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Quattro stagioni e una vita. Raccontate sulla carta da formaggio

Quattro stagioni e una vita. Raccontate sulla carta da formaggio
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Anna Folli

In tempi di eBook e di self-publishing, un volume come «Il sole e la neve» può sembrare un elegante anacronismo. In realtà il libro scritto da Luigi Alfieri e illustrato da Enrico Robusti per Fermoeditore (trecento copie numerate) è la preziosa dimostrazione di come il futuro dell’editoria sarà forse legato a operazioni di segno opposto solo apparentemente inconciliabili. Da un lato libri incorporei, che non si possono sfogliare, ma solo leggere in video. Dall’altro volumi raffinatissimi, che per la loro unicità sono delle vere e proprie opere d’arte da toccare e da amare. Ed è questo il caso di «Il sole e la neve» in cui ogni particolare della confezione editoriale, in apparenza rustica ma in realtà estremamente ricercata, corrisponde al suo contenuto tematico ed espressivo. Più che raccontare una storia, nel suo libro Luigi Alfieri vuole far rivivere un mondo e un’età di cui, a meno di cinquant’anni di distanza, si stanno già perdendo le tracce. Lo fa attraverso gli occhi incantati del bambino che vive nella campagna emiliana, in un luogo immaginario, tra Parma e le pendici degli Appennini. La sua vita è scandita dallo scorrere dei mesi: il suo racconto inizia a giugno, con la fine delle scuole, e termina esattamente un anno dopo. Lo svolgersi del tempo e delle stagioni è uno dei temi fondamentali di «Il sole e la neve»: «La strada per tornare a casa da scuola – racconta il piccolo protagonista – era sempre la stessa ma ogni volta diversa. I profumi e i colori cambiavano di giorno in giorno». Di quei colori e di quei profumi si nutre ogni pagina del libro: il verde limpido delle acque del torrente Baganza, la luce di sodio del pomeriggio estivo, quando il sole si faceva arancione, poi indaco, poi violetto, il grigio denso del cielo di dicembre che ha la stessa tonalità della carta vetrata. E poi il profumo del trifoglio a primavera e gli aromi che si addensano nella cucina, unico e incontrastato regno delle donne. Ogni capitolo vive di questa attenzione sensibile al mondo, di questo legame inscindibile con la natura che diventa protagonista assoluta della narrazione. Nel ricordo, anche i lavori nei campi assumono una dimensione epica: il trattore rosso e potente appare al bambino come la macchina più bella del mondo, mentre la trebbiatrice è «una pantera che si prepara al balzo». Ed epica è anche la galleria di personaggi che popolano il racconto. Benché l'autore avverta che ognuno di essi è frutto della sua fantasia (così come gli episodi raccontati) li delinea con pochi tratti sicuri in modo da farli apparire reali: Ciccio, pigro e lento come se avesse una moviola nel cervello, Aurelio, che vende elastici e mutande ma si sente un poeta e riempie decine di block-notes di rime baciate, la signora Pina, ancora bellissima a ottant’anni, con grandi occhi azzurri che da cinquant’anni incatenano il cuore del fedele fidanzato. Ma soprattutto la figura saggia e generosa del padre che pian piano diventa figura principale: una sera di aprile, va a casa del cognato e senza troppe parole, tra una fetta di salame e l’altra, lo salva dai debiti firmando sulla parola un assegno con tanti zeri. Alla sua morte, che segna la fine di un’epoca felice (e del libro), l’autore dedica poche righe che si scolpiscono nel cuore del lettore, come le semplici e struggenti parole della madre, pronunciate sulla strada dell’orto: «Adesso dobbiamo imparare a vivere da soli io e te. Era gonfia di pianto ma non versò una lacrima». In quell’estrema riservatezza c’è l’essenza di quel mondo contadino che sapeva accettare la morte come la vita. Da lì, forse, nasce la sensibilità speciale di un bambino che nelle notti di settembre, quando il cielo ha il colore del cobalto, si sdraiava con la schiena appoggiata sulla terra ancora calda di sole e guardava le stelle. Molti anni dopo quello stesso bambino ritrova il filo dei ricordi per rivivere emozioni che non sono mai andate perdute. Un classico Tutti davanti al televisore per Braccobaldo: è «la Tv dei ragazzi».

 

La presentazione domenica 30 settembre alle 17 nel corso di una festa sull'aia al Museo Gautelli

Tutte le informazioni sul libro sul sito www.ilsoleelaneve.com

 

 

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