Arte-Cultura

E la Chiesa si aprì al mondo

E la Chiesa si aprì al mondo
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di Umberto Squarcia

La mattina di quell’11 ottobre 1962 , 50 anni fa, all’interno della Basilica di San Pietro, davanti a 2.500 tra cardinali, patriarchi , vescovi da tutti i continenti, collegato via radio a tutto il mondo, Giovanni XXIII apriva il Concilio Vaticano II con le parole Gaudet Mater Ecclesia:  «La Chiesa gioisce e si rallegra e si presenta al mondo quale è e vuole essere, la Chiesa di tutti e particolarmente la Chiesa dei poveri».  Aprendo il Concilio il Papa dichiarava che il fine principale di esso era di custodire e di insegnare in forma più efficace il deposito della dottrina cristiana:  «Questa dottrina certa ed immutabile, fedelmente rispettata, deve essere approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo». Il Concilio Vaticano II voluto da un Papa già  vegliardo veniva solennemente iniziato. Papa Giovanni in seguito soleva dire che il Concilio non l’aveva inventato lui, l’aveva inventato lo Spirito Santo e lui si riteneva soltanto l’assistente dello Spirito Santo. In questo anno cinquantesimo dalla apertura del Concilio numerose pubblicazioni sono uscite per celebrare questo evento storico che ha segnato il futuro della Chiesa e del mondo. Tra queste  «Il futuro del Concilio. I documenti del Vaticano II: un tesoro da riscoprire» (Effata Editrice, 2012, pag. 140,  euro 10,00) che ripropone i Documenti Conciliari , il loro significato e valore. Il volume raccoglie per ciascuna delle Costituzioni, Dichiarazioni e Decreti (sono 16 in tutto i Documenti) i contributi degli autori (Giuseppe Militello, Roberto Repole, Paolo Gheda, Paolo Tomatis, Marco Tosatti, Maria Teresa Pontara Pederiva, Giacomo Galeazzi, Andrea Tornielli, Fabrizio Mastrofini, Luis Badilla Morales, Marco Ronconi, Gabriele Corini, Serena Sartini, Gianni Gennari, Gian Mario Gillio, Giorgio Bernardelli, Giovanni Ferrò) che ripropongono e commentano i testi conciliari. Nella Introduzione  Raniero La Valle richiama le tre grandi questioni che erano state poste nel determinare il nuovo rapporto tra Chiesa ed età moderna.
La relazione tra fede e scienze moderne, il rapporto tra Chiesa e Stato moderno, il rapporto tra fede cristiana e religioni nel mondo:  «Sono tematiche che comportano una rinnovata riflessione antropologica, che investono nel profondo l’identità della Chiesa nel mondo e sulle quali la Chiesa dell’Ottocento e di Pio IX aveva preso posizioni radicalmente opposte, rispetto al Vaticano II».  La Chiesa del Concilio facendo suo con il Decreto sulla libertà religiosa  un principio essenziale dello Stato moderno ha ripreso il patrimonio più  profondo della Chiesa: «In quel patrimonio è  insito il concetto che la libertà  è il segno privilegiato dell’immagine di Dio nell’uomo». Ma questo vuol dire, continua La Valle che i lumi del «secolo dei lumi»  non erano antagonisti né alternativi ai lumi di cui parlerà  il Concilio Vaticano II quando dirà: Lumen Christi, Lumen Ecclesiae, Lumen Gentium. Poi c’è  il mistero del male che rimane oscuro, ma il Concilio nel trasmettere il messaggio di fede, citando il Siracide «Dio ha messo l’uomo in mano al suo consiglio», proclama che l’uomo può  prendere in mano la storia e sanarla.  La libertà e l’autonomia umana riguarda gli uomini come tali, prima di ogni loro distinzione perché «con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è  unito in certo modo ad ogni uomo» (Gaudium et Spes , 22 ) pur nella varietà  delle religioni, lingue, culture.  
«La riconciliazione della Chiesa con l’età moderna, conclude La Valle, è stata dunque una riconciliazione con l’uomo, non solo con gli uomini e le donne di questo tempo, ma di tutti i tempi». Il Concilio Vaticano II ha aperto un grande discorso sull’uomo, immagine di Dio, sulla rinnovata speranza nell’amore universale di Dio per tutti gli esseri umani. Tutti, non molti. Sulla salvezza di tutti gli uomini di buona volontà. Verso sera di quell’11 Ottobre Piazza San Pietro era gremita di fedeli che a gran voce invocavano il Papa. Giovanni XXIII si affacciò alla finestra e disse le parole che sono ricordate come il Discorso alla luna: «Cari figlioli, sento le vostre voci, la mia è  una voce sola ma riassume la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è  rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera a guardare a questo spettacolo. La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello diventato padre per volontà di nostro Signore. Ma tutto è  grazia di Dio!  Tornando a casa troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore di tristezza e amarezza».  «Cinquant'anni sono solo le prime ore del giorno» conclude La Valle. Tocca ai discepoli di oggi, tocca a quanti possono trasmettere il messaggio ai discepoli di domani, attraversare il giorno. 
Il futuro del concilioEffata editrice, pag. 140, 10,00
 

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