Se si trovasse uno sponsor, si potrebbero pagare gli archeologi, che avrebbero l'aiuto dei volontari del gruppo "Val d'Enza" e nel giro forse di due mesi si potrebbero avere notizie in più sulla storia antica dell'area fra Reggiano e Parmense. Non è facile di questi tempi, ma la "caccia" ai finanziamenti non è chiusa.

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